Prato
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Verso il voto: «Adesso tocca a voi»

Cenni e Biffoni: «Noi ci siamo, adesso tocca a voi». I due principali candidati alla carica di sindaco di Prato, a pochi giorni dal voto, si sono incontrati nella nostra redazione. Il primo punta alla riconferma, dopo 5 anni d'esperienza alla guida della prima giunta di centrodestra del dopoguerra. L'altro vuol riportare Prato al centrosinistra.

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Roberto Cenni e Matteo Biffoni

Uno punta alla riconferma dopo cinque anni di mandato, l’altro vuole riportare il centrosinistra alla guida del Comune dopo la storica sconfitta del 2009. A tre giorni dal voto per le amministrative Toscana Oggi conclude la sua marcia di avvicinamento alla tornata elettorale intervistando Roberto Cenni e Matteo Biffoni, i principali sfidanti per la poltrona di primo cittadino.

Come giudicate lo svolgimento della campagna elettorale quando ormai inizia il conto alla rovescia verso il voto?
MATTEO BIFFONI – Per trovare idee e progetti abbiamo dedicato una serie di incontri al tema del lavoro e all’urbanistica. Abbiamo incontrato aziende artigiane per proporre le nostre idee sul futuro del tessile e sul manifatturiero pratese: le suggestioni sul Macrolotto zero, sul vecchio ospedale e sulle Cascine di Tavola. La mia campagna elettorale fatta così mi soddisfa, non mi sono voluto perdere in polemiche che, secondo me, hanno stancato. Quello che sento in giro, negli incontri che faccio, è che la gente ci chiede soluzioni e risposte.
Qualcuno può giudicare soft questa campagna elettorale, certo, capisco le tifoserie dei partiti che ci chiedono più aggressività. Però, io parlo ai cittadini. Ci sono 137mila aventi diritto al voto, a chi deve parlare il sindaco di una città con le difficoltà e le preoccupazioni che ha in questo momento Prato? Ha senso aprire polveroni che nascono e muoiono nell’arco di una giornata? Secondo me è più importante fare uno sforzo per dire: io ti racconto il futuro di Prato. A un artigiano che rischia di chiudere dopo anni, o a un ragazzo che non trova lavoro, quanto può interessare una polemica? A Prato c’è un po’ di disaffezione e quindi parlare di temi veri invece di fare le solite polemiche sterili serve anche a far acquisire forza e credibilità all’azione politica di una amministrazione.
ROBERTO CENNI – In questa campagna elettorale, da parte dei miei avversari ho visto approcci che sinceramente hanno più la tattica politica che la concretezza e il realismo che un sindaco dovrebbe avere. Per fare un esempio, la questione del Soccorso, sottopasso o sovrappasso, su nove candidati, in sette sono per il sottopasso, non rendendosi conto di quanto percorso sia stato fatto, in maniera regolare, rispetto a quelli che sono i passaggi necessari per realizzare un’opera del genere. Tutto è possibile, si può fare anche la pista a Peretola, però è un assurdo. Il viadotto fa parte delle opere di interesse nazionale, ci sono i fondi perché questa opera possa andare avanti. Tutto il percorso è stato fatto, tutto è stato rispettato e ora c’è qualcuno che dice che se vince ricomincia tutto l’iter? Abbiamo il parere delle varie commissioni che devono decidere sulle opere a carattere nazionale e si vorrebbe rimettere tutto in discussione dopo 30 anni di discorsi che non hanno portato a nulla? Ecco, in questa campagna elettorale mi pare si siano fatti molti discorsi teorici, ma nella realtà e nella concretezza non mi pare ci si confronti.

