Lloyd: paesaggi toscani del Novecento

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Per le cure di Lucia Mannini e Mattia Patti, col supporto della Fondazioni Cr Firenze e Parchi monumentali Bardini e Peyron, è stata realizzata la bella mostra Lloyd, Paesaggi toscani del Novecento, con un catalogo esemplare di Polistampa. Possiamo subito dire che mostra e catalogo, arrivano dopo rarefatti studi sull’artista, se non fosse per quelli del compianto Raffaele Monti sul «Divisionismo toscano» (1995) e l’importante saggio della stessa Mannini, «Llewelyn Lloyd e l’eredità della Macchia» nella preziosa rivista «Artista. Critica dell’arte in Toscana» (2001), diretta da Carlo Del Bravo.

Nato a Livorno nel 1879 da padre inglese (Galles), Lloyd muore a Firenze nel 1949: un arco temporale comprensibilmente complesso che l’Artista ebbe ad affidare ai suoi scritti raccolti nel volume postumo Tempi andati, pubblicato nel 1951 e poi rieditato nel 2007 da Dario Matteoni.

Il saggio della Mannini - La pittura di Lloyd dal divisionismo agli anni Venti - scorre chiaro ed efficace, ricco di una sapiente e convincente filigrana filologica, che ci accompagna dai primi anni giovanili della formazione livornese nello studio di Guglielmo Micheli, ove già forte e consolidata era l’ammirazione per il «Maestro» Giovanni Fattori agli attraversamenti del futurismo (a cui rimase indiffernte), alle frequentazioni di Gino Romiti, Benvenuto Benvenuti, Antony De Witt, Amedeo Modigliani e Oscar Ghiglia (di cui fu sodale). Livorno, al tempo della giovinezza di Lloyd, era un crocevia di esperienze e di tendenze, riportate da altri artisti come Vittorio Corcos, Alfredo Müller, Lionetto Cappiello e Giorgio Kienerk; ove arrivava intenso l’eco di Plinio Nomellini, delle sperimentazioni divisionistiche e impressionistiche; e, fortemente, di Segantini e Millet. Ovviamente, fra gli «attraversamenti» non poteva non esser ricordato quel 1909, col dibattito apertosi con lo Sforni e la Prima esposizione italiana dell’impressionismo francese organizzata da Ardengo Soffici al Lyceum di Firenze.

Riprendiamo due lucidi passi dello svolgimento della Mannini: «Se “la pittura moderna schiava talvolta di gretta imitazione dal vero si è impoverita”, per essere “di più grande respiro”, essa dovrà “ritornare verso certe intenzioni degli antichi, guardare agli artisti del Tre e del Quattrocento non per cercarvi temi o soggetti da copiare, ma per assimilare la matrice della loro arte”: queste sono le parole con le quali Lloyd nel 1922 definiva il suo modello di arte moderna, sostenendo apertamente quel parallelo macchiaioli-primitivi che, divenuto a quella data ormai tema portante di molta critica, rappresentava per lui una valida alternativa all’arte figurativa contemporanea, nella quale vedeva l’applicazione di mode (leggi il movimento di Novecento) e dalla quale si sentiva sempre più lontano».

Ed ancora: «Per Lloyd, come per molti artisti toscani contemporanei, tuttavia, il filo con la matrice della Macchia non era mai stato del tutto reciso e la riflessione su quella tradizione proseguiva ora in una naturale continuità, sebbene più evidente e con l’avallo della critica che si preoccupava anche di sottolinearne la toscanità».

Ma questa occasione di Villa Bardini dimostra ben altro: testimonia di una dimensione e di una personalità quanto meno «europea», con un suo autonomo preciso spazio nel Novecento. Del resto, nell’autografa dichiarazione poetica di Lloyd, riportata in apertura del saggio di Patti sui disegni lloydiani, si legge: «Quotidianamente bisogna fare disegni per studio affinché quando tu ti trovi quella cosa che ti impressiona tu abbia i mezzi più pronti per poterla afferrare. La mancanza di immediatezza d’occhio e prontezza di mano per difetto d’allenamento nel lavoro ti fanno perdere un tempo prezioso. Le cose belle, quelle che veramente producono in te grande emozione , sono quasi sempre fugaci per la luce, per i toni, per l’insieme di ciò che ti commuove. Credo che quel lavoro che noi facciamo e dobbiamo fare, dirò così, a freddo, sia nel disegno come nel colore, è utile solo per potere poi al momento opportuno creare quella tela che si approssimi il più possibile alle solenni parole: opera d’arte». Così balza evidente il fondamentale ruolo del disegno in Lloyd. Con l’attitudine, come era stato per Fattori (sua indiscutibile «stella fissa» di riferimento), di appuntare ovunque su taccuini, fogli sparsi, frammenti casuali di carta, quelle immagini quotidiane che sarebbero state riportate poi sulla tela. La pratica di annotare i colori sugli appunti grafici era una consuetudine che lo appagava, anche per riferimenti nobili su cui riferisce: «Van Gogh faceva alcune volte, come del resto Fattori, dei disegni scrivendo nelle zone i colori assoluti, rosso, verde, e qualche altra volta sfumature, come grigio, celestino, ecc. Nello studio, poi, dipinti e opere magnifiche. Solo Cézanne ha al massimo il senso di abbracciare in un solo sguardo l’insieme dei toni e dei volumi, pur facendo tutto dal vero». Dimostrando, ancora una volta, la fondatezza delle radici dell’Accademia delle Arti del Disegno: del disegno, cioè, alla base dell’architettura, della pittura e della scultura.

Francesco Gurrieri

SEDE: Villa Bardini - Costa San Giorgio, 2 - Firenze - Parcheggio gratuito riservato all’interno del Forte Belvedere

ORARIO: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle ore 18). Lunedì chiuso

INGRESSO: Intero € 8.00; Ridotto € 6.00 riservato a visitatori dai 7 ai 14 anni, studenti, gruppi superiori a 10 pax (solo Villa), ai soci ACI, Touring Club, Unicoop Firenze, FAI ed ha chi è in possesso del biglietto di Museo del 900, Museo di Palazzo Vecchio, Forte Belvedere. Ridotto € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori), per i soci FAI Giovani e per i possessori del biglietto a pagamento del Giardino Boboli-Bardini Gratuito per diversamente abili e loro accompagnatori, giornalisti, insegnanti con scolaresca, guide turistiche e bambini sotto i 6 anni, possessori della Firenze Card (dal 1 novembre 2015)

INFO: 055-20066206 055-20066206 (lunedì-venerdì) - 055-2638599 (sabato e domenica, ore 10 – 19) - info@bardinipeyron.it - www.bardinipeyron.it