Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana

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«Bisogna ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti… Ci avete un po’ abbandonato, siete andati lontani a bere ad altre fontane …». Paolo VI si era reso ben conto della frattura che si era creata, dopo secoli di fruttuosa alleanza. Parlando agli artisti riuniti nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964, ammetteva però le colpe della Chiesa stessa: «Anche Noi vi abbiamo fatto tribolare, perché vi abbiamo imposto come canone primo l’imitazione, a voi che siete creatori, sempre vivaci zampillanti di mille idee (…) Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci!». Una coraggiosa denuncia che cadeva su quelle due metà di secoli (seconda metà dell’Ottocento, metà del Novecento) che troviamo nella mostra «Bellezza divina. Tra Van Gogh Chagall e Fontana».

Allestita a Firenze in Palazzo Strozzi, l’esposizione si propone, attraverso oltre cento opere di artisti italiani e internazionali, una riflessione sul rapporto spesso tormentato tra arte e sacro. Si spazia dalla pittura realista di Morelli all’informale di Vedova, dal Divisionismo di Previati al Simbolismo di Redon, fino all’Espressionismo di Munch o alle sperimentazioni del Futurismo. «Questa mostra – ha sottolineato il cardinale Giuseppe Betori ­- dà testimonianza di come, se c’è stato abbandono e ci sono state tribolazioni, il rapporto non s’è mai totalmente interrotto». Di fatto la Chiesa da sempre ha avuto il bisogno di «dire» la fede e il linguaggio dell’arte è da sempre stato linguaggio privilegiato per esprimerla.

«Bellezza divina» è stata curata da Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Ludovica Sebregondi e Carlo Sisi e si inserisce nell’ambito delle manifestazioni organizzate per il V Convegno ecclesiale nazionale, che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre. È un’occasione unica per ammirare opere famosissime, alcune mai esposte prima in Italia, studiate da una prospettiva inedita, quella dell’arte sacra vista come un «genere» che, uscito dalle chiese, entra direttamente nel dibattito artistico otto-novecentesco, con la potenza dei grandi temi che da sempre animano la religiosità.

Il percorso espositivo è stato suddiviso in sette sezioni che analizzano e contestualizzano quasi un secolo di arte sacra moderna. Ne emerge come il rapporto tra arte e sacro non abbia mai subito censure profonde e come ogni artista abbia sentito di confrontarsi, anche attraverso forme conflittuali, con il trascendente e così pure come l’ambiente di fede abbia sempre sentito l’importanza di riconoscere all’arte una via alta di espressione dei propri contenuti.

Nella sezione introduttiva (Dal salon all’altare) il visitatore è accolto da dipinti di grandi dimensioni che testimoniano l’eclettismo degli stili della seconda metà dell’Ottocento, ma anche come la pittura sacra si accorda ai caratteri della pittura storica, secondo le intenzioni di papa Pio IX, esemplificata da opere come i Maccabei di Antonio Ciseri e la Flagellazione di Bouguereau. Alla figura di Maria è dedicata la sezione successiva (Rosa mystica). La Madonna assume, fra Otto e Novecento, una valenza di rilievo col diffondersi della cultura e dell’estetica simbolista: è il soggetto che meglio esprime il forte desiderio degli artisti di ascesi, come la Mater purissima di Domenico Morelli. Nella stessa sala la controversa Madonna di Munch, che solo apparentemente può sembrare sacrilega, ma è espressione del tentativo dell’artista di riavvicinare il tema della sessualità freudiana e il Cristianesimo.

Il nucleo centrale della mostra è costituito dalla narrazione della vita di Gesù: dopo l’Annuncio fatto a Maria, prosegue con Miracoli e parabole, Passione, Via Crucis, Crocifissione, Deposizione e Resurrezione temi scelti da numerosi artisti del Novecento in quanto vicini alla condizione dell’uomo contemporaneo, soprattutto negli anni che seguono le guerre. Sono capolavori assoluti come la Via Crucis di Fontana, i Crocifissi di Chagall (in mostra la Crocifissione bianca eseguita nell’anno della Notte dei cristalli, 1938, opera preferita di Papa Francesco), Picasso, Max Ernst, Primo Conti, Guttuso, Sutherland,  le Deposizioni di Van Gogh, Carena, Melotti. Le opere sono presentate sostanzialmente in ordine cronologico permettendo così di confrontare espressioni artistiche assai lontane fra loro e che hanno affrontato il sacro con attualizzazioni profonde. In questo contesto si inserisce una sezione dedicata a Gino Severini che pone l’accento su ruolo svolto dall’artista cortonese nell’ambito del rinnovamento dell’arte sacra anche per l’apporto spirituale e teorico di Jacques Maritain, con il quale Severini condividerà la convinzione che l’arte cristiana è quella che «sgorga da un cuore abitato dalla grazia». Segue una video-installazione, Spazi del sacro, che illustra le soluzioni adottate nella costruzione e decorazione degli edifici di culto cattolici. Le ultime due sezioni sono dedicate una alla Chiesa, con le sculture di Manzù e Wildt, un dipinto di Scipione e la casula verde ideata da Matisse, l’altra alla dimensione privata e intima della Preghiera con il celebre Angelus di Millet.  

Come per tutte le mostre di Palazzo Strozzi, anche per questa esposizione è stato approntato una piccola pubblicazione che aiuta a scoprire luoghi ed opere sacre, del periodo considerato, sparse su tutto il territorio toscano. Inoltre in collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore, la Fondazione Strozzi ha concordato un biglietto congiunto per visitare la mostra «Bellezza divina» e il nuovo Museo dell’Opera del Duomo che aprirà al pubblico il 29 ottobre.

Rossella Tarchi

SEDE: Palazzo Strozzi - Piazza Strozzi - Firenze

ORARIO: tutti i giorni 10-20, giovedì 10-23; dalle 9 solo su prenotazione

INGRESSO: euro 10 ridotto 8.50, 7,50; euro 4 per le scuole

INFO: www.palazzostrozzi.org – tel. +39 055 2645155

CATALOGO: Marsilio editori Venezia, euro 34 in libreria, euro 30 in mostra