Finora alcuni temi l’hanno fatta da padrone: aeroporto e, appunto, viadotto del Soccorso in primis. Quali proposte giudicate invece salienti della vostra candidatura?
BIFFONI – Tutti i temi legati al rilancio del lavoro in questa città. L’idea di una detassazione per chi assume e per chi apre una nuova impresa, sulla scorta di quello che ha fatto la Provincia concedendo 8mila euro di bonus a chi vuole aprire una attività. Così ne sono nate 30, questo significa che c’è ancora voglia. Occorre un marketing territoriale nuovo per rilanciare Prato, partendo dalle sue eccellenze, sia imprenditoriali che artistiche. Poi dobbiamo produrre energia rinnovabile e creare le condizioni perché le bollette che arrivano alle aziende siano più basse. Io sono dell’idea che l’aeroporto non si debba fare ma tutto il resto di infrastrutture che collega Firenze e l’area vasta in modalità veloce e su ferro invece vada realizzato.
Attrazione ai fondi europei che fino a oggi non sono mai stati utilizzati. E città qui accanto ne hanno fatto una ricchezza. Penso a Lucca e quanto ha fatto per valorizzare le proprie mura.
Un sindaco non crea posti di lavoro in via diretta, ma si possono creare le condizioni perché si debba investire qui. Perché tanti big del tessile vanno a Montemurlo? Perché il sindaco Lorenzini ha lavorato per dare tempi certi. Sai quando apri la pratica e quando la chiudi. Anche noi faremo in questo modo.
A chi non è di Prato vorrei raccontare che siamo ancora una potenza economica, che non solo da un punto di vista numerico, ma anche da un punto di vista economico siamo una grande forza. Ma fuori da qui la nostra immagine è devastante, invece Prato deve tornare a essere la città del lavoro.
CENNI – È difficile uscire da un tema importante come quello dell’aeroporto. Il non accettare, il non lottare per far sì che questa situazione avvenga non è indifferente. L’avvenire di Prato dipende anche da come sarà realizzata la nuova pista di Peretola. Ci sono ovviamente anche altri temi importanti, come il rispetto della legalità e della sicurezza, che è un tema fondamentale. Non riesco a concepire come di fronte a dati allucinanti come 2 miliardi di euro di evasione, 500 milioni di rimesse all’estero, con tutti questi soldi che circolano, corrispondenti al 2% del Pil toscano, come si possa sottovalutare, nel momento in cui siamo a chiedere sforzi a tutti, che la comunità cinese non rispetti le norme di sicurezza e quelle fiscali! Mi sembra sacrosanto. Vengono fatti controlli nei circoli e li fanno star chiusi per un caffè senza scontrino, di fronte a questi paradossi io non ci voglio stare.
Altra questione è il rapporto con le partecipate. È assolutamente inconcepibile quello che è successo nei confronti di Estra, per il Comune è stato un danno enorme, è inaccettabile il rapporto che hanno tenuto alcuni sindaci e consiglieri in ambito della discussione della gara di affidamento del gas. Abbiamo ottenuto risparmi per 30 milioni sul fronte degli investimenti. Questo ha significato meno guadagno per Estra ma risparmi per il Comune. Impossibile pensare a un sistema di partecipate dove i Comuni sono succubi, dove queste aziende agiscono non per l’interesse della comunità ma nell’interesse di mantenere un sistema. Impedisce qualsiasi capacità di trattativa. Se come municipalizzata, Estra ha come scopo la vendita del gas, che oggi è liberalizzata, dovrebbe far giungere la rete dove non c’è, e nient’altro. In realtà non hanno fatto altro che andare contro l’interesse dei cittadini per i loro interessi.

A questo tavolo tre settimane fa si sono seduti a discutere sette under 40 per parlare di Prato. Fino a pochi anni fa – ha detto uno di loro – i giovani vedevano proiettato il proprio futuro in questa città. Ora, per tanti, non è più così. È compito della politica amministrare, ma la politica deve anche infondere speranza, soprattutto alle giovani generazioni. Come tornare a sperare e far sperare?
BIFFONI – Girando molto, la cosa che mi fa spavento è che sento per la prima volta affiorare l’idea che questa città forse non ce la farà. Questo è tutto fuor che pratese, è l’esatto contrario della pratesità. Io penso che ricreare quelle condizioni perché si possa dare fiducia a chi assume, a chi ogni giorno tira su il bandone, è far trovare un ente locale amico. Per far questo vogliamo provare a ridefinire un patto con le banche per l’accensione di mutui per le giovani famiglie. Vorrei una Prato solidale che si sforzi di promuovere le proprie realtà che sostengono gli ultimi, penso alla La Pira e all’Emporio. Penso a una città che mette insieme tutti questi pezzi, e la cabina di regia deve essere necessariamente l’ente locale. Il fantastico mondo del volontariato di questa città, che è una forza vera, va messo in rete, va fatta squadra. E poi dobbiamo pensare che qui esistono esperienze validissime. Basti pensare alla Food Italia, una realtà pratese con 110 dipendenti, una bella storia imprenditoriale che esporta pizze surgelate in tutto il mondo.
Ecco, per creare questo clima occorre che tutti i tasselli della città stiano insieme, ognuno per la propria strada, però occorre trovare chi li faccia stare dentro una cornice. È la grande sfida che in questi anni non c’è stata.
CENNI – Tenendo conto che l’Amministrazione comunale può essere marginale in un discorso come questo, se un territorio non riesce più a dare risposte, non è sempre e solo colpa del Comune. Quando c’è stata la forte immigrazione dal sud Italia non era direttamente colpa dei piccoli paesi di provenienza, ma del fatto che non c’era lavoro in Italia. Però alcune considerazioni si possono fare. Ci sono attività del mondo hi-tech, imprese che erano a servizio del sistema tessile e poi hanno generato nuovi settori, alcune sono di grande livello, sono una risorsa forte. Ci sono possibilità di impegnarsi nell’alta tecnologia, anche a servizio nel settore moda e abbigliamento. Oppure nel settore turistico ci sono possibilità, ma tutto questo meccanismo funziona se di fondo si riesce ad alimentare una situazione positiva che una città deve avere. In questo lamento il fatto che negli anni precedenti Prato è stata relegata a distretto produttivo esclusivamente tessile. Ci sono stati tentativi per diversificare, l’idea del museo di arte contemporanea, il Metastasio con le sue avanguardie. Ci sono stati esempi di proiezioni in avanti. Però sulle grandi decisioni siamo sempre rimasti indietro, come nell’ottenimento della Provincia, nell’avere una maggior presenza della Stato sul territorio, e poi ancora non abbiamo ottenuto l’Alta velocità e il non aver investito nella costruzione di case popolari. In questi rifiuti sta il peso della situazione in cui siamo.

