Scoperte e massacri – Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze

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La donazione di un autoritratto di Ardengo Soffici, da parte degli eredi del grande artista di Rignano sull’Arno, alla Galleria fiorentina degli Uffizi, ha portato alla realizzazione di una mostra su questa figura di intellettuale toscano, che fu pittore, scrittore, polemista e critico d’arte. Da tempo è riconosciuta l’importanza di Soffici nell'aggiornamento della cultura figurativa italiana. I suoi scritti, pubblicati tra il primo e il secondo decennio del Novecento, e le sue iniziative culturali, non ultima la Prima Mostra italiana sull’Impressionismo del 1910, costituirono un momento decisivo allo «svecchiamento» e al rinnovamento dell’arte italiana.

L’esposizione, allestita nella Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi, è visibile dal 27 settembre fino all’8 gennaio 2017 ed è stata curata da Vincenzo Farinella e Nadia Marchioni. «Non si è tracciata una semplice ricostruzione monografica del maestro – ha precisato il direttore degli Uffizi Eike D. Schmidt – ma si è andati oltre ricostruendone il discorso polemico e l’impegno intellettuale attraverso opere su cui egli aveva appuntato la sua attenzione, tra le più significative – sia in senso positivo che negativo – di una requisitoria che non conosceva mezzi termini, ma anzi si esprimeva sempre in toni fortissimi e decisivi».

Il titolo della mostra Scoperte e massacri – Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze, trae ispirazione e guida dal libro Scoperte e massacri. Scritti sull’arte che Soffici pubblicò nel 1919 per i tipi di Vallecchi, scelta dei suoi scritti pubblicati in prevalenza su «La Voce» a partire dal 1908. Conclusa la Prima Guerra Mondiale, Scoperte e massacri si pone come uno spartiacque fra due epoche quella delle avanguardie europee, che di lì a poco cadranno nell’oblio, e quella del «ritorno all’ordine». La mostra si apre con una rievocazione della Festa dell’Arte e dei Fiori (1896-1897) nata sotto l’ala protettiva del mito di Botticelli, che vede esposta un’opera che impressionò l’allora diciassettenne Soffici, L’angelo della vita di Segantini (in prestito da Budapest), accostata al grande bassorilievo di Bistolfi Le spose della morte, che alcuni anni dopo sarà oggetto di uno dei più celebri «massacri» vociani operati dal critico toscano. Il «salto vitale» per Soffici avviene nel periodo parigino (1900-1907), dove si libera dalla soffocante provincia, per trovare un contatto con la modernità più bruciante e avventurosa. Inizia ad avere interesse per le novità degli Impressionisti e dei postimpressionisti, con la scoperta delle opere di Cézanne (esposte Tazze e piatto di ciliegie e Paesaggio provenzale)e Medardo Rosso. Frutto precoce del lungo periodo trascorso da Soffici a Parigi è il saggio su Cézanne del 1908, il primo studio organico apparso in Italia sull’artista, dove se ne evidenzia l’assoluta modernità. Con le Biennali veneziane del 1909 e del 1910 Soffici ha l'occasione di massacrare senza pietà tutta la «bella pittura» che trionfava nei salotti borghesi e nelle grandi esposizioni internazionali del periodo, per porre l’accento sulle opere di Courbet e Renoir, ricordate anche dal giovane Roberto Longhi come una vera e propria «liberazione».

L’esposizione prosegue ponendo l’accento sulla fondamentale prima mostra italiana sull’impressionismo francese e l’opera scultorea di Medardo Rosso, per proseguire con la passione per Henri Rousseau fautore per Soffici di «una stramba galleria» di soggetti che, nella memoria del critico, aveva preso il posto addirittura della Tribuna degli Uffizi. Una sezione è poi dedicata a Picasso, in mostra con Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc (e «Lacerba»),e Braque con Natura morta con chitarra (1912) che furono oggetto di un importante saggio pubblicato su «La Voce» nel 1911 che uscì però senza le foto delle opere per l’opposizione di un inorridito Prezzolini. Dopo Picasso e Braque, Soffici riscopre l’opera di El Greco (S. Giovanni ev. e S. Francesco), artista ritenuto capace di fuggire alla «piovra» accademica del Rinascimento e aderisce temporaneamente . al Futurismo (esposte opere di Carra e Boccioni) senza però mai dimenticare le fondamentali premesse cézanniane e cubiste esplicitate dalla ricostruzione, mai fino ad oggi tentata, della cosiddetta «stanza dei manichini» ideata per la casa di Papini a Bulciano. Il percorso della mostra si conclude con quel «ritorno all’ordine» che presenta un Soffici completamente trasformato che messo da parte le provocazioni delle avanguardie, è ora concentrato alla ricostruzione dei valori e del linguaggio figurativo.

Rossella Tarchi

SEDE: Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi – Firenze

ORARIO: martedì-domenica 8.15-18.50, chiuso lunedì

INGRESSO: intero Euro 12, ridotto Euro 6.25; servizio didattico per le scuole e visite guidate info e-mail: firenzemusei@operalaboratori.com

CATALOGO: Giunti, pp. 320 Euro 38

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