Andrea Granchi. Il luogo dove i destini si incontrano

stampa

Raramente capita di trovare una convincente ed isotropa armonia tra l’opera (pressoché antologica) di un artista, il luogo e l’allestimento, l’articolazione e i contenuti del catalogo. Questo non facile coagulo si è realizzato a Volterra nella Pinacoteca Civica con la mostra di Andrea Granchi, in corso fino al 30 settembre.

La prima sorpresa è nel garbo e nella proprietà del saluto introduttivo degli assessori Graziano Gazzarri e Lisa Silvi: «Possiamo pensare o quanto meno sperare, che questa rappresenti per Andrea Granchi l’approdo al luogo prediletto? Quand’anche fosse soltanto un breve tratto del suo viaggio, uno dei tanti luoghi che ha visitato e amato, a noi piace pensare che Volterra costituisca per Andrea Granchi un luogo unico, ineguagliabile, in cui “tutti i destini si incontrano”, e può dunque appagare le sua perenne tensione e ricerca verso l’eccellenza. Con questa lusinga Volterra accoglie la sua mostra».
Altrettanto efficace il Direttore della Pinacoteca, Alessandro Furiesi che, titolando «Un connubio fra arte antica e moderna», ci dice che «l’esposizione di Andrea Granchi unisce due racconti: quello del viaggiatore che perennemente si muove e torna nei luoghi a lui cari e quello umano dell’artista che con ogni mezzo a sua disposizione esprime la sua interpretazione dei luoghi».

Già i luoghi. Anzi il luogo: perché qui è una delle opere d’arte, per eccellenza metastoriche, che ha segnato la memoria di Andrea Granchi, forse conducendolo e spingendolo verso quel suo personalissimo viaggio alla ricerca di se stesso: da qui egli parte, per sua ammissione, la sintesi di passato e futuro che, da spettatore sedentario e attonito, di fronte a quell’inimitabile opera di quel fulmineo «manierismo» (si ricordi Vasari con la licenza e le regole) ispirerà tutta la sua dinamica del viaggio, le fughe delle sue ombre, l’inseguimento al luogo prediletto.

Confesso di non aver mai avuto entusiasmo per le «contaminazioni» fra i capolavori antichi e la contemporaneità: le opere odierne ai piedi del David di Michelangelo mi son sembrate una inutile forzatura, buona solo per la stampa e per esaltare la direzione del museo; oggi, con Granchi e la Pinacotreca di Volterra ho dovuto ricredermi: ma forse una ragione c’è ed è proprio nell’avvertibile dialogo – cercato e progettato – sala per sala, con i soggetti dell’Artista. Si avverte, insomma, come i soggetti, la dimensione, la collocazione, l’illuminazione, siano stati faticosamente studiati, senza nulla lasciare al caso.
Così, questo «viaggio con Andrea Granchi», come titola Nicola Miceli in catalogo, proiezione utopica di una meta sempre in fuga, si rende avvertibile nel suo cronologico svolgimento. Anche gli scenari quasi sempre affollati delle composizioni di Granchi si spiegano ora, verso quell’incontro estremo (2003-2004) che, per sintesi iconologica, deve esser ricondotto alla suggestione del Gigante di Pratolino. E così siamo ancora al manierismo, a quella trasgressione che legò insieme Buontalenti, Pontormo e Rosso Fiorentino; quel linguaggio trasgressivo (da «licenza») ripreso da altri, ma anche da quel Savinio e dal suo panmorfismo che è nella filigrana delle opere di Granchi. Ed allora, mette conto notare come davvero l’intuizione lega le arti (Koenig), guardando alla coincidenza del «Viaggiatore sedentario» del nostro Artista e «Caos calmo» di Sandro Veronesi. Ecco dunque il genotesto di Granchi quale luogo sorgivo della elaborazione profonda della sua poetica: Rosso Fiorentino e l’Appennino di Pratolino. E la narrazione è un continuo ossimoro, ove movimento e tempo implodono ed esplodono in un disperato vitalismo a cui è condannata la condizione umana. Ed allora, forse, emerge l’asse del linguaggio granchiano, il suo ruolo di interprete di una condizione del presente esplorata e non risolta, a cui non è bastevole il «pensiero debole». Così, lo stream of consciousness, il flusso di coscienza dell’Artista è per noi veicolo del tempo e interprete delle nostre confuse accumulazioni verso un mythos, uno o più personaggi sovrumani definitivamente impossibili.

Francesco Gurrieri

SEDE: Pinacoteca Civica, Palazzo Minucci Solaini - via dei Sarti, 1 - Volterra

ORARIO: dalle 9 fino alle 19.

INGRESSO: cumulativo (con Museo etrusco Guarnacci e Ecomuseo dell'alabastro) intero euro 10,00; ridotto 6 euro; gite scolastiche 4,00; solo Pinacoteca: intero 8 euro, ridotto 6 euro.

INFO:  www.ctedizioni.it - Telefono: 0571-36 05 92 - Comune Volterra: 0588-87580