Maternità divine. sculture lignee della Basilicata dal Medioevo al Settecento

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Hanno lasciato solo per un breve periodo non le stanze asettiche di un museo ma i luoghi sacri in cui da secoli sono oggetto di venerazione, lasciando i loro fedeli nell’attesa del loro ritorno, immagini sacre di antica e radicata devozione della Basilicata mariana. «Maternità divine. sculture lignee della Basilicata dal Medioevo al Settecento» è la mostra che presenta a Firenze, nel Sacrario della Basilica di Santa Croce, con ingresso da Largo Bargellini,  un corpus di sedici opere scelte tra i tesori più preziosi della Basilicata.

Ideata dall’Agenzia di Promozione Turistica e curata dalla professoressa Elisa Acanfora con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, l’esposizione offre un percorso emozionante, un’immersione totale in un paesaggio come quello dei Sassi di Matera, patrimonio dell’umanità, attraverso i simboli della fede che qui sono ben radicati e che vantano oltre 150 luoghi di culto. Un patrimonio unico di statue lignee che mostrano la grande qualità del lavoro degli artigiani locali, conservato nelle chiese e nei complessi monumentali, spesso messo in pericolo dai frequenti terremoti e per il quale la Soprintendenza ha stilato un catalogo e reso possibile il loro restauro, realizzato grazie ai funzionari e al personale specializzato del laboratorio regionale di Matera, svolgendo un prezioso servizio che ha consentito si salvare opere d’arte molto degradate.

Sedici magnifiche sculture lignee dedicate alla Madonna e alla Natività che provengono dalle varie diocesi della Basilicata, di grandi dimensioni, molte a grandezza naturale e alcune inedite, opere che rappresentano anche una scoperta per gli studiosi del settore, tutte per la prima volta sono uscite dalla loro regione per presentarsi al grande pubblico a Firenze, patrimonio Mondiale Unesco in vista del 2019 quando Matera sarà Capitale europea della Cultura e in tale veste rappresenterà tutta l’Italia.

Il percorso prende il via con una «Madonna col Bambino in trono» di ignoto intagliatore lucano degli inizi del XIII secolo conservata a Banzi nella chiesa madre di Santa Maria, una scultura già segnalata pioneristicamente tra il 1926 e il 1927 da Wart Arslan come una delle opere più rilevanti sul territorio della Basilicata, in seguito nel 1981, grazie agli studi di Anna Grelle Iusco, apripista degli studi regionali, entrata nella rosa delle «Sedes Sapientae» romaniche lucane, insieme alle Madonne di Santa Maria d’Orsoleo, di Armento, di Viggiano, di San Martino d’Agri e di Guardia Perticara.

Dalla Chiesa di San Biagio di Rapolla la magnifica «Madonna col Bambino in trono» detta Santa Maria Inelice della metà del XIII secolo con la corona intagliata a intreccio a imitazione del metallo e la rara iconografia del Bambino gradiente sul ginocchio sinistro della madre, una nuova iconografia nella Basilicata federiciana che getta un ponte con gli avori gotici francesi e si ipotizza anche con Nicola Pisano, da Marsico Nuovo attualmente dalla chiesa San Michele una Madonna col Bambino della prima metà del XIX secolo di Ignoto scultore meridionale di cultura francese, unico caso sino ad ora noto, tra le sculture medievali, di una Madonna col Bambino stante, una tipologia compositiva che rimanda agli esempi francesi del primo Trecento, un sapore gotico che traspare in un rapporto materno e colloquiale. La  monumentale  Madonna col Bambino e Sant’Anna del 1518 circa, proviene dalla chiesa madre di Santa Maria Assunta di Stigliano secondo l’iconografia legata al culto della madre della Vergine e diffusa tra il XV e la prima metà del XVI secolo in area nordica, per quest’opera si ipotizza infatti la sua realizzazione da parte di uno scultore d’oltralpe stabilitosi in Basilicata.

L’esposizione prosegue con la «Madonna delle Grazie» di Nicola Fumo della fine del Seicento conservata a Tursi nella Cappella di Santa Maria delle Grazie, la maestosa «Madonna di Loreto» del Convento di Sant’Antonio da Padova di Tito degli inizi del Seicento una scultura regale con l’impianto a colonna e la dalmatica ricoperta con le collane a rilievo, la raffinatissima «Madonna orante» della Bottega dei Moranzone della metà del XV secolo proveniente dalla Chiesa di San Giovanni Battista di Calciano e la dolcissima «Madonna col Bambino» di Giovanni Marigliano, detto «Il Michelagnolo de’ napoletani" conservata nel Convento di Sant’Antonio da Padova di Tito e datata ante 1529. La chiusura della mostra  è affidata alla «Sacra Famiglia di ritorno dalla fuga in Egitto» di Michele Perrone, 1680 circa, proveniente dalla Chiesa di San Giuseppe di Ruvo del Monte e da due straordinarie «Madonne vestite», la Madonna col Bambino della Chiesa di San Giovanni Battista di Matera e la Madonna Immacolata della concattedrale di San Nicola e Camera di Muro Lucano, che ci riportano alle spettacolari processioni in particolare a quelle del Venerdì Santo che ancora oggi rappresentano un momento di grande partecipazione per la devozione popolare.

Sebastiana Gangemi

SEDE: Sacrario della Basilica di Santa Croce - Largo Bargellini - Firenze

ORARIO: da martedì a sabato 10-16, domenica e festivi dalle 14 alle 17

INGRESSO: libero

INFO: www.santacroceopera.it/