Pintoricchio. La Pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi

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«Io Bernardino da Perugia altrimente pintorichio piglio a dipigniere una tavola d’altare…», così leggiamo in una carta d’archivio. La pala commissionata da Fra Giovanni da Verona, che vuole per il convento di Barbiano una Maria Assunta, è dal 1867 nella Pinacoteca di San Gimignano. Su questa mirabile opera il focus dell’esposizione temporanea che durerà fino al 6 gennaio 2015: «Pintoricchio La pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi». Anni molto fecondi gli ultimi della vita di Bernardo di Betto, che si trasferì a Siena con la famiglia perché qui ebbe committenze prestigiose, dalla straordinaria Cappella Piccolomini alla famosa tarsia della Fortuna del pavimento del Duomo. Non fa meraviglia che l’eleganza e la dolcezza, il gusto del dettaglio quotidiano dell’artista umbro fossero assai apprezzate da committenze pubbliche e private del senese, ancora legate sul finire del ’400 alla grazia gotica. Qui si concluderà la vita terrena di Pinturicchio, e in questa città riposa.

Il progetto espositivo di San Gimignano, alla sua prima puntata di un percorso virtuoso teso a valorizzare il patrimonio che le località di grande afflusso turistico non apprezzano quanto dovrebbero, affianca a quest’opera alcuni prestiti relativi a questo ultimo decennio della vita dell’artista, ma anche lavori di bottega che meglio possano evidenziarne, al confronto, la qualità rispetto agli emuli. Tra l’altro, un vero miracolo di grazia, che sembra qui di poter apprezzare per la prima volta, lontano da una collezione ricca come la Pinacoteca senese, il tondo che rappresenta la Sacra Famiglia con San Giovannino, seppur privato della sua troppo fragile, preziosa cornice: è possibile qui leggere oltre alle icone facilmente decodificabili i simboli dei Sacramenti: Cresima, Matrimonio, Eucarestia, Battesimo, Consacrazione sacerdotale, Penitenza. Un bell’esercizio per visitatori non di massa e dottrinalmente attrezzati che si può proporre ai lettori di queste pagine, quale memento di meditazione. Ci aiuta nella lettura della proposta espositiva un piccolo catalogo, maneggevole, a cura di Claudia La Malfa, che ha il pregio aggiuntivo di farci venire voglia di un piccolo tour, fattibilissimo, dal senese all’Umbria, ma anche alla riscoperta delle prestigiose committenze romane del nostro, da Santa Maria del Popolo all’Aracoeli, chiese che quando ci arrivi c’è così tanta grazia di arte che alla fine lui, Pintoricchio, pittore ricco e apprezzato all’epoca, ti sfugge. Al prestito senese per San Gimignano si affiancano un’opera proveniente da Città di Castello, sempre di committenza privata, dove ad una madonnina giovane giovane fa compagnia un Giovanni Battista che pare sia il ritratto del figlio del committente, con alle spalle uno di quei paesaggi aerei (chi si ricordava che al nostro viene fatta risalire, prima di Leonardo, questa invenzione?) e quei dettagli ricchi e raffinati, l’oro tra i capelli, gli sguardi, la finezza nei dettagli che ci dicono di un artista che è stato anche miniaturista. Due dipinti, di bottega il primo, la Madonna del Melograno sempre proveniente da Siena, come un’Adorazione dei pastori di un seguace, completano la riflessione che corona la grande pala dell’Assunta.

Annamaria Pellegrini

 SEDE: Pinacoteca, piazza Duomo - San Gimignano (Si)

ORARIO: fino al 31 ottobre: tutti i giorni 9,30-19
1° novembre-6 gennaio: tutti i giorni 11-17,30

INGRESSO: 7,50 Intero; 6,50 ridotto. La mostra si visita col biglietto d’ingresso alla Pinacoteca civica, e vale anche per il Palazzo comunale, la Torre Grossa, il Museo archeologico, la Spezieria di Santa Fina e la Galleria d’arte moderna e contemporanea.

INFO: Info: www.sangimignanomusei.it