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Mons. Galantino «Papa Francesco ringrazierà Prato per l'accoglienza ai migranti»

Il Papa ringrazierà Prato per quello che sta facendo nell’accoglienza dei migranti». Lo ha affermato mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ai microfoni di Tv Prato. La breve intervista, che riproduciamo, è stata rilasciata nella serata di apertura del convegno pastorale diocesano, martedì 15 settembre, nella chiesa di San Francesco.

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mons. Galantino intervistato da Tv Prato

Il Papa ringrazierà Prato per quello che sta facendo nell’accoglienza dei migranti». Lo ha affermato mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, ai microfoni di Tv Prato. La breve intervista, che riproduciamo, è stata rilasciata nella serata di apertura del convegno pastorale diocesano, martedì 15 settembre, nella chiesa di San Francesco.
Eccellenza, tre grandi appuntamenti attendono la Chiesa: il Sinodo della Famiglia, il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze e infine il Giubileo della Misericordia. Grandi impegni, come orientarsi?
«Penso che il Santo padre ci stia dicendo come orientarci: per metterci alla ricerca di quello che il Signore vuole da ciascuno di noi, dalle nostre realtà, dalla Chiesa. L’atteggiamento con il quale dobbiamo porci è quello dell’ascolto: un ascolto da strutturare con quello che il Papa chiama “lo stile sinodale”. Sia il sinodo, sia l’anno giubilare, sia il convegno devono essere luoghi in cui prima di tutto ascoltiamo il Signore e poi ci ascoltiamo tra di noi, in modo che la Parola che Lui ci dà, le domande che Lui ci pone possano essere condivise. E in modo che le risposte siano risposte concrete, che vadano nella direzione giusta».
Proprio in occasione del Convegno ecclesiale Papa Francesco farà sosta a Prato, il 10 novembre. Perché questa scelta?
«Prato rappresenta una sorta di straordinario e positivo laboratorio, e non soltanto per le numerose nazionalità presenti. In questo senso, la città è il luogo in cui tanti migranti, con i loro problemi e le loro speranze, vivono l’esperienza dell’accoglienza cristiana. E allora credo che Papa Bergoglio voglia dire “grazie” per questa accoglienza e per questo esempio, che Prato dà a tutti noi. Dall’altro lato, poi, il Pontefice vuole che i problemi - perché quando si parla di accoglienza, si parla anche di problemi - rappresentino un’esperienza per invitare tutti a fissare il nostro sguardo su queste persone, sulle storie che la loro presenza innesca, per poter poi leggere tutto alla luce del Vangelo».
Lei ha definito la visita del Papa come “la porta d’ingresso al Convegno ecclesiale di Firenze”: in che senso?
«Ne sono convinto, perché il Papa viene in una città come Prato, che presenta caratteristiche abbastanza uniche nel panorama nazionale. Il fatto che Francesco visiti una città con una presenza multietnica forte, con un grande attaccamento al lavoro, vissuto a volte in maniera drammatica vuole proprio dire ai membri della Chiesa italiana che si riunisce al Convegno di Firenze: “Non perdete di vista queste realtà, lasciate che diventino la cifra interpretativa con la quale vi ritrovate insieme a riflettere sul nuovo Umanesimo che Cristo è capace di innescare. Guardate a queste realtà in cui ci sono tanti umanesimi negati: in Cristo dovete impegnarvi, a partire da qui, per farli diventare umanesimi riusciti”».
Lei ha chiamato Prato “città laboratorio”. È una città di frontiera per l’immigrazione. Al convegno diocesano parliamo di misericordia: come coniugare misericordia, giustizia e legalità?
«Innanzitutto abbandonando qualsiasi atteggiamento superficiale, che segue lo slogan “Accogliamo tutti, apriamo tutto”. La Chiesa ha ben presente - e non da oggi - che l’accoglienza richiede preparazione, intensa partecipazione, capacità di saper coniugare l’accoglienza stessa con i problemi della nostra nazione. Ci sono realtà che da sempre la Chiesa sostiene e che non si raccontano. In questo senso, chi fa accoglienza da sempre è consapevole che si deve aprire il cuore, ma in maniera tale che nessuno abbia a soffrire di questo flusso di migranti. Ma, attenzione, perché credo che si debba recuperare un atteggiamento evangelico, che da una parte ci invita alla prudenza, ma dall’altra ci ricorda che la prudenza non si deve trasformare in egoismo o voglia di difendere i propri interessi. Quello sarebbe il serio problema».

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