Je vous écris de Pise. Pisa nell'album di una famiglia francese dell'Ottecento

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Ce lo ricorda una mostra dedicata ad Adèle Poussielgue e che pone tra gli appuntamenti culturali più importanti di fine anno. Nell’Ottocento Pisa (come altre città della Toscana che affascinavano soprattutto gli artisti) era una delle mete più esclusive del Grand Tour, il viaggio di istruzione intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa. Solo tra il 1833 ed il 1845 ogni anno almeno 120 famiglie francesi, inglesi e russe vi soggiornavano, particolarmente nella stagione invernale: risiedevano in storici palazzi o nei più esclusivi alberghi; amavano passeggiare sul bel teatro dell’Arno pisano; abitudine che, nel 1827, aveva fatto scrivere a Giacomo Leopardi «… quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue».

Bene, questa scenografia, quest’atmosfera fa da sottofondo anche al volume (edito da Ets, pagine 100, euro 10) che affianca l’esposizione Je vous écris de Pise – Pisa nei disegni di una famiglia francese dell’Ottocento, scritto dopo venti anni di ricerche da Alessandro Panajia (professore fiorentino già vicepreside nelle Scuole superiori, ma con marcate origini ed interessi culturali pisani) che assieme a Stefano Renzoni e Maria Chiara Favilla ha curato l’evento allestito dalla Fondazione presieduta da Cosimo Bracci Torsi, con il patrocinio del Comune e del Consolato francese di Firenze.

Il carteggio pubblicato in questa occasione, è conservato in Savoia dagli eredi della famiglia Poussielgue. «In sostanza – ci spiega Panajia – sono le lettere che questi signori francesi scrivevano ai congiunti da Pisa durante il loro soggiorno. Contengono descrizioni della città e dei dintorni e sono collegate ai disegni che saranno esposti a Palazzo Blu. La particolarità importante di questo epistolario è quella di dare una nuova paternità all’autrice dei disegni. Sino ad oggi erano ritenuti di mano di M.lle de la Morinière, mentre la vera autrice fu la zia Adèle Poussilegue e, in parte, la nonna Stanilas-Pierre-Albine».

Una ricostruzione certosina messa a disposizione non solo degli studiosi e degli storici dell’arte, ma anche di un più vasto pubblico, della vita di Pisa quale era nell’Ottocento, la sua comunità cosmopolita, la sua cultura. Come sottolinea nella prefazione il sindaco Marco Filippeschi: «Dalle delicate e romantiche illustrazioni contenute nel volume e da quelle selezionate per il percorso espositivo, trapela il fascino della nostra città e si svela l’intreccio degli antichi rapporti di Pisa con la Francia; rapporti ancor oggi vivi e importanti per l’economia cittadina. Il lavoro di Panajia avvicina, inoltre, il grande pubblico al mondo, tradizionalmente occulto ai non specialisti, degli archivi. Un mondo in cui si possono scoprire affinità resistenti al tempo ed i cui percorsi, possono suggerire indicazioni valide al complesso processo di integrazione, che oggi vede impegnata l’Unione Europea».

L’architettura ed i paesaggi rappresentati nella mostra e descritti nel volume di Panajia danno un’idea precisa di quello che poteva interessare i francesi dell’epoca, con un romanticismo ed un realismo che colpiscono. Ora ci si augura – questo è anche l’auspicio di Isabelle Mallez, console onoraria di Firenze e direttrice dell’Istituto francese – che la scoperta di Adèle Poussielgue a Pisa abbia un seguito in Francia per riportare alla luce una personalità fine e per dimostrare il talento di una donna artista dell’Ottocento.

Antonio Lovascio

SEDE: BLU | Palazzo d’arte e cultura - Lungarno Gambacorti, 9 - Pisa

ORARIO: Martedì-venerdì 10-19 (dal 16 ottobre fruibile anche il lunedì); sabato-domenica 10-20

INGRESSO: libero

INFO: Tel: 050 220.46.50 - info@palazzoblu.it