Bill Viola. Rinascimento elettronico

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di Ludovica Sebregondi*
Il titolo della mostra allestita a Palazzo Strozzi da  Arturo Galansino, direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi e Kira Perov, direttore esecutivo Bill Viola Studio, racchiude i due poli che la caratterizzano: Viola - il più famoso videoartista al mondo - trae ispirazione per le sue opere da quelle del passato, in particolare del Quattro e Cinquecento, ma è un «pittore elettronico», che usa i pixel al posto dei colori e attualizza un immaginario rinascimentale reinterpretandolo.

Utilizzando la tecnologia Viola esplora aspetti spirituali e percettivi dell’esperienza umana, focalizzandosi su temi universali. Scrive infatti «Le mie opere servono a trasformare la nostra percezione, per guardare finalmente non davanti, ma dentro di noi» e indaga l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze opposte ed energie della natura quali acqua e fuoco, luce e buio. Centrale, nei suoi lavori, il ciclo di vita, morte e rinascita.

Un avvertimento dovrebbe essere posto all’ingresso della mostra: «Dimenticatevi del tempo», infatti Viola, utilizzando immagini fortemente rallentate, lavora sul tempo interiore dello spettatore, facendolo astrarre dalla propria dimensione temporale e mettendolo in contatto con l’essenza dei sentimenti, delle passioni, delle paure di ciascuno. Fondamentale il confronto tra tempi oggettivi e soggettivi, complice il buio delle sale, il silenzio e i suggestivi suoni che sono parte integrante dei lavori.

Un avvenimento fondamentale nell’esistenza di Viola, che ha segnato la sua arte, è stato quando a sei anni, in vacanza in montagna con la famiglia, si tuffa in un lago e sta per annegare. Dirà in seguito: «fui così incantato dalla bellezza di ciò che vidi sotto, che solo dopo che mio zio mi salvò mi potei spaventare da morire. Da allora l’acqua è centrale nel mio mondo. È la vita ma può anche distruggerla, mi aiuta a dire: “vai oltre la superficie delle cose, punta alla loro anima”». E le sue opere affondano le radici, oltre che nel misticismo cristiano, nelle tradizioni spirituali della filosofia indiana, nel buddhismo zen, nel sufismo islamico.

Nato a New York nel 1951 da famiglia europea (il nonno era originario della provincia di Pavia e, all’italiana, l’artista vuole che si pronunci il suo cognome), Bill Viola si iscrive alla Facoltà di arte della Syracuse University e si laurea in Experimental Studies. Da subito si interessa alla videoarte ancora agli esordi e questo duplice interesse emerge nella mostra fiorentina, la più ampia retrospettiva mai realizzata sull’artista, che copre i quarant’anni della sua carriera, sottolineando soprattutto la speciale relazione con Firenze, dove Viola ha lavorato agli inizi della sua carriera. Dal settembre 1974 al febbraio 1976 è stato infatti direttore tecnico di art/tapes/22, straordinario studio di produzione di videoarte fondato da Maria Gloria Conti Bicocchi in via Ricasoli al numero 22. Una sala della mostra in Strozzina ripercorre, grazie alle fotografie di Gianni Melotti, quegli anni irripetibili per Bill e di stretto rapporto con gli altri giovani che vi lavoravano: Andrea Giorgi, Carmine Fornari, Alberto Pirelli.

Nell’esposizione si crea anche uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo attraverso un inedito confronto diretto delle opere di Viola con i capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e hanno segnato l’evoluzione del suo linguaggio: la Visitazione del Pontormo per il video The Greeting; la tavola con Caterina da Siena e quattro beate domenicane di Andrea di Bartolo per Catherine’s Room; il Cristo in pietà di Masolino da Panicale per Emergence; Il Diluvio universale e la recessione delle acque di Paolo Uccello per The Deluge; Adamo ed Eva di Lukas Cranach per Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity.

Il rapporto di Viola con la storia e l’arte toscane viene inoltre esaltato attraverso importanti collaborazioni con musei e istituzioni quali il Museo dell’Opera del Duomo, gli Uffizi, il Museo di Santa Maria Novella a Firenze, e con le città di Empoli e Arezzo.

Ludovica Sebregondi
curatrice della Fondazione Palazzo Strozzi

SEDE: Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi - Firenze

ORARIO: tutti i giorni, anche nei festivi, 10-20, giovedì 10-23

INGRESSO: € 12,00 Intero;  9,50Maggiori di 65 anni, giovani fino ai 26 anni, gruppi organizzati (min. 10 persone) con prenotazione, categorie convenzionate; € 8,50 clienti di Banca CR Firenze e Gruppo Intesa Sanpaolo (valido anche per un accompagnatore). € 6,00 possessori biglietto Gallerie degli Uffizi € 4,00 Ragazzi dai 6 ai 18 anni, giovani fino ai 26 anni il giovedì dalle ore 18.00, gruppi scuole e università, possessori MaggioCard, Pergola26, tessera ARDSU. Gratuito Bambini di età inferiore ai 6 anni, visitatori con disabilità e accompagnatori, accompagnatori di gruppi, insegnanti con classe, giornalisti con tessera professionale previo accredito, guide turistiche, possessori Firenzecard, Soci della Peggy Guggenheim Collection, Soci ICOM, Amici di Palazzo Strozzi.

INFO: Tel +39 055 2645155 info@palazzostrozzi.org  www.palazzostrozzi.org/mostre/bill-viola/

https://youtu.be/GJnpfhdLRJQ