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Nuovo ospedale: una rivoluzione a metà

Molte le criticità che permangono a un anno dall'inaugurazione. Aumentano gli «standard alberghieri» con stanze doppie e bagno in camera. Ci sono migliori strumentazioni e nuove tecnologie. Occupati il 98% dei letti mentre l’ottimale è 85%. Chiuderà il presidio di San Paolo e quello di via Roma riduce le attività.

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L'ospedale Santo Stefano

Moderno e tecnologico, ma con alcuni limiti strutturali e senza il necessario potenziamento dei servizi territoriali. Un anno dopo l’inaugurazione, è tempo di bilanci per il nuovo ospedale di Prato. Un’opera che ha rivoluzionato il modo di lavorare di medici e infermieri - addio ai vecchi reparti, degenze almeno sulla carta più brevi, per i pazienti «acuti» -, che ha migliorato alcune strumentazioni e tecnologie e aumentato gli standard alberghieri (stanze doppie e bagno in camera), ma che ha anche manifestato diverse lacune strutturali. Chi si rivolge al pronto soccorso e necessita di un ricovero sconta la cronica mancanza di posti letto - come peraltro era stato paventato da più parti negli anni scorsi - occupati nel 98% dei casi. «È vero che, rispetto al passato, alcuni interventi si fanno in day hospital e che ancora si aspetta il potenziamento delle risposte territoriali, ma l’ospedale Santo Stefano è troppo piccolo - afferma Fabio Baldi, presidente del Centro Diritti del Malato -. Al Misericordia e Dolce nel 2001 i posti letto erano 785 e i dipendenti erano 1781. Oggi, al Santo Stefano i posti sono 540 e i dipendenti 2661. Ma nel frattempo la popolazione è aumentata e c’è anche una componente di immigrati che non figurano tra i residenti». Baldi cita il regolamento sugli standard ospedalieri approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, nell’ambito della spending review, un documento preso più volte a riferimento anche dall’ex assessore e presidente della Società della Salute, Dante Mondanelli, che denunciava anche il problema delle quote sanitarie non riconosciute dalla Regione per gli immigrati non censiti.
«Lo standard fissato a livello nazionale è di 3,7 posti letto ospedalieri ogni mille residenti, di cui 3 per acuti ospedalieri e 0,7 per lungodegenze o cure intermedie - spiega Baldi -. All’ospedale Santo Stefano questo rapporto è di 2,43 letti ogni 1000 cittadini. Significa che occorrerebbero in tutto 750 posti letto, di cui circa 170 per lungodegenze o cure intermedie».
«Si è sempre detto che il nuovo ospedale avrebbe funzionato se si fossero potenziate le cure territoriali, ma purtroppo sul territorio è stato fatto ben poco - aggiunge Luigi Biancalani, presidente dell’Ordine dei Medici, assessore comunale alla Salute e alle politiche sociali e presidente della Società della Salute -. I finanziamenti, più volte promessi dalla Regione per il Piano Prato, sono mancati, ci sono stati avvicendamenti alla guida della Società della Salute, e adesso stiamo procedendo alla selezione del nuovo direttore. Occorre fare in fretta, altrimenti il rischio è che il territorio si depotenzi ulteriormente». Per motivi strutturali legati a normative antincendio il distretto di via Clementi, a San Paolo, sarà infatti chiuso e i servizi dovranno essere trasferiti, così come è prevista la riduzione delle attività sanitarie nel distretto di via Roma (il consultorio, ad esempio sarà centralizzato al Giovannini, nella Casa della Donna).
Oltre alle misure da tempo annunciate (vedi articolo sul Piano per Prato), Biancalani sollecita di estendere il numero di esami per i quali i medici di famiglia possono graduare l’urgenza: «Attualmente ci sono 7-8 specialità, ma in alcuni settori, come geriatria e nefrologia, le liste di attesa sono ancora troppo lunghe. Per una broncopolmonite, ad esempio, è fondamentale fare i raggi entro 24-48 ore: non si può aspettare una settimana».
«Il trasferimento e l’entrata in funzione di un ospedale rappresentano un cambiamento epocale, che ha richiesto anni di preparazione e il contributo di tutti gli operatori, comprese le associazioni di volontariato - afferma il direttore generale della Asl 4 Edoardo Majno -. Diversi problemi sono stati risolti, ma ci sono ancora aspetti da migliorare e il nostro impegno è rivolto soprattutto al potenziamento dei servizi territoriali. Durante questo anno abbiamo potuto capire la potenzialità di questa struttura e lo hanno capito anche i professionisti. Guardando ai numeri e alle prestazioni effettuate, siamo tornati ai livelli del vecchio ospedale e abbiamo ancora margini per uno sviluppo importante».

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