MICHELANGELO e VASARI. Preziose lettere all’«amico caro» dall’archivio Vasari

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Era il 1908 quando Giovanni Poggi, allora direttore del Museo Nazionale del Bargello, scoprì in Palazzo Rasponi Spinelli a Firenze uno dei più importanti nuclei documentari di carattere privato esistenti al mondo, che il giornalista e scrittore Ugo Ojetti, definì dalle pagine del Corriere della Sera «un lembo del secolo d’oro che appariva allo studioso, attonito e commosso, nella penombra di quella stanzetta». Erano le carte dell’Archivio Vasari. Non è esagerato dire che questo archivio è una delle fonti più preziose per lo studio della storia dell’arte del XVI secolo e da un punto di vista letterario, culturale e storico uno spaccato sul Cinquecento italiano e sul Rinascimento.

L’Archivio Vasari è conservato presso il Museo di Casa Vasari ad Arezzo acquistata dallo Stato nel 1911 in occasione del IV centenario della nascita dell’artista. Ma le complesse e travagliate vicende della trasmissione di queste carte iniziarono nel 1687 con la morte dell’ultimo discendente della famiglia, Francesco Maria. Queste vennero comprese nell’archivio di uno degli esecutori testamentari, Bonsignore Spinelli, e rimasero nell’archivio di questa famiglia (poi Rasponi Spinelli) fino al 1921 quando, a seguito delle polemiche nate per la vendita dei diritti di pubblicazione delle carte al governo tedesco, fu concordato con la proprietà (oggi dei fratelli Festari, eredi Rasponi-Spinelli) di depositare i documenti presso la Casa Museo di Arezzo e riunirli così alle altre memorie vasariane. L’Archivio Vasari è stato dichiarato di notevole interesse storico fin dai primi decenni del Novecento e nel 1994 è stato riconosciuto il suo intrinseco legame con  la casa aretina dell’artista, a cui è stato vincolato con un decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Per la prima volta dopo secoli dalla loro creazione, dal 12 maggio fino al 24 luglio una selezione di manoscritti dell’Archivio Vasari sono esposti in Palazzo Medici-Riccardi a Firenze in una mostra curata da Elena Capretti e Sergio Risaliti. L’occasione di proporre al pubblico per la prima volta i documenti più rilevanti di questo fondo è nata dal restauro di un significativo nucleo di lettere di Michelangelo Buonarroti indirizzate a Giorgio Vasari e la digitalizzazione dell’intero archivio: interventi che sono stati promossi dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana.

A queste carte, così come la sua opera artistica e letteraria, Vasari affidò il compito di conservare memoria di sé e di «lasciar fama» e di combattere la «voracità del tempo».

Questi documenti costituiscono una testimonianza diretta della vicenda umana di Giorgio Vasari (1511-1574), della sua formazione artistica, della sua personalità poliedrica, dei suoi rapporti con i committenti e di quelli con i maggiori ed affermati artisti e letterati del suo tempo, in particolare Michelangelo Buonarroti. Scritti privati, contratti, corrispondenza con Cosimo I e  Francesco de’ Medici, che ci relazionano su tutti i dettagli del cantiere degli Uffizi, sulla decorazione di Palazzo Vecchio o l’andamento degli affreschi della cupola del Duomo di Firenze. E, ancora, lettere di papi e cardinali che parlano di dipinti, scavi antiquari o di letterati che permettono di ricostruire la genesi di una delle opere fondamentali di Giorgio Vasari le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori.

La mostra si apre con una sezione dedicata alla storia dell’eredità di Giorgio Vasari, del suo archivio, alla sua biografia, alle vicende ereditarie. Carte che rappresentano una sorta di autocelebrazione a cui Vasari consapevolmente affida la propria immagine di artista destinato a fama perenne. Segue l’esposizione delle lettere che documentano il rapporto privilegiato che Vasari intrattenne con Cosimo I de’ Medici, il suo principale committente, ma anche i sodalizi instaurati con letterati ed eruditi del tempo come Annibal Caro, Bembo, Cosimo Bartoli o Vincenzo Borghini l’iconologo ufficiale del Granduca che accompagnò Vasari suggerendogli allegorie, invenzioni, rievocazioni mitologiche, evidenti nella produzione dell’artista aretino. Il percorso espositivo si sofferma poi a raccontare la nascita delle Vite degli artisti, edite in due edizioni entrambe dedicate a Cosimi I. Fulcro della mostra è  l’ultima sezione, dove sono esposte le lettere inviate fra il 1550 e il 1557 da Michelangelo a Roma a «Messer Giorgio amico caro» in Firenze, segno del rapporto coinvolgente creatosi fra i due artisti, una relazione amicale che si intensificò fino a diventare familiare. Quello che appare dagli scritti è un Michelangelo ormai anziano, prossimo alla morte, che confida all’amico tutte le sue ansie e le ultime meditazioni sull’arte e sulla architettura. Un artista che si vergogna degli errori commessi nel cantiere di San Pietro e che si diletta a scrivere sonetti, tre dei quali sono nelle lettere inviate a Vasari, una sorta di testamento spirituale del grande artista che ormai sente di essere giunto, quale «fragil barca», al «comune porto», scampando al mare tempestoso della vita.

Rossella Tarchi

SEDE: Palazzo Medici Riccardi,  via Camillo Cavour, 3 – Firenze

ORARIO: 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.30), chiuso mercoledì

INGRESSO: comprensivo della visita a palazzo Medici Riccardi euro 12, ridotto 8 euro; solo per la mostra euro 7 ridotto 4 euro.

INFO: www.michelangeloevasari.it

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Archivio Vasari - Ritratto di Giorgio Vasari