Marco Bellocchio. La pittura dietro l'obiettivo

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La mostra raccoglie oltre 100 opere di Marco Bellocchio, regista di documentari, cortometraggi e lungometraggi cinematografici, di pieces teatrali (tra cui si ricorda il celebre Rigoletto del 2010 a Mantova con Placido Domingo, tramesso in diretta tv RAI in 148 paesi), attore, sceneggiatore e produttore ma anche un artista visivo.

Le sale al piano terra della Villa ospitano un nucleo di 15 dipinti ad olio e tecnica mista, realizzati in età giovanile, fra i 20 e i 23 anni, quando già pensava al Cinema, lo studiava, prima al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma e poi a Londra. Il suo sguardo iniziava e concepire il mondo in termini cinematografici ma ancora lo esprimeva con il pennello. Sono dipinti puramente espressivi, realizzati mentre, fra gli anni ’50 e ’60, si affermavano a livello internazionale movimenti come la Pop Art - consacrata definitivamente in Italia nel 1964 alla Biennale di Venezia - e il Realismo Esistenziale di Guareschi & Co., con epicentro a Milano.

La figura umana è allo stesso tempo fulcro e impalcatura filosofica e formale di queste prime opere. Quella di Bellocchio è una pittura anticonformista e cerebrale, è strumento d'indagine sociale e introspezione psicologica, come molti dei suoi film successivi.

A questo nucleo si aggiungono circa 100 opere su carta, nate durante la realizzazione dei suoi film. Con il debutto al cinema, la sua passione pittorica viene convertita in maniera funzionale e Bellocchio, come possiamo vedere in questa mostra, non ha mai smesso di utilizzare il segno e il colore durante tutta la sua carriera. Sono schizzi, bozzetti, disegni, abbozzi, gouache, acquarelli, tecniche miste realizzate dal regista-artista - premiato con il Leone alla Carriera al Festival di Venezia 2013 - per “pre-visualizzare” su carta tutte le componenti visive dei film: i personaggi e i loro tic comportamentali, il loro profilo psicologico ma anche i costumi e gli ambienti, le scenografie e le condizioni illuminotecniche, atmosferiche e cromatiche. La maggior parte di queste opere sono corredate da appunti e frasi stese con tratto rapido, note tecniche di ripresa o destinate ai collaboratori (scenografi, direttori della fotografia, costumisti). L’articolato apparato grafico ha accompagnato tutta la produzione di Bellocchio, a partire dal suo lungometraggio di esordio “I pugni in tasca” del 1965 e “La Cina è vicina” del 1967 (premiato nello stesso anno al Festival di Venezia con il Leone d’Argento), al complesso film in costume con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, “Enrico Quarto” del 1984, fino ad arrivare a film recenti come “La Bella Addormentata” (con cui ha vinto nel 2013 il Premio Monicelli) e al pluripremiato “Sangue del mio sangue” del 2015.

Durante tutto il periodo della mostra, a Villa Argentina a Viareggio, si terrà un ciclo d’incontri e proiezioni dedicati alle molteplici relazioni che intercorrono fra cinema, design, architettura e arte contemporanea. Come dimostrano le opere di Marco Bellocchio, qui esposte, le arti visive nelle loro molteplici declinazioni, sono legate da profondi legami. Il ciclo, progettato e curato da Alessandro Romanini, con il contributo dell’architetto Mauro Lovi e il sostegno della Fondazione Centro Arti Visive, è costituito da 3 incontri che esploreranno questi legami e saranno accompagnati da proiezioni di filmati di repertorio, immagini d’archivio e documentari.

Il primo, giovedì 14 aprile, alle ore 17, sarà dedicato all’architettura e alle corrispondenze con l’immaginario cinematografico (in particolare quello dello sci-fi generato dalle utopie futuriste)  e coglierà l’occasione per rendere omaggio a Zaha Hadid, l’architetto anglo-iraniana recentemente scomparsa.

L’incontro di giovedì 21 aprile (ore 17), che si avvale del contributo dell’architetto Mauro lovi, sarà sulle relazioni fra moda e cinema, binomio inscindibile, che spazia dai costumi di scena fino alla dimensione del glamour, contesti nei quali, come vedremo, l’Italia è stata sempre all’avanguardia, sin dagli inizi del XIX° secolo. Documenti audiovisivi aiuteranno a tracciare questa storia lunga un secolo e ci mostreranno alcuni protagonisti del mondo del design.

Giovedì 28 aprile (ore 17.00), l’ultimo degli appuntamenti sarà con un focus sull’arte contemporanea che, a partire dalle avanguardie storiche, ha stretto legami indissolubili con il cinema ma anche con la televisione e con il video in generale. Una parte dell’incontro sarà dedicata alla figura controversa di Mario Schifano, artista eclettico di fama internazionale, tra i protagonisti della Pop Art italiana, figura centrale del cinema sperimentale, che collaborò anche con il regista Marco Ferreri, al quale era legato da un rapporto di amicizia e di stima, oltre che professionale. L’Arte Povera, uno dei movimenti artistici italiani che hanno avuto maggior impatto e diffusione a livello internazionale, sarà invece la protagonista di un bel documentario curato da Beatrice Merz.

SEDE: Villa Argentina - via A. Fratti angolo via A.Vespucci – Viareggio (Lu)

ORARIO: da martedì a domenica, ore 10-13 e 15-18.

INGRESSO: libero

INFO: tel. 0584 48881

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