Antonio Canova, la bellezza e la memoria

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E' stato un artista amato e osannato anche in vita, corteggiato dai francesi e dagli inglesi, ammirato da letterati come Stendhal, Goethe e Leopardi che, giunto appositamente a Roma per conoscere «il gran Canova», non riuscì ad incontrarlo perché morto da pochi giorni. Ad Antonio Canova, la bellezza e la memoria, è dedicata una mostra che dopo una lunga assenza riporta a Firenze il grande protagonista dell’arte neoclassica. In corso negli spazi di casa Buonarroti fino al 21 ottobre, l’esposizione è curata da Giulia Ericani, direttrice del Museo Civico di Bassano del Grappa in cui è conservato metà del patrimonio canoviano. Fu Giambattista Sartori Canova che nel 1849 decise di dividere equamente l’eredità del fratellastro Antonio tra Possano – paese natale dell’artista – e la cittadina veneta. Impedendo così la dispersione di un patrimonio inestimabile all’interno del quale, per la mostra fiorentina, sono stati selezionati quaranta tra dipinti, disegni, gessi e nove incisioni con al centro la Venere Italica e il Monumento all’Alfieri, a sintetizzare i due filoni su cui si incentra l’esposizione: la bellezza e la memoria.

Temi culturali che «fanno parte del panorama contemporaneo – ha detto Giuliana Ericani – e questo fa sì che si debba comprendere Antonio Canova non come un artista dell’antico ma come un interprete di categorie che a tutt’oggi gli artisti sentono proprie». Il gesso della Venere italica, commissionata da Lodovico I re d’Etruria in sostituzione del marmo ellenistico sottratto da Napoleone nel 1802, e collocata nella tribuna degli Uffizi nel 1812 (poi trasferita nel 1816 a Pitti), testimonia lo studio del concetto di bellezza nel corpo femminile e la traduzione moderna della venustas classica.

Mentre la progettazione e gli studi per la realizzazione del Monumento all’Alfieri, a tutt’oggi visibile in Santa Croce, documentano il pensiero di memoria di una nazione. Commissionato nel 1804 dalla contessa d’Albany compagna del poeta, il monumento ebbe una genesi complessa. Inizialmente progettato da Canova come una stele funeraria che non incontrò l’approvazione della contessa, nel 1807 fu modificato in un sepolcro in cui l’Italia piangente per la perdita del poeta si aggrappa al sarcofago, con un’enfasi attenuata in una ulteriore e definitiva versione. La mostra, che «traghetta la cultura tardo barocca di Canova verso il concetto contemporaneo dell’identità dell’Italia» – ha proseguito Ericani – è anche prova del suo gusto per la sensibilità della materia e della scultura, ben esemplificata nei lievi e raffinati disegni. Perché dietro ogni grande statua c’è un accurato e importante lavoro di preparazione, come dimostrano gli schizzi e i bozzetti che raccontano il laborioso passaggio dall’intuizione alla realizzazione.

Giovanna Focardi Nicita

SEDE: Casa Buonarroti, via Ghibellina 70, Firenze
ORARIO: 10-17, chiuso il martedì.
INGRESSO: euro 6,50 intero; 4,50 gruppi, studenti, over 65 anni, soci Fai e Touring club; 3 euro studenti elementari e medie; euro 8,50 cumulativo con il complesso monumentale di Santa Croce.
CATALOGO: Palombi editore, a cura di Giuliana Ericani e Francesco Leone.
Info: 055-241752 - fond@casabuonarroti.it - www.casabuonarroti.it