Prato
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«Vi spiego perché questa pista non si può fare»

Aeroporto di Peretola: ampliamento e pista parallela. Le ragioni del no sono illustrate dall'avvocato Guido Giovannelli che, insieme al collega e padre Mauro, ha presentato ricorso al Tar, per conto dei comitati contrari. Sono 18 le ragioni a supporto del no.

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Un aereo sull'attuale pista di Peretola

Diciotto motivi per dire: l’ampliamento all’aeroporto di Peretola non s’ha da fare. L’avvocato Guido Giovannelli, insieme al collega e padre Mauro, ha presentato ricorso al Tar per conto dei comitati cittadini contrari alla nuova pista e di sedici consiglieri comunali appartenenti a maggioranza e opposizione. Sono 137 pagine, scritte in due mesi di duro lavoro, nelle quali Guido Giovannelli ha elencato in punta di diritto tutte le rimostranze emerse grazie al contributo di ricercatori del Cnr, docenti universitari, quindici professionisti, tra i quali architetti e urbanisti, e addirittura militari dell’aeronautica. «Questa per me è stata una bellissima esperienza nata dalla passione e dal senso civico di moltissime persone diverse tra loro, - spiega l’avvocato - dal semplice cittadino fino all’esperto professionista, tutti animati dalla stessa voglia di capire e di informarsi per il bene della città». Giovannelli tiene molto a sottolineare che quella che stanno conducendo non è una «battaglia di pochi esagitati per la conservazione», nessuna sindrome «nimby» (not in my backyard, non nel mio giardino) quindi, ma è una unione di intenti fatta «con la testa e non con la pancia».
Prima di elencare le motivazioni, Giovannelli vuole fare una premessa: «Queste persone, comitati, politici e cittadini che hanno firmato il ricorso, non sono contro uno sviluppo aeroportuale, capiscono bene l’importanza che può avere in Toscana uno scalo internazionale, il fatto è che per svariati motivi questo non può essere Peretola. Sono tornato di recente da Shangai, in Cina, anche lì l’aeroporto, come in quasi tutte le grandi città del mondo, si trova fuori a un’ora e mezzo di viaggio».
Giovannelli non vuole commentare la scelta di Biffoni, tutta politica, di lasciar fuori il Comune di Prato dal ricorso. «Però posso dire che presentare un ricorso al Tar non preclude niente, - dice - anzi semmai apre nuove strade, fa valere diritti giuridici, impegna e evidenza situazioni. Secondo noi è l’unica strada rimasta alla città dopo l’approvazione alla variante del Pit. I tavoli - commenta - partono da questo presupposto, noi lo contestiamo».
E allora ecco alcuni tra i motivi che saranno analizzati dal Tar. I primi sono vizi di carattere procedimentale e riguardano la variante al Pit, il piano di indirizzo territoriale: «L’esame delle osservazioni presentate contro la delibera di adozione è stato delegato alla giunta regionale ma sarebbe di competenza consiliare - afferma Giovannelli - come prevede lo statuto della Regione che indica espressamente che tutta la fase di formazione dei piani urbanistici sia di competenza del Consiglio regionale, così non è avvenuto». E aggiunge: «Inoltre il Pit, come segnalato dai consiglieri regionali Mattei e Russo, è stato approvato con una fretta insolita quando lo stesso Consiglio aveva invitato Adf a presentare un masterplan prima della delibera di approvazione. Così non è successo. Sarebbe servito per capire, attraverso una valutazione ambientale strategica, quali fossero le ricadute reali di un nuova pista sulla Piana». Dunque il Consiglio regionale ha disatteso se stesso, prima chiedendo un piano di fattibilità economica, acustica e ambientale e poi, senza averlo ricevuto ha approvato la delibera.
Poi c’è un lungo elenco di vizi di carattere sostanziale, il primo riguarda la compatibilità con la collocazione. «Vorrei ricordare - sottolinea l’avvocato - che il Parco della Piana è ritenuto dalla Regione un "elemento ordinatore della pianificazione urbanistica", dunque come si fa a ritenerlo compatibile con un nuovo aeroporto? È contraddittorio». Altri rilievi portati all’attenzione del Tar riguardano l’incompatibilità con i pareri rilasciati da organi regionali, investiti dalla stessa Regione, come Arpat e Nurv (Nucleo unificato regionale di valutazione), che hanno evidenziato una serie di criticità. «Perché sono state disattese queste voci?».
Giovannelli poi fa riferimento a rischi di tipo idrogeologico e idraulico, in particolare nei confronti della decisione di spostare il Fosso reale voluto dai Medici per convogliare le acque del Monte Morello nella piana del Bisenzio e da lì nell’Arno. «Ebbene, la pista passa esattamente sopra il Fosso che sarà deviato di 3 chilometri». In ballo entrano anche norme internazionali, una di queste riguarda la vicinanza all’autostrada, «esistono normative che vietano di costruire piste dove esistono fonti di luce che possono ingannare i piloti e con la A11 c’è questo rischio», dice ancora Giovannelli. Il ricorso contiene anche uno studio molto approfondito effettuato sui venti. «Tra le caratteristiche della pista c’è che è unidirezionale, decolli e atterraggi sono verso la Piana e Prato, ma siccome gli atterraggi possono essere effettuati solo controvento sappiamo che queste condizioni non avvengono sempre, il 20% degli atterraggi dovrà per forza passare sopra Firenze e qui c’è il grande inganno verso i fiorentini», sostiene l’avvocato, che aggiunge: «un volo su cinque passerà sopra Novoli». Ci fermiamo, ma le motivazioni continuerebbero ancora. Che tempi ci sono? «Per le valutazioni dei ricorsi i tempi non sono brevi, se va bene direi entro il 2015». E se i lavori cominciassero prima? «Ci muoveremo chiedendo un’istanza cautelare affinché non vengano commessi danni irreparabili». La battaglia continua.

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