Gioacchino Pontrelli

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Esposte circa trenta opere, tra quadri e dittici, un formato questo che è diventato elemento distintivo della ricerca di Gioacchino Pontrelli. Ogni singolo quadro, come sottolinea Claudio Libero Pisano in catalogo, rimanda a percorsi narrativi differenti. «Uno di seguito all'altro compongono sistematicamente la misura del suo lavoro. La curiosità e la meraviglia iniziale lasciano spazio alla necessità di un'indagine visiva più approfondita. La qualità pittorica è un lasciapassare verso ambiti più complessi. Lo spettatore è parte responsabile e sta a lui varcare le soglie che lo porteranno nelle diverse stanze che, nel procedere della visione, si dipanano su ogni singolo quadro».

Gioacchino Pontrelli, nato a Salerno nel 1966, si è formato all'Accademia di Belle Arti di Roma dove vive e lavora. Attraverso la pittura, ha intrapreso una sua personale ricerca nell'ambito dell'interpretazione e della rivisitazione di oggetti e immagini che definiscono la complessa realtà attuale. La pittura diventa il mezzo per alterare e ridefinire i codici con cui la contemporaneità è percepita. Trasforma immagini standardizzate, spesso riprese da riviste di interior design, in paesaggi privati, più mentali che fisici, carichi di una forte componente psicologica ed emozionale. Pontrelli inizia il suo lavoro sulla tela preparando la superficie e usa alternativamente colori tradizionali, pitture industriali o pigmenti, dando così vita alla sua opera. L'elemento umano emerge dalle figure di poltrone, sedie e tavoli inseriti nelle tele, che diventano icone, nature morte. Usa luci artificiali perché è il modo, secondo l'artista, in cui oggi l'uomo percepisce e vive la realtà.

SEDE: Tornabuoni Arte - Contemporary Art - Arte Contemporanea - via Maggio 58 r - 50125 Firenze

ORARIO: Lunedì 15:00 -19.30; dal martedì al venerdì 10:30 - 13:00 e 15.00 - 19.30; Sabato 10:30 - 13:00 e 14:00 - 19:00.

INGRESSO: libero

INFO:  055/ 289297 - e-mail: contemporary@tornabuoniarte.it - www.tornabuoniarte.it

CATALOGO: FORMA Art Today con testi di Claudio Libero Pisano e Raffaele Gavarro.