Mario Puccini. La passione del colore da Fattori al Novecento

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La mostra, curata da Nadia Marchioni ed Elisabetta Palminteri, promossa e organizzata dalla Fondazione Terre Medicee, Comune di Seravezza e la collaborazione con l’Istituto Matteucci di Viareggio, getta una nuova luce su un artista rimasto incredibilmente assente dal circuito espositivo da quasi mezzo secolo, il livornese Mario Puccini (Livorno 1869 – Firenze 1920). Grazie alla generosità di un considerevole numero di collezionisti privati, Fondazioni e Musei è stato possibile realizzare un’operazione fino ad oggi inedita: raccogliere oltre 70 opere del «Van Gogh italiano», come già fu definito dalla critica del tempo, contestualizzandole nel panorama artistico del periodo attraverso una selezione di opere di artisti che con lui condivisero un percorso figurativo nel cruciale passaggio tra Otto e Novecento.

Il percorso espositivo inizia introducendo proprio questo mondo fatto dai suoi maestri, Giovanni Fattori e Silvestro Lega, e amici pittori come Giovanni Bartolena, Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Llewlyn Lloyd, Guglielmo Micheli, Alfredo Mueller, Plinio Nomellini. Da qui si arriva a fare luce sui rari dipinti del suo primo periodo (1887 – 1893) nel quale l’artista, ancora vincolato all’opera di Fattori e Lega, si dedica allo studio della figura. La data del 1893 segna uno spartiacque nella vita e nella carriera artistica del giovane Puccini; la malattia mentale lo fa soccombere appena ventiquattrenne, e il padre sarà costretto a farlo ricoverare prima a Livorno e poi nel Manicomio di Siena dove resterà pressoché inoperoso per oltre quattro anni. Una volta recuperata in parte la salute, Puccini visse miseramente nella propria città lavorando alla costruzione di aquiloni, marionette e disegnando per le ricamatrici. E’ proprio da qui che ripartì la carriera artistica di Puccini nei primi anni del Novecento con uno stile completamente rinnovato, caratterizzato da un emozionale impiego del colore in funzione costruttiva dell’immagine, perfettamente in linea con le più moderne espressioni dell’arte italiana ed europea.

A questo periodo sono riferiti  molti veri e propri capolavori dove emerge il genio dell’artista come il trittico «Vele al sole o porto di Livorno» del 1910, dove le vele riflettono potentemente la luce del sole creando astratti arabeschi,  il «Fienaiolo» del 1908,  «La metallurgica» del 1913, forse il suo dipinto più riuscito; un luminoso affresco sullo splendore de paesaggio suburbano intorno alla quotidiana fatica degli uomini, o la grande tela «Il Lazzaretto» , 1911 circa che torna finalmente, dopo molti anni, a mostrarsi al pubblico nel suo incantevole splendore cromatico. Un processo favorito dalla frequentazione a Firenze con il celebre collezionista Gustavo Sforni (che possedeva sessanta dipinti di Puccini), con il quale entrò in contatto nel 1911. Fu proprio li che conobbe l’opera di Van Ghog e di altri artisti europei. I suoi ripetuti soggiorni in Versilia e a Seravezza, a partire dal 1912, hanno offerto l’occasione di immaginare nella sale del Palazzo Mediceo il rilancio del dibattito storico e critico su un artista troppo a lungo dimenticato, e la sua collocazione nella storia dell’arte italiana e internazionale.

In mostra anche documenti originali e foto d’epoca che raccontano i quattro lunghi anni in manicomio di Puccini. «Quello che ci ha appassionato di Mario Puccini - hanno spiegato le due curatrici - è la vicenda non solo artistica ma anche umana di questo grande artista. Una personalità particolare, complessa, scontrosa e fragile ma che dalla malattia ha trovato spunto per una rinascita artistica  incredibile, una vera esplosione di colori che rappresenta un nuovo sguardo sul mondo rispetto al suo passato». Una grande mostra che lascerà il segno – aggiunge Ettore Neri sindaco di Seravezza – organizzata malgrado le difficoltà di bilancio sempre crescenti. Purtroppo fare cultura in questo paese sembra non sia una priorità. Noi crediamo esattamente il contrario per questo chiediamo a tutti di sostenerci perché pensiamo che proprio dall’arte e dalla cultura si possa ripartire».

L’esposizione è corredata da un prestigioso catalogo a cura di Nadia Marchioni e Elisabetta Palminteri, edito da Maschietto Editore, Firenze, 176 pagine, costo 25 euro.

SEDE: Palazzo Mediceo di Seravezza - Viale L. Amadei, 230 - Seravezza

ORARIO: dall'11 luglio fino al 6 settembre tutti i giorni dalle 17 alle ore 24, sabato e domenica 10-30 – 12.30 e 17 – 24. Dal 7 settembre al 2 novembre dal giovedì al sabato dalle ore 15 alle 20, domenica dalle 10.30 alle ore 20.

INGRESSO: 6 euro intero, 4 ridotto

INFO: Fondazione Terre Medicee tel. 0584.757443, sito web: www.palazzomediceo.it    e e-mail: info@palazzomediceo.it

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