Andiamo sul versante dell’integrazione. Parliamo di seconde generazioni di immigrati, quali politiche per favorire il loro inserimento nel tessuto sociale cittadino?
BIFFONI – Noi abbiamo avuto la certificazione del fallimento delle politiche messe in campo negli ultimi cinque anni dal centrodestra sull’immigrazione. Era stato detto: mandiamo via i cinesi… e la situazione in alcuni casi è peggiorata. Se si risponde a una situazione complessa come quella dell’immigrazione solo con interventi senza un progetto complessivo non si risolve nulla.
Le seconde generazioni sono ormai cittadini pratesi, sono perfettamente integrati, non c’è molto da fare, solo non ripetere gli errori commessi da altre parti, cioè di non farli sentire né cittadini pratesi, né cittadini del Paese di provenienza. Le banlieue francesi sono esplose proprio per questo. Chi ha deciso di fare un percorso di vita qui è cittadino pratese a tutti gli effetti e a tutto tondo. Bisogna lavorare sulla formazione e la scuola, dove viene fatto già tanto, ma si può essere ancora di più sperimentatori di politiche specifiche con formatori e mediatori culturali. Attività culturali e sportive possono creare situazioni di integrazione. Il punto di riferimento deve essere la scuola. I nostri professori devono avere gli strumenti per continuare in questo tipo di lavoro, ovviamente non tutte le secondo generazioni sono in queste condizioni, c’è qualcuno che arriva da “grande”, penso all’etnia cinese. Qui servono corsi di lingua italiana organizzati dal Comune. Questa è l’immagine che dobbiamo dare: chi ha scelto di passare il proprio futuro qui va considerato cittadino pratese con diritti e doveri. Lo stesso rigore che chiedo agli italiani.
CENNI – Ci sono delle situazioni in cui ci sono già delle perfette integrazioni. Penso a chi lavora da anni nelle aziende pratesi, a chi ha comprato casa in città. Da questo punto di vista le seconde generazioni sono quasi più pratesi di noi. Ci sono figli di operai stranieri che hanno fatto di Prato la propria città stanziale, dove costruire un avvenire per i propri figli. Sono una ricchezza, è come chi veniva dal sud tanti anni fa, che oggi è pratese a tutti gli effetti. Dall’altra parte chi viene qui solo in via provvisoria e questo territorio lo sfrutta solamente, fa rabbia, perché toglie ogni opportunità di sinergie. Parlo del distretto illegale cinese. Qui siamo di fronte a una situazione dove non c’è una somma di singole irregolarità, ma c’è un sistema illegale. Si sfrutta la manodopera clandestina e ci sono evasori totali. C’è troppo nero. Se questa è la realtà dopo 15 anni di presenza sul territorio, si deve prendere atto che in qualche modo si deve intervenire. Questo è un sistema che va debellato, gli imprenditori si devono rendere conto che non esistono alternative alla illegalità. Solo così possiamo integrare il loro distretto. Pensare a forme di collaborazione tra il nostro sistema produttivo e il loro senza prima aver tolto l’illegalità è impossibile.

