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«Vi spiego la rivoluzione semplice di Francesco»

«Questo è un Papa rivoluzionario». E se a dirlo è padre Bartolomeo Sorge, che ha conosciuto personalmente cinque pontefici, da Pio XII, «che ci correggeva le bozze di Civiltà Cattolica con la penna rossa», a Benedetto XVI, c’è da credergli. 

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Papa Francesco

«Questo è un Papa rivoluzionario». E se a dirlo è padre Bartolomeo Sorge, che ha conosciuto personalmente cinque pontefici, da Pio XII, «che ci correggeva le bozze di Civiltà Cattolica con la penna rossa», a Benedetto XVI, c’è da credergli. Invitato dall’associazione Cieli Aperti, il gruppo giovanile della parrocchia del Soccorso, il gesuita siciliano è tornato a Prato per parlare della «Laudato si’», l’enciclica di Francesco dedicata alla custodia del creato. Anzi, della «Casa comune», come è scritto nel testo e come ha sottolineato più volte padre Sorge.

L’incontro con il teologo ottantasettenne, già direttore delle riviste della Compagnia di Gesù, Civiltà Cattolica e Aggiornamenti Sociali, si è tenuto lunedì scorso, 14 marzo, e ha visto una buonissima partecipazione.

«Il Papa fa la sua rivoluzione con semplicità - ha osservato padre Sorge, che nonostante l’età riesce con forza, lucidità e simpatia a catturare l’attenzione del pubblico - e noi spesso non ce ne accorgiamo. Questa è una enciclica nuova, lo si capisce dalla prima pagina. In genere questi documenti riportano con evidenza i destinatari delle riflessioni papali: Io sommo pontefice della chiesa romana, scrivo ai vescovi, ai presbiteri, ai diaconi… eccetera eccetera. Fu Giovanni XXIII, il papa buono, ad avere il coraggio di inserire la dicitura: a tutti gli uomini di buona volontà. Poi - continua il gesuita - è arrivato Papa Francesco. Ebbene, in questa ultima enciclica non ha fatto riferimento ad alcun destinatario, lui scrive a chi la leggerà. Finalmente! Ha scritto questa lettera per tutti noi».

Perché è importante questo testo? Per farlo capire ai presenti, padre Sorge riporta una ricerca effettuata negli Stati Uniti da un centro studi sulla sostenibilità. «Secondo i loro calcoli - ha affermato - il mondo, lo scorso 13 agosto, avrebbe già consumato le energie, le materie prime e i cibi che ci dovevano bastare fino alla fine dell’anno. Significa che con otto mesi di anticipo rispetto al 31 dicembre abbiamo mangiato più animali di quanti ne macelliamo, frutta e verdura a ritmi superiori ai tempi di coltivazione e abbiamo tagliamo più legna di quanta le foreste riescano a produrre. Vi sembra un mondo sostenibile?», chiede al pubblico padre Sorge, concludendo con un dato che ci riguarda da vicino: «In Italia riusciamo a consumare il nostro fabbisogno ancora prima, già il 5 aprile».

L’enciclica, dedicata alla «Casa comune» nella quale viviamo, non inizia la sua riflessione parlando dell’architetto, del creatore, come avrebbero fatto le precedenti lettere apostoliche, ma comincia elencando i rischi che sta correndo oggi il pianeta. «Stiamo intaccando il capitale naturale della Terra - aggiunge padre Sorge - e facendo questo non lo stiamo sottraendo soltanto a noi stessi ma anche alle generazioni future». E dunque il tema dell’ecologia riguarda tutti: credenti e non credenti, gli uomini e le donne di tutte le razze e di tutte le culture. «La crisi globale è figlia della crisi della nostra società: noi abbiamo perso il senso dell’altro, oggi predominano l’individualismo e l’egoismo. Il motto "farsi i fatti propri" porta alla fine della società». Il problema riguarda tutti, ma qual è il contributo cristiano? «L’enciclica lo dice alla fine, dopo che tutti "gli uomini di buona volontà" hanno letto il testo - conclude Sorge - la Terra è una eredità comune e i suoi frutti devono andare a beneficio di tutti. Il nostro essere cristiani ci sensibilizza a questo, c’è una dimensione religiosa anche nell’ecologia. L’invito è quello di costruire una "casa" degna dell’uomo dove abita anche Dio, che si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Attenzione - sottolinea - quando diciamo che la "casa" deve essere degna, questo deve valere anche per coloro che in questo momento vivono tra due ali di filo spinato in mezzo al fango. Anche loro ne hanno diritto», dice riferendosi ai profughi in cammino dalla disastrata Siria verso l’Europa.

Infine un invito: «pensare globalmente e agire localmente». «Abbiamo parlato di problemi globali - conclude padre Sorge - ma riguardano tutti e tutti possiamo contribuire al miglioramento della situazione facendo la nostra parte. Serve però un cambiamento di mentalità. Il Papa ci viene in aiuto con l’enciclica e noi rispondiamo con questi incontri di formazione e riflessione».

Giacomo Cocchi

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