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Lippi e Duomo, 500mila visitatori in sette anni

In sette anni, dalla fine dei lavori di restauro che hanno restituito gli affreschi del Lippi alla città, quasi 500mila turisti sono entrati in duomo per una visita. La data di inizio è il 5 maggio 2007, il giorno nel quale Prato ha scoperto la propria vocazione turistica mostrando, con orgoglio, la danza della Salomè con tutta la bellezza del ciclo pittorico di Filippo Lippi nella cappella dell’altar maggiore.

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La Salomè, particolare

In sette anni, dalla fine dei lavori di restauro che hanno restituito gli affreschi del Lippi alla città, quasi 500mila turisti sono entrati in duomo per una visita. La data di inizio è il 5 maggio 2007, il giorno nel quale Prato ha scoperto la propria vocazione turistica mostrando, con orgoglio, la danza della Salomè con tutta la bellezza del ciclo pittorico di Filippo Lippi nella cappella dell’altar maggiore.
Poco prima dei venti di crisi che hanno colpito il distretto tessile e reso attuale la tanto auspicata «diversificazione» in altri settori, Prato si è ricordata delle sue bellezze e ha iniziato a metterle in mostra cercando di attirare turisti dall’Italia e dal mondo.
In questi anni, nei quali Palazzo Pretorio era chiuso per restauri - ha riaperto nell’ottobre 2013 - i dati numerici delle visite agli affreschi del Lippi hanno rappresentato e rappresentano il termometro per misurare la nostra identità turistica. Da questo speciale punto di osservazione risulta che il turista che viene a Prato per motivi culturali, sia italiano che straniero, viene per vedere a colpo sicuro il Lippi e non soggiorna in città.

Vediamo i dati nel dettaglio. Nel 2014, i biglietti staccati, per accedere alla cappella maggiore e vedere da vicino le storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, sono stati più di 15mila. L’anno precedente hanno sfiorato le 20mila unità. «Nel 2013, con la mostra "Da Donatello a Lippi" allestita a Palazzo Pretorio abbiamo registrato uno dei nostri record, secondo solo all’anno dell’inaugurazione dei lavori di restauro», spiega Lorenzo Caccioli che per conto dell’Opera del Duomo segue la biglietteria e l’organizzazione delle visite in cattedrale. «Possiamo dire che tutta Prato ha beneficiato del grande evento al Pretorio, - aggiunge - quando c’è qualcosa che attira, la gente viene a Prato e ci rimane perché scopre che ci sono anche altre cose di grande interesse». Il genio di Lippi piace e lo confermano i numeri del 2015 che, al 19 aprile, fanno registrare già 4.288 biglietti venduti (lo scorso anno, con la mostra sul Rinascimento al suo culmine nel mese di gennaio, furono 5.300, solo mille in più). Altro dato interessante riguarda i dati che si riferiscono a coloro che sono entrati in chiesa solo per ammirare il Lippi senza acquistare un biglietto cumulativo con il Pretorio. Ebbene, lo scorso anno sono stati 11.317 contro i 10.779 dell’anno precedente, quello della grande mostra. «A conferma che la cattedrale e i suoi affreschi sono l’attrattiva principale della città», afferma Caciolli.
Oltre a coloro che pagano il biglietti ce ne sono tanti che beneficiano dell’ingresso omaggio - guide, giornalisti, sacerdoti e bambini fino a dieci anni - e moltissimi che entrano in duomo senza salire gli scalini della cappella maggiore. «Noi contiamo tutti gli ingressi - dice ancora Caciolli - e secondo i nostri calcoli il totale dei visitatori è stato di 39mila presenze nel 2014 a fronte delle 54mila del 2013». Da qui il numero di 500mila in sette anni.
Tra i paganti il turista tipo è l’appassionato, colui che da solo o in coppia o con la famiglia viene a Prato con l’intenzione di vedere gli affreschi, considerati tra i capolavori del Rinascimento. «Tanti anche gli studenti e i ricercatori universitari», sottolineano dall’Opera del Duomo. Un turismo medio alto insomma, metà italiano e metà straniero. Tedeschi, francesi e inglesi rappresentano le tre provenienze più frequenti, solitamente sono tra i mille e i 1.500 per nazionalità. Poi a ruota ci sono spagnoli, olandesi e russi e infine una terza fascia composta da giapponesi, austriaci, statunitensi e polacchi.

Alcune criticità. «Da quando l’ufficio informazioni è stato spostato da Palazzo Vestri in piazza Duomo a piazza Buonamici, i turisti sono un po’ persi, probabilmente perché risulta meno visibile - osserva Caciolli - e così le persone si rivolgono alla nostra biglietteria per sapere cos’altro vedere, in molti casi siamo noi che li mandiamo a Palazzo Pretorio, e ci chiedono anche dove mangiare. Sono pochi coloro che ci chiedono dove dormire, Prato è una tappa del loro viaggio in Toscana». Secondo il coordinatore dell’accoglienza turistica in cattedrale «servirebbe un punto informazioni visibile e ben segnalato e poi alcuni servizi, come per esempio i bagni pubblici, sono infatti molti coloro che usano il gabinetto della sacrestia». Che dicono di Prato? «Tutti rimangono estasiati, dicono "wonderfull", "bellissima", anche se non capitano qui per caso nessuno si aspetta una cattedrale e una città così belle».

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