La Vergine e la Femme Fatale. L'eterno femminino nell'immaginario grafico del Simbolismo e dell'Art Nouveau

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Parole chiave: mostre (217)

La mostra, che rientra nel progetto AltoBasso 2017 curato da Comune di Sesto Fiorentino e Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata, è una nuova indagine nella cultura figurativa europea tra'800 e'900 che intende rivisitare l'immaginario legato all'eterno femminino attraverso circa 300 opere grafiche tra incisioni e illustrazioni di libri e riviste di una stagione ineguagliata, che ancora una volta ci rivela lo straordinario livello di fantasia e creatività che la percorse.

Nelle opere di questa suggestiva rassegna si manifesta l'idolatria esasperata di un'epoca per un universo femminile dalle mille sfaccettature e contraddizioni, alle soglie di un progresso e di un'emancipazione dei costumi ormai sentiti in tutta la loro impellente necessità. Ne emerge un caleidoscopio che si delinea soprattutto nella fantasia maschile, modellando l'immagine della donna nuova su basi che da un lato ne rivendicano la libertà assoluta e l'estremo predominio, dall'altro la inchiodano a ruoli e ad archetipi rigidi e contrapposti mitizzandone ed estremizzandone l'immagine su un piano simbolico oltre i confini del reale: donna mercificata e sublimata, riprodotta in immagini simulacro di godimento estetico e sensuale, amplificata e proiettata dalla letteratura alle arti maggiori e minori.

Il nuovo gusto introdotto dal simbolismo e dall'Art Nouveau si appoggia sui preraffaelliti inglesi, sul panteismo e neo-paganesimo germanici e sulla letteratura tardo-romantica francese di filiazione baudelairiana: in esso convergono quindi nobiltà e miseria, spleen e ideale, erotismo e tragedia.

La cultura estetica di fine secolo enfatizza il mito delle femme fatale alla quale si contrappone la figura asessuata della vergine casta, la musa santa che diviene proiezione mistica ed epitome dell'arte ideale particolarmente cara a Joséphin Péladan e agli artisti affiliati all'estetica rosacrociana.

Un lontano passato di memorie è fatto rivivere sotto le spoglie di figure muliebri –– angelicate, peccatrici o funeste –– della mitologia, dell'antichità, dei testi sacri e della letteratura: Beatrice, la Vergine Maria, Giovanna d'Arco, Saffo, Pandora, la meretrice di Babilonia, Cleopatra, Semiramide, Medea, Salammbô, Maria di Magdala, Erodiade e prima su tutte Salomè, una delle incarnazioni più radicali della donna fatale romantica, il mito di un eros ambiguo e perverso, quintessenza degli umori decadenti fin-de-siècle, l'enfant fatale, la danzante vergine crudele magnificata dalla fantasia di Gustave Moreau nel dipinto così splendidamente descritto da Huysmans in À rebours e dal genio di Aubrey Beardsley, prescelto da Oscar Wilde per illustrare il suo dramma.

Una selezione di opere significative documenta la figura eminente e trasgressiva di Félicien Rops, illustratore dei maggiori protagonisti della letteratura decadente francese, da Barbey d'Aurevilly a Péladan, da Mallarmé a Verlaine: un artista folgorante anche per Baudelaire che già nel 1866 volle un suo frontespizio per illustrare Les epaves, libro pubblicato in Belgio con le liriche censurate in Francia nella prima edizione di Les fleurs du mal.

Un'altra nutrita sezione è dedicata al parigino, figlio di padre olandese e madre belga, Georges De Feure –– raffinatissimo esponente dell'Art Nouveau francese e per la prima volta espostoin Italia ––, che traghetta Baudelaire e Rops nel decorativismo raffinato della linea fluente di finesecolo, passando dalle femmes damnées alle femmine-fiore, fino alla sofisticata e algida donna elegante. Moltissimi sono gli artisti francesi in mostra, dai più famosi come Alfons Mucha –– glorificatore della femme fatale per eccellenza vivente sulla scena e icona incontrastata dei pittori e disegnatori del tempo, Sarah Bernhardt , Eugène Grasset e Paul Berthon, a nomi poco noti al pubblico italiano e per questo interessanti scoperte come Jeanne Jacquemin, Valère Bernard, Marcel Lenoir o Maurice Dumont. Presenti, in continuità con la mostra precedente, significativi protagonisti dell'area simbolista tedesca come Max Klinger, Otto Greiner o Franz von Stuck. Ma non mancano al panorama esaustivo internazionale artisti inglesi (da Beardsley agli ex libris preraffaelliti), boemi (Josef Vachal, Františšek Kobliha, Max ŠŠvabinský) scandinavi (Tyra Kleen, Olaf Lange), belgi (Fernand Khnopff, Armand Rassenfosse, Emile Berchmans), austriaci (Franz von Bayros), olandesi (Jan Toorop) e italiani (da Giulio Aristide Sartorio a Raoul Dal Molin Ferenzona) ad evidenziare la diffusione ampia e trasversale di uno dei miti più affascinanti dell'epoca, paragonabile quasi a una specie di magnifica ossessione artistica collettiva.

Le opere in mostra provengono in massima parte dalla collezione privata di Emanuele Bardazzi. Sua è anche la curatela scientifica con la collaborazione di Giulia Ballerini e M. Donata Spadolini. Nel catalogo (edito da Polistampa), con introduzione del sindaco di Sesto Fiorentino, oltre ai loro testi dedicati rispettivamente al contesto letterario e artistico decadente francese, a quello dannunziano e alle biografie degli autori in mostra, presenti anche un saggio su Georges De Feure di Ian Millman, massimo esperto dell'artista e autore della principale monografia nonché curatore di importanti esposizioni internazionali su di lui, uno su Octave Uzanne e la femme dello studioso e bibliofilo parigino Bertrand Hugonnard-Roche, anteprima di un suo imminente libro dedicato al tema, e uno sulla figura di Salomè indagata nella letteratura e nelle arti figurative da Annalisa Proietti Cignitti, amministratrice e autrice del blog Rocaille.

SEDE: Centro espositivo «Antonio Berti» - Via Bernini, 57 - Sesto Fiorentino (FI) - La Soffitta Spazio delle Arti c/o Circolo Arci di Colonnata - Piazza M. Rapisardi, 6 - Sesto Fiorentino (FI)

ORARIO: da martedì a sabato 16-19; la domenica 10-12 e 16-19; lunedì chiuso.

INGRESSO: gratuito

INFO: 335.6136979