Lapislazzuli. Magia del blu

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Un blu unico diverso da tutti gli altri, un blu profondo, intenso: è il blu del lapislazzuli. Potrà sembrare strano, ma a questa roccia particolarmente dura composta da lazurite, calcite e pirite, è dedicata la mostra Lapislazzuli. Magia del blu, al Museo degli Argenti in Palazzo Pitti a Firenze. Questa pietra rara, più preziosa dell’oro, veniva estratta in Oriente, nelle cave di Sar-e-Sang, tra le montagne del Badakhshan (odierno Afghanistan), unico giacimento noto nell’antichità, visitato anche da Marco Polo nel XIII secolo. Per la sua bellezza, per quelle sue vene dorate, per quel colore così intenso, il lapislazzuli divenne simbolo di ricchezza, già nella letteratura sumerica. E fin dall’antichità fu utilizzato nella realizzazione di manufatti artistici di grande pregio e bellezza.

La mostra, curata da Maria Sframeli, Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli e Giancarlo Parodi, non approfondisce solo l’aspetto artistico degli oggetti, ma anche quello mineralogico consentendo approcci singolari e non usuali per la storia dell’arte. In tal senso il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, diretto da Giovanni Pratesi, ha giocato un ruolo importante nell’elaborazione della mostra e una sezione dedicata ad aspetti più prettamente scientifici è stata allestita al Museo della Specola.

Nel Museo degli Argenti quattro sono le sezioni che ci introducono nel mondo del lapislazzuli. La prima presenta una selezione di campioni di questa pietra a diretto confronto con gli straordinari oggetti realizzati con questa pietra: coppe, fiasche e mescirobe, destinate originariamente alle corti principesche del Rinascimento, provenienti da musei di Madrid, Oxford, Dresda, Stoccarda. Ovviamente non mancano alcuni dei vasi intagliati in lapislazzuli che facevano parte della collezione medicea: una raccolta di oggetti iniziata da Cosimo I ed accresciuta da Francesco I nei laboratori del Casino di S. Marco e proseguita dal fratello Ferdinando. Sono oggetti che provocano un’intensa ondata emotiva, che hanno come una carica magica capace di evocare le profondità del mare o la volta stellata di un cielo notturno.

Nella seconda sezione viene raccontata l’evoluzione dell’utilizzo del lapislazzuli nel primo Seicento in due ambiti, quello del commesso e quello della pittura. E gli oggetti prodotti sono strabilianti: dalla scacchiera veneziana del Victoria and Albert Museum di Londra, al piano di tavolo con Veduta del porto di Livorno su disegno di Jacopo Ligozzi; per passare poi allo stipo di Alemagna, fantasmagorico mobile con effetti a sorpresa, uno dei massimi capolavori dell’ebanisteria. La terza sezione mostra il momento in cui questa pietra diventa sempre più rara e destinata esclusivamente alla realizzazione di oggetti profani e suppellettili sacre come il servizio di Cartaglorie di Luigi Valadier.

Infine l’ultima sezione è dedicata al pigmento. Quando si tratta dell’utilizzo del lapislazzuli in campo artistico si pensa all’azzurro oltremarino che Cennino Cennini, nel suo Trattato sulla pittura scritto agli inizi del XV secolo, ebbe a definire «colore nobile, bello, perfettissimo oltre tutti i colori», descrivendo anche come ottenere il prezioso pigmento dalla macinazione della pietra. Questo colore verrà utilizzato in opere di grande rilevanza artistica come gli affreschi della Basilica romana dei S. Apostoli di Melozzo e ricorre nelle pitture del Sassoferrato o di Artemisia Gentileschi. Questa particolare mostra non poteva chiudersi senza gettare uno sguardo alle sperimentazioni tentate fin dal Settecento e protratte per tutto il secolo successivo, per ricercare materiali che potessero sostituire la preziosa roccia e creare un pigmento che uguagliasse  l’intensità dell’oltremare. A tale proposito è esposta la Victoire de Samothrace S9 (1973) di Yves Klein, che al blu ha dedicato le ricerche artistiche dell’intera sua vita. Infine una piccola sezione è dedicata anche ai gioielli del Novecento e contemporanei.

Rossella Tarchi

SEDE: Museo degli Argenti, Palazzo Pitti - Piazza Pitti - Firenze

ORARIO: giugno, luglio e agosto 8.15-18.50; settembre e ottobre 8.15-18.30 chiuso primo e ultimo lunedì del mese.

INGRESSO: euro 10, ridotto euro 5 per cittadini U.E. tra 18 e 25 anni, il biglietto consente anche l’accesso al Museo degli Argenti, Giardino di Boboli, Museo delle Porcellane, Galleria del Costume e Giardino Bardini.

INFO: prenotazioni:Firenze Musei, Tel: 055 294883 - Costo della prenotazione: € 3,00