Sculture

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Il suo è un mondo realista e visionario, dominato dalle grandi dimensioni, dove i antichi monili si fanno monumentali così come la penna stilografica o i sapori della tavola. Un mondo in cui l'uomo sembra fagocitato dalle forme, dove gli oggetti del quotidiano assumono volumi tali da trasformarsi in icone. Antonio Lo Pinto, classe '56, catanese trasferitosi a Firenze, è attratto dalla memoria così come dalla materia e più ancora dalla forma. Nel suo linguaggio non c'è niente di esasperato; Lo Pinto risponde alla semplice voluttà visiva dei suoi soggetti. Niente affida al caso, ad una suggestione improvvisa della manualità: dal progetto all'esecuzione tutto procede secondo un'assoluta definizione dell'opera. Concettuale, surrealista: le sue opere sono ferme davanti ai nostri occhi, frutto puro e diretto di una fervida immaginazione.

Una sorta di antologica, a cura di Viana Conti, con un percorso espositivo che presenta opere dal 2000 alle ultime realizzazioni, con una sezione – omaggio all’Expo di Milano e al tema del cibo.

«Antonio Lo Pinto, attivo nel mondo dell’arte dalla metà degli anni Ottanta – scrive la giornalista e critico d'arte, Viana Conti - non cessa di dislocare altrove oggetti funzionali ad altri contesti, ad altre destinazioni. Muovendosi su un terreno sospeso tra l’epico e il quotidiano, tra il gotico ed il postmoderno, tra il rituale e l’aleatorio, tra il mitico e l’illusorio, l’universo di questo artista ha sempre l’uomo al centro, con i suoi azzardi e le sue disillusioni, le sue utopie celesti e i suoi radicamenti terrestri. Tra la fisicità e la metafisica, tra il reale e il surreale, tra la gravitazione e la leggerezza, la mostra, scaturita dall’operosità dello scultore e dalla pensosità del sognatore, si snoda tra spigoli, punte, curve, sinuosità e la perpendicolarità di vasi contenenti e contenuti in una forma che li deborda e, al tempo stesso, li accoglie. Impegnato tra ideazione ed esecuzione, progetto e oggetto, opera e ambiente, Antonio Lo Pinto pratica simultaneamente la tradizione e l’innovazione, la classicità e la sperimentazione di nuove forme di materia e pensiero, con esiti di misura e dismisura estetica, che l’osservatorepercepisce a livello emotivo e sensoriale».

Nella Chiesa di Sant'Agostino trova spazio, di fronte all'altare, la splendida Collana di Perle Nere (marmo nero marquinia e cavo d'acciaio, 2008-2014), composta da 34 sfere di diametro da 10 a 30 cm, e l'installazione La penna che non scrive più in cui appare un'iperdimensionata stilograficaMont Blanc di oltre tre metri (marmo nero del Belgio e bronzo, 2007), che riporta lo spettatore ai tempi della giovinezza, della formazione, materializzando ricordi di regali per le prime tappe della vita. Quattro imponenti vasi, due bianchi e due neri, non cessano di raccontare storie solenni di Dinastie (marmo nero marquinia e bianco carrara, 2004 – 2015). Avanzando, si presentano due anelli in bronzo e marmo, da mignolo maschile, modello Chevalier, solitamente con sigilli, cifre nobiliari e stemma del casato, in omaggio agli avi, che qui rinviano alla grandezza della scultura classica, greco-romana, e di quella rinascimentale, riportando, inmarmo bianco di Carrara, nel primo il rilievo della testa di Antinoo, nel secondo, con riferimento al Michelangelo delle Cappelle Medicee, quella di Giuliano de’ Medici. Infine, all'ingresso della chiesa un dialogo tra cinque inquietanti, abnormi bulbi oculari con una distesa di enormi pillole (rosa del Portogallo, bianco di Carrara, onice, verde delle Alpi, giallo di Siena e nero Marquinia).

Entrando nelle sale del Chiostro, si accede a un ciclo inedito di opere di Antonio Lo Pinto e nella tematica del cibo, in sintonia con quella dell’Expo Universale di Milano 2015, che, materializzando sogni e incubi, icone e ossessioni, mette in scena un’antica tradizione della cucina toscana: quella bistecca, il cui nome viene fatto risalire alla festività di San Lorenzo e alla famiglia dei Medici, quando dei cavalieri inglesi, cui venne offerta la costola di bue alla brace, la denominarono, nella loro lingua, beef steak.La Sala del Capitolo ospita, duesculture in marmo rosso di Francia e bianco di Carrara di una Bistecca e di una Costata appoggiate su antichi taglieri da macelleria, che rinviano, a parete, a due Nature Morte dipinte a olio su tela, in stile fiammingo, improntate all’analogo iperrealismo delle opere scultoree. Nell’adiacente Sala dei Putti lo spettatore si ritrova a confrontarsi con un’installazione di un grande tavolo da cucina in legno su cui poggiano le sculture di due Tortellini gigantiin marmo statuario (cm. 40x30x40); a parete sfilano venticinque Tortellini in bronzo, con inevitabili rimandi erotico-anatomici. Più avanti, un ulteriore tavolo di legno con tortelli adagiati su un rialzato, candido letto di farina. Ad interrompere il bianco e nero di questa sala arriva una mini-installazione in bronzo patinato marrone, di cioccolato Toblerone, il primo cioccolato al latte con mandorle e miele, il cui nome deriva dall’unione del marchio svizzero-bernese Tobler con l’italiano torrone.

 

Dal 1983 insegna Educazione Visiva e Disegno Professionale all’Istituto d’Arte di Firenze.

Intensa la sua attività espositiva soprattutto in Italia, ma anche in Germania, Svizzera e Stati Uniti.

SEDE: Complesso di Sant'Agostino - Pietrasanta

ORARIO: dal martedì alla domenica 16-19; lunedì chiusa.

INGRESSO: libero

INFO: 0584 795500 oppure 0584 795226

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