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Trent'anni fa i primi passi di Toscana Oggi

Anche per un giornale che vive di attualità – seppur con il taglio più riflessivo del settimanale – fare memoria è necessario. Come dovere di gratitudine, ma anche come indispensabile ritorno alle proprie radici e a quell’ispirazione che ogni giorno ci deve guidare. In queste settimane per questa operazione di recupero delle «ragioni» del settimanale e di gratitudine verso chi ci ha preceduto ci aiutano alcuni anniversari che si intrecciano casualmente. Il trentesimo anniversario della nascita di Toscana Oggi, che vide la luce il 18 dicembre 1983 e che proprio nelle settimane iniziali del 1984 muoveva i primi passi.  

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Ragazzi leggono Toscana Oggi

Anche per un giornale che vive di attualità – seppur con il taglio più riflessivo del settimanale – fare memoria è necessario. Come dovere di gratitudine, ma anche come indispensabile ritorno alle proprie radici e a quell’ispirazione che ogni giorno ci deve guidare.

In queste settimane per questa operazione di recupero delle «ragioni» del settimanale e di gratitudine verso chi ci ha preceduto ci aiutano alcuni anniversari che si intrecciano casualmente. Il trentesimo anniversario della nascita di Toscana Oggi, che vide la luce il 18 dicembre 1983 e che proprio nelle settimane iniziali del 1984 muoveva i primi passi; il 21 febbraio il card. Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, ha compiuto 90 anni: fu lui, insieme al Vescovo di Prato mons. Pietro Fiordelli a far decollare un progetto – quello del settimanale regionale – che giaceva nei cassetti dei vescovi toscani da diversi anni; infine, domenica 23 febbraio, a Coiano, è stato ricordato il cinquantesimo anniversario della morte di mons. Milton Nesi, che fu il responsabile appassionato della pagina pratese dell’Osservatore Toscano, il settimanale cattolico dell’immediato dopoguerra, che tanto ha inciso nella storia civile ed ecclesiale di Prato.
Fu proprio don Nesi che, poco prima dell’improvvisa morte, chiese a don Oreste Cioppi di raccogliere il testimone del settimanale. Una scelta, d’accordo con il Vicario generale mons. Eugenio Fantaccini, quanto mai provvidenziale: «il canonico», come poi tutti avrebbero chiamato don Cioppi, fu l’anima dei settimanali cattolici – prima l’Osservatore Toscano, poi La Voce, infine Toscana Oggi – che si sono succeduti nei decenni. Se è ai vescovi – Piovanelli e Fiordelli – che va il merito della scelta definitiva, il coraggio di buttarsi in una nuova avventura della comunicazione a Prato si deve soprattutto a lui.
Don Cioppi lo spiegò in un editoriale dal titolo semplice e neutro, apparso sul primo di Toscana Oggi: «Ai lettori»: «Si tratta di inserire la realtà sociale, civica ed ecclesiale di Prato nella pluralità delle cose che, settimanalmente, prendono corpo in Toscana. Si tratta di dare un giudizio "toscano", oltre che cristiano, alle notizie che interessano l’Italia e il mondo».
Così prendeva inizio l’avventura editoriale di questo settimanale che vide la Chiesa di Prato protagonista della sua fondazione, insieme alla vicina Firenze. Nella prima pagina, con la testata disegnata in via del tutto provvisoria, compariva un editoriale, scritto dal sacerdote fiorentino don Averardo Dini, ma concordato dal comitato di direzione, di cui faceva parte lo stesso don Cioppi. «Cambiare in novità di cuore è una legge basilare per il cristiano, particolarmente in questo tempo di Avvento. Ed è in questa ottica che esce completamente "cambiato" il nostro settimanale».
Il passaggio da un settimanale storico, La Voce, che era uscito in diocesi per ben 25 anni, a uno nuovo, per giunta lanciato in tutta fretta, avrebbe potuto destare più di un timore. Lo stesso don Cioppi – che tra l’altro de La Voce era stato direttore responsabile dal 1976 al 1982 – non si nascondeva i problemi, ma della nuova operazione era convinto. Certo, non fu un passaggio indolore. Scriveva nell’ultimo numero dell’edizione pratese de La Voce, uscito in contemporanea al secondo di Toscana Oggi (25 dicembre 1983): «Non nascondiamo che nel nostro animo rimarrà un grato ricordo del lavoro svolto con "La Voce", che ha coinvolto in questi anni una parte non trascurabile della nostra vita e che ha testimoniato in un incontro settimanale le ansie, le aspirazioni, i dubbi e le certezze dei pratesi e che ha offerto loro la possibilità di sentirsi comunità».

L'8 gennaio 1984 finalmente il lancio e la veste definitivi. «Un impegno che costa», titolava Alberto Migone, che aveva assunto la direzione del settimanale. A Prato e a Firenze, si erano ormai affiancate le Diocesi di Apuania (come si chiamava allora Massa - Carrara), Arezzo, Cortona e Sansepolcro (quest’ultime due allora autonome), Fiesole, Grosseto, Massa Marittima, Monte Oliveto Maggiore, Pescia e Pitigliano. Il progetto di un settimanale davvero regionale iniziava già dopo nemmeno un mese dalla nascita, a prendere realmente corpo. In diocesi, domenica 15 gennaio, si tenne la Giornata del nuovo settimanale, per il lancio definitivo e la sua promozione. L’abbonamento annuale, allora, costava 25mila lire.

Prato e i pratesi di questo progetto furono, come dicevamo, protagonisti. La prima idea di un settimanale cattolico regionale fu del card. Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze. Tra le personalità più eminenti della Chiesa tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, uomo di respiro universale per aver lavorato come Sostituto alla Segreteria di Stato della S. Sede, Benelli era nato a Poggiole di Vernio, allora Diocesi di Pistoia, ora di Prato.
Il ruolo della nostra Chiesa nella nascita di Toscana Oggi è stato ricostruito più compiutamente nel volumetto «Don Cioppi, la voce della buona notizia», uscito nel primo anniversario della morte di don Oreste (2002).
La vicenda, in sintesi, andò così. Il progetto del card. Benelli si era arenato a seguito della sua improvvisa morte, il 26 ottobre 1982, per un attacco cardiaco. Se non ci fosse stata l’urgenza per Prato, di un ripensamento complessivo e urgente del settimanale diocesano, probabilmente l’idea di un settimanale cattolico regionale sarebbe rimasta in un cassetto per lungo tempo. La Voce, infatti, nata nel 1953 per volere dei Vescovi umbri – adottando il giornale di Città di Castello «La Voce cattolica», fondato otto anni prima dall’allora don Pietro Fiordelli – era in realtà edita direttamente da don Benso Benni, benemerito sacerdote tifernate. Arrivò a tirare più di 60mila copie in molte diocesi di diverse regioni. Agli inizi degli anni ’80, però, il settimanale versava in precarie condizioni economiche. La Conferenza Episcopale Umbra si disse pronta a rilevarlo, a condizione di farne un giornale prettamente regionale. Per la nostra Diocesi si pose quindi l’urgente problema di trovare una diversa soluzione. Fu così che, quasi in contemporanea, a risolvere una difficile e delicata situazione, i Vescovi umbri rilevarono La Voce e le Diocesi di Prato e Firenze fondarono Toscana Oggi. Un percorso inverso, a quello avvenuto 60 anni fa, quando mons. Fiordelli decise di lasciare il settimanale l’Osservatore Toscano per portare in Diocesi la «sua» Voce. Era un nuovo capitolo di una lunga storia. Che continua ancor oggi.

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