La casa è un bisogno primario di ogni cittadino. A Prato ci sono migliaia di immobili sfitti; centinaia di nuovi appartamenti invenduti, eppure ci ritroviamo con una emergenza sfratti grave, tamponata grazie alla collaborazione tra il Comune, il privato sociale e il volontariato. Ritenete prioritaria una politica per la casa? Quali iniziative avete in mente?
BIFFONI – La prima politica è quella di smettere di consumare nuovo suolo verde. In città ci sono circa 6mila immobili sfitti. Quindi rigeneriamo, risistemiamo e ricostruiamo sul già costruito. Mettiamo un fermo alla crescita sproporzionata rispetto alle esigenze. E poi vanno messe le famiglie in condizione di potersi comprare una casa o di pagare un affitto. Ovviamente c’è la necessità di implementare l’housing sociale. Qui ci sono poche case popolari, penso a Livorno e Firenze, mentre a Prato questo problema non era sentito fino a qualche anno fa, tutti avevano la forza di comprarsi la casa. Adesso urge un confronto con la Regione su questo punto. Il Comune deve fare un accordo con gli istituti di credito del territorio per aiutare le giovani famiglie a mettere su casa. Dobbiamo premiare quei costruttori che riqualificano e mettono a disposizione affitti calmierati per le nuove generazioni. Sulla questione degli immobili sfitti, penso ai fondi del centro storico, qui occorre una politica fiscale. Io voglio premiare chi affitta.
CENNI – Perché è stata alimentata una cementificazione molto forte? Ora tutti sono contro, ma Prato negli anni dal 2002 al 2007 ha cementificato più del 5% del territorio. E tutte queste costruzioni selvagge hanno fatto a meno delle case popolari. Prima una casa se la potevamo permettere tutti, tutti lavoravano e facevano straordinari. Si è però rinunciato a costruire le case popolari. E in questo quanto c’è di sinistra? Il non aver messo a disposizione questa possibilità a una certa fascia di persone, solo perché lavorava dodici ore al giorno, anche il sabato e la domenica e poteva aspirare a farsi un appartamento, rispetto ad altre città, cosa ha generato? Che si è costruito e venduto tanto. Il Comune non aveva neanche un terreno a disposizione per realizzare dei progetti di housing sociale. Per essere al pari delle altre città toscane, per reggere a questa emergenza abitativa bisognerebbe avere almeno 3mila appartamenti in più. Abbiamo provato a modificare la legge regionale in materia dicendo che abbiamo fabbriche vuote da riqualificare e appartamenti sfitti da occupare immediatamente, ma i regolamenti vigenti non permettono al Comune di acquistare immobili già esistenti. Ci sono troppe regole che ci bloccano. Questo è uno dei gravi problemi. Noi abbiamo 480 persone in emergenza abitativa, sono disagi enormi per loro e costi enormi per il Comune. Ci sono sfratti continui e ci si para gli occhi. Negli ultimi consigli comunali c’è stata anche difficoltà ad approvare progetti in questo senso, per aiutare queste categorie.

Dopo il susseguirsi di casi di overdose, è chiaro che Prato sta vivendo una emergenza droga, che inevitabilmente diventa anche una emergenza educativa e di valori. Un Comune “sussidiario” dovrebbe lavorare su questo fronte e impegnarsi anche a valorizzare luoghi e impegni di aggregazione positiva. Pensiamo agli oratori estivi che inizieranno a breve. Quali politiche in tal senso?
BIFFONI – Il ritorno all’eroina e alle droghe sintetiche è oggettivamente un dato preoccupante. La mia generazione è stata quella che ha vissuto il boom della chimica, dell’ecstasy, sembrava irrefrenabile, per fortuna c’erano politiche mirate e campagne mediatiche molto potenti. E mentre l’eroina era roba dimenticata, oggi sembra purtroppo diffusa anche tra i giovanissimi. Questi hanno difficoltà nel pensare il proprio futuro e questa fragilità rischia di farli cadere nella droga. Tutto quello che si può fare, a partire dalla formazione scolastica, dal sostegno dell’ente locale alle associazioni e organizzazioni che se ne occupano, deve essere messo in campo. Il Sert con gli strumenti che ha deve essere sostenuto e possiamo chiedere risorse in più. Penso che su un tema come questo non si debba abbassare la guardia. È la sconfitta di una società e di una città, di chi ha cuore il futuro lo sviluppo e il futuro di una comunità. Diventerebbe una sconfitta per tutti.
CENNI – Io vedo un dilagare preoccupante di droghe sintetiche. Stupefacenti che prima erano per una certa elite e adesso sono di massa. È evidente che il rischio di cadere in mondi artificiali è più alto per chi non riesce a immaginare il proprio futuro. Io sono preoccupato non solo per il problema droga, ma anche per la ludopatia. Penso inoltre a chi vive situazioni come l’Alzheimer, dove il confine tra malattia e vecchiaia, tra intervento sanitario e sociale è di difficile distinzione. Dico questo perché abbiamo perso una bellissima occasione per avere una attività completa in questo senso sul territorio. Era la Società della Salute, poteva essere il luogo dove tutto ciò poteva trovare una comprensione totale. Invece si è voluto smobilitarla. Io questo l’ho fatto presente all’assessore regionale Marroni. Le associazioni di volontariato e molte altre che gestiscono questo tipo di attività hanno perso quell’entità che avrebbe potuto ricevere risorse e distribuirle secondo le competenze e l’apporto che ciascuno avrebbe potuto dare in campo sociale e sanitario. Mi sembra davvero un gran peccato.

In redazione Gianni Rossi, Giacomo Cocchi e Stefano De Biase

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