Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della «maniera»

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Tre giganteschi affreschi staccati provenienti dal Chiostrino de’ voti della Santissima Annunziata, accolgono i visitatori della mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della «maniera», aperta a Firenze a Palazzo Strozzi fino al prossimo 20 luglio, curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi e Carlo Falciani, docente di storia dell’arte.

Si stagliano sull’allestimento di un rosso profondo, il cui colore evoca le pareti della Tribuna degli Uffizi, e appoggiano su elementi architettonici grigi, a citare la forma di un altare: un primo impatto grandioso, solenne, magnifico. Il Viaggio dei Magi di Andrea del Sarto, in posizione centrale, è affiancato dall’Assunzione del Rosso Fiorentino e dalla Visitazione del Pontormo. Si richiama dunque il luogo di culto più frequentato della città, affidato nel secondo decennio del Cinquecento a un ventitreenne – Andrea – e due ventenni. Giovan Battista di Jacopo, poi detto il Rosso, era infatti nato a Firenze l’8 marzo 1494 nella parrocchia di San Michele Visdomini, all’ombra del Cupolone brunelleschiano (e nell’Archivio dell’Opera del Duomo è ancora conservato l’atto di battesimo, somministratogli il giorno successivo), mentre Jacopo Carucci, era nato a Pontorme presso Empoli il 24 maggio 1494, e dal luogo natale deriverà il soprannome. Due artisti definiti i «Dioscuri» dell’arte del primo Cinquecento, ma che si differenziarono ben presto tra loro.

Questo il percorso tracciato dalla mostra, che in successione cronologica segue il diversificarsi dell’arte – e della vita – dei due. Il Pontormo non si allontanò da Firenze e dintorni, il Rosso viaggiò continuamente: Piombino, Napoli, Volterra, Roma, Perugia, Sansepolcro, Arezzo, Città di Castello, Venezia, fino a morire a Fontainebleau alla corte di Francesco I di Francia. Grande disegnatore il Pontormo, di cui si conservano alcune centinaia di disegni molti dei quali eseguiti spesso tracciati rapidamente dal vero, mentre del Rosso restano pochissimi fogli, quasi tutti per definire una composizione e raramente ripresi dal vero. Il Pontormo utilizza spesso la tecnica dell’affresco da cui si tiene invece lontano, se possibile, il Rosso; il primo si assicura numerose committenze medicee, che non ottiene invece il secondo, al lavoro per famiglie aristocratiche di ispirazione savonaroliana e repubblicana. Nell’ultimo periodo della vita, dal 1546 al ’57 il Pontormo, pittore ufficiale della corte di Cosimo I, si accontenta di parche cene e di una semplice casa (oggi via della Colonna, 33) rinunciando a ogni altro lavoro per dedicare le proprie energie alla grandiosa impresa degli affreschi del coro della basilica di San Lorenzo, mentre il Rosso vive i dieci anni finali, dal 1530 al 1540, come pittore di corte, tanto apprezzato quanto ben remunerato, tra feste e banchetti, lontanissimo da ogni austerità savonaroliana, senza lasciare traccia di un’identità repubblicana probabilmente impallidita tra i successi e gli agi francesi.

L’esposizione ripropone dunque dopo cinquantotto anni un artista che era stato oggetto della grande esposizione tenutasi proprio a Palazzo Strozzi nella primavera del 1956, la «Mostra del Pontormo e del primo Manierismo fiorentino», la prima a lui dedicata, che aveva visto anche quattordici opere del Rosso Fiorentino.

Spesso si riflette sull’opportunità di organizzare mostre, ma – a prescindere dall’importanza scientifica e all’avanzamento di conoscenze offerto dal catalogo, stampato con cura e competenza dalla Casa editrice Mandragora, a cui hanno apportato il proprio contributo studiosi di tutto il mondo – basterebbe un solo dato: su novantadue opere esposte, ben ventuno sono state restaurate. E non si tratta di semplici ripuliture, ma di interventi che hanno reso nuovamente leggibili capolavori fondamentali, per di più tuttora conservati in chiese della città e del territorio, a formare quello straordinario «museo diffuso», per dirla con Antonio Paolucci, che rende l’Italia unica al mondo.

A riprova di quest’affermazione basta citare quattro restauri: la Madonna della Cintola, gigantesca tavola del 1512-1513 conservata nella chiesa di San Michele a Volognano presso Rignano sull’Arno, a cui lavorarono giovanissimi il Pontormo e il Rosso insieme nella bottega di Andrea del Sarto; la cosiddetta Pala Pucci del Pontormo dalla chiesa fiorentina di San Michele Visdomini; lo Sposalizio della Vergine (o Pala Ginori) del Rosso Fiorentino conservato nella basilica di San Lorenzo e la Visitazione del Pontormo dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano. A fianco di opere «a vita nuova restituite», sono esposti capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo. Un’occasione davvero unica per ammirare fianco a fianco opere di due personaggi diversissimi, che hanno segnato un periodo difficile per il continuo succedersi di guerre, saccheggi, assedi, pestilenze, ma assolutamente grandioso nella sua espressione artistica.

Ludovica Sebregondi
Coordinamento scientifico ed editoriale della Fondazione Palazzo Strozzi

SEDE: Palazzo Strozzi, piazza Strozzi - Firenze

ORARIO: tutti i giorni 9-20, giovedì 9-23. Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura.

INGRESSO: intero euro 10; ridotto euro 8,50; euro 8, euro 4 (scuole). Congiunto mostre Piano nobile e Centro Strozzina: euro 10; gruppi euro 9,50, scuole euro 5. Biglietto Famiglia: euro 20; Biglietto Palazzo: euro 20. Per possessori biglietto della Galleria degli Uffizi, ingresso mostra Pontormo e Rosso Fiorentino e Questioni di famiglia euro 5.

INFO: 055-2645155 www.palazzostrozzi.org.Prenotazioni e attività didattiche: 055-2469600 / 244145 prenotazioni@palazzostrozzi.org

CATALOGO: Mandragora