Betty Woodman

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In oltre sessanta anni di carriera - 45 dei quali passati vivendo a metà tra New York e Antella, frazione di Bagno a Ripoli -Betty Woodman è stata riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti artiste contemporanee. La sua carriera ha avuto inizio nel 1950, quando ha intrapreso la professione di ceramista con il proposito di creare degli oggetti che con la loro bellezza potessero arricchire la vita quotidiana. Da allora per lei il vaso è diventato oggetto di studio, produzione e fonte d’ispirazione quotidiana. Nel decostruire e ricostruire la sua forma ha creato un complesso ed esuberante corpo di scultura ceramica, il cui segno è il riflesso di una vasta gamma di influenze e tradizioni, spesso sperimentate in prima persona nei suoi numerosi viaggi. Nel corso degli anni, attraverso un lavoro che invoca e al tempo stesso sfida gli elementi tradizionali dei ceramisti italiani, l’artista americana ha saputo reinventare fantasiosamente il concetto stesso di ceramica, trovandole collocazione personale e fortemente autoriale all’interno del panorama dell’arte contemporanea. Non a caso la sua produzione più recente - gli ultimi 15 anni di lavoro, finestra temporale su cui si concentra la mostra - ha svolto un ruolo fondamentale per almeno una generazione di giovani artisti, che ne ha colto l’approccio sperimentale seppur osservante della tradizione.

Anche se la ceramica resta infatti l’alfa e l’omega del suo dizionario artistico, attraverso l’uso di colori accesi e forme eccentriche, le sue opere hanno progressivamente violato il confine delle arti decorative per entrare prepotentemente in quello delle arti visive, valicando spesso le frontiere della pittura: nelle mani della Woodman, un vaso può prendere le forme di corpi umani e figure animali, di cuscini o di fiori, confrontarsi con una cronologia di culture diverse - dalla Grecia alla Cina passando per riferimenti alla trazione azteca, etrusca, romana fino al Rinascimento italiano - o proiettare ombre di architetture classiche su oggetti illuminati dalla luce del Pop europeo (senza mai scordare il debito con la tradizione della pittura americana Anni ‘70).

Una commistione, quella tra ceramica e pittura, resa ancora più esplicita dall’integrazione in tempi recenti di tele ad elementi tridimensionali, e messa intenzionalmente in evidenza in questa mostra: le opere di Woodman si confrontano infatti qui in maniera diretta da un lato con l’opera  scultorea di Marino Marini  - attraverso un allestimento, nel secondo piano del museo, che ne esalta le sinergie - e dall’altro con l’eroica avventura pittorica del Quattrocento fiorentino, reiterato in particolare dal lavoro che apre il percorso espositivo Of Botticelli, 2013: una composizione che riempie la prima sala della mostra con frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle vigne e vedute rinascimentali che si aprono su giardini immaginari.

La seconda stanza è caratterizzata dal dialogo tra il lavoro più datato tra quelli qui presentati, Theater 3 (2001), e una delle opere più recenti, Lucia's Room (2013), opera nella quale la commistione tra pittura e ceramica si fa evidente e nella quale l'artista mostra uno degli aspetti tipici del suo repertorio, ovvero il confronto con l’iconografia delle “nature morte” che ritornerà in altre opere in mostra.

Nel Sacello della cripta la forma iconica del vaso si manifesta per la prima volta nella sua tridimensionalità: Vase Upon Vase, Ariana, 2010,  come suggerisce lo stesso titolo, sovverte il tradizionale rapporto tra l'oggetto scultoreo e il suo basamento, mentre in Aztec Vase and Carpet 1, 2012, l'artista gioca con le dimensioni e le prospettive trasformando la tela nella forma tipicamente domestica del tappeto.

Nell'ultima stanza della cripta la mostra lascia spazio a quattro tele: quattro diversi modi di affrontare il rapporto tra pittura e scultura, tra collage e dipinto, tra quel che viene incluso dalla cornice e ciò che ne resta fuori – ma soprattutto quattro elementi di un ambiente domestico, come sottolineato dal costante riferimento alla stanza nel titolo dei singoli lavori.

Al secondo piano l'allestimento si concentra infine sulla stretta relazione tra l'opera dell'artista americana e le sculture di Marino Marini allestite in modo permanente nel museo. Quasi come in uno spartito musicale, pieni e vuoti si alternano. Le sagome sinuose e femminili dei vasi (reiterate dagli stilemi pittorici con cui la Woodman li “decora”) dialogano con le forme piene dei corpi, anch'essi di donna, delle sculture di Marini, mentre la ceramica, delicata e fragile, utilizzata dalla Woodman agisce da contrappunto alla solidità del gesso e all'eternità del bronzo a cui ricorre l'artista italiano. Diversi e distanti i due artisti sembrano essere accomunati dal piacere per la creazione della forma e della composizione pittorica, resa evidente da alcuni – casuali seppur evidenti – punti di contatto tra il trattamento policromo di uno e dell'altra.                                                                                                                                                                                       

Dopo il Museo Marino Marini, la mostra avrà una seconda tappa presso l'ICA (Institute of Contemporary Arts) di Londra, dal 2 febbraio al 10 aprile 2016, dove troverà nuova configurazione e allestimento, sempre a cura di Vincenzo de Bellis.

In occasione della doppia mostra è inoltre prevista una pubblicazione monografica sull’artista, finalizzata a rileggerne le evoluzioni e riscoprirne il ruolo all’interno della storia della pittura di matrice americana dalla seconda meta del Novecento ad oggi.

Betty Woodman (nata nel 1930), ha studiato ceramica al The School for American Craftsmen alla Alfred University di Alfred, New York, dal 1948 al 1950. Ha ricevuto molte onorificenze, fra cui nel 1995 la Rockefeller Foundation Fellowship del Centro Studi di Bellagio, Italia; nel 1980 e nel 1986 il National Endowment for the Arts Fellowships; nel 1966 il Fullbright-Hays Scholarship a Firenze. Ha cominciato ad insegnare all’Università del Colorado, a Boulder nel 1979 ed è stata riconosciuta “Professor Emeritus” nel 1998. Ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Belle Arti dal Rhode Island School of Design nel 2009, la Laurea Honoris Causa in Lettere dalla Università del Colorado nel 2007 e la Laurea Honoris Causa in Belle Arti dal Nova Scotia College of Art and Design nel 2006. Sposata con George Woodman, pittore e fotografo di fama internazionale, ha avuto da lui due figli, Charles, video-artist e Francesca, fotografa, morta nel 1981. A partire dal 1968 le sue opere sono state incluse molto frequentemente in esposizioni collettive e fanno parte di più di 50 collezioni pubbliche, fra le quali: Boston Museum of Fine Arts, Massachusetts; Museo Internazionale di Ceramica di Faenza; Metropolitan Museum of Art di New York; Musée des Arts Decoratifs di Parigi; Museu Nacional do Azulejo di Lisbona; Museum of Modern Art di New York; National Gallery of Art di Washington, D.C.; Victoria and Albert Museum di Londra; World Ceramic Center di Ichon, Korea.

SEDE: Museo Marino Marini - Piazza San Pancrazio, Firenze

ORARIO: 10:00 - 17:00, chiuso il martedì e i giorni festivi

INGRESSO: intero: € 6, ridotto € 4, studenti € 3

INFO: +39 055.219432 - e.mail: info@museomarinomarini.it - www.museomarinomarini.it

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