Le mura di Orfeo

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In un centro protagonista di una lunga e illustre storia, e dunque dotato di forte identità, non manca mai chi ne interpreta con creativa potenza il “genius loci”, divenendo l’artista di riferimento per più generazioni. A San Miniato al Tedesco, nobilissima cittadina che dalla posizione territoriale in equilibrio fra Firenze e Pisa seppe trarre la propria autonomia, ben visibile nella presenza del vescovado, dell’Accademia degli Euteleti, di musei d’arte e d’altre prestigiose istituzioni, Luca Macchi ai nostri giorni è quell’interprete, è quell’artista: un pittore dalla lunga esperienza, declinata in iniziative espositive sia dentro che fuori l’amato luogo natale, il quale inoltre affianca al suo lavoro creativo una ricerca storica e scientifica, che lo rende presente nei ruoli ulteriori di storico dell’arte e curatore. A due altre personalità d’artisti, manifestanti ognuno nella sua epoca quel “genius loci”, egli ha infatti dedicato le sue attenzioni e sollecitudini di curatore, di studioso e anche di custode delle memorie: a Ludovico Cardi detto il Cigoli e a Dilvo Lotti, il primo grande pittore e architetto alla corte dei Medici fra il Cinque e il Seicento, il secondo pittore e promotore culturale, attivo specialmente nell’arte sacra dagli anni Trenta del secolo scorso».

Così Cristina Acidini, presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, introduce Luca Macchi nel catalogo della mostra personale «Le mura di Orfeo», curata da Nicola Micieli e ospitata in Palazzo Grifoni, nel centro storico sanminiatese, che fino a domenica 28 maggio presenta 45 opere dell’artista locale.

«La suggestiva potenza delle sue immagini – prosegue la Acidini – attinge nel profondo della cultura collettiva mediterranea, da cui vengono situazioni e personaggi del mito, posti al centro di una rete di simboli, rimandi e allusioni senza tempo: “… una semplice e chiara enunciazione la quale assume un immediato e trasparente potere simbolico”, ne scrisse Mario Luzi. E come comprimaria di queste evocazioni domina la Natura, in ogni sua espressione, a partire dall’ambientazione in paesaggi di matrice toscana ma trasfigurati, scomposti e ricombinati da pennellate spigolose e sicure, larghi sotto il cielo e insieme cavernosi e tellurici, in forza delle stesure indefinibili che si addensano sotto il piano di campagna. A tutti gli elementi naturali, inoltre, si rivolge l’attenzione di Macchi, che dedica una passione da investigatore botanico alle fronde e alle foglie. Intrecciate in ghirlande all’antica, spesso le frasche scendono sui volti dei suoi Orfei dalla bellezza classica e pensosa, come corone troppo pesanti da portare, o come bende che pietosamente nascondano la visione di un presente alieno e il presagio d’un futuro inquietante».

La presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno si sofferma quindi su un particolare del percorso espositivo, le opere «Il Cielo», «La Terra» e «Il Mare», tre realtà personificate in grandi sagome, «Esseri che nel Tempo del Sogno, precedente alla comparsa della vita, crearono per impregnazione spirituale il mondo e i viventi che conosciamo. E così il Cielo di Macchi pensa e crea la volta celeste, d’un blu profondo e prezioso costellato di corpi astrali a foglia d’oro. La Terra genera con la musica il bel profilo d’una catena montuosa in un paesaggio d’impronta toscana. Sul Mare ondeggia un’acqua pensile, verde al modo dei dipinti gotici e rinascimentali, già popolata di pesci dai contorni sinuosi e svelti».

«Con questa mostra – conclude la Acidini – Macchi aggiunge un altro prestigioso evento al suo lungo e intenso percorso artistico, e insieme dimostra – una volta di più – come si possa vivere e operare sul territorio, traendo da esso i succhi più vitali, senza tuttavia confinarsi in angustie provinciali e in localismi, ma anzi mantenendo aperti e fecondi dialoghi cultuali in un raggio amplissimo».

A sottolineare più sinteticamente ma con grande efficacia il messaggio sotteso nell’intero percorso del pittore è invece il vescovo di San Miniato mons. Andrea Migliavacca: «La scoperta delle opere del Macchi consente di apprezzare l’attenzione all’umano che traspira da ogni sua opera, l’umano colto nella profondità di chi ne cerca la spiritualità, la presenza del sacro, lo spirito di Dio. Il tratto, i colori, gli ambienti che ritroviamo nelle opere del pittore sono un misto di solennità e di sensibilità, di fantasia e di concretezza, di umanità e di sacralità che fanno di queste realizzazioni opere uniche nel loro genere. Il Macchi si colloca dunque nella schiera dei grandi pittori di San Miniato, tra i quali ricordiamo Dilvo Lotti e Luca è quasi l’artista che raccoglie e realizza in modo poi originale l’eredità di quest’ultimo».

M.L

SEDE: Palazzo Grifoni - San Miniato (Pi)

ORARIO: dal martedì al venerdì ore 15-18; sabato e domenica ore 15-19

INGRESSO: libero

INFO: cultura@comune.san-miniato.pi.it, tel. 0571-406700; San Miniato Promozione tel. 0571-42745