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70° Liberazione: cattolici e Resistenza, ricordati a Roma cinque «ribelli per amore»

Cinque figure di cattolici che pagarono con la vita la loro resistenza al Fascismo sono stati ricordati stamani a Roma durante il convegno delle presidenze diocesane di Azione cattolica. Tra loro anche il sacerdote lucchese don Aldo Mei.

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Gli oggetti di don Aldo Mei conservati nella chiesa di Fiano

«Ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte - 1° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima; 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti - aver nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore. Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono». Sono parole lasciate da don Aldo Mei, nato nel 1912, sacerdote della diocesi di Lucca, che dette asilo a renitenti alla leva fascista e a perseguitati politici e nascose ebrei. Il 2 agosto 1944 fu arrestato, nel corso di un rastrellamento tedesco, subito dopo aver celebrato la messa nella chiesa di Fiano, e fucilato dopo aver subito torture.

Quella di don Mei è una delle cinque figure di partigiani cattolici ricordate questa mattina alla Domus Pacis di Roma in occasione dei 70 anni della Liberazione. Nel corso del convegno nazionale delle presidenze diocesane di Azione cattolica, sono state proposte – fra le molte possibili – le figure di Odoardo Focherini, Teresio Olivelli, Gino Pistoni, Michele Del Greco, oltre allo stesso Mei. Con i testi e un video curati da Paolo Trionfini, direttore dell’Istituto Paolo VI per la storia dell’Ac e del movimento cattolico, sono emerse le testimonianze di resistenti, «ribelli per amore» e martiri per la libertà.

Particolarmente toccante la testimonianza lasciata da Odoardo Focherini, nato nel 1907, formatosi in Ac a Carpi, amministratore del giornale cattolico «L’Avvenire d’Italia». Arrestato per essersi adoperato per portare in salvo oltre cento ebri, morì nel campo di concentramento di Fossoli nel dicembre del 1944. Ha lasciato scritto: «I miei sette figli... vorrei vederli prima di morire... tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i mie cari... Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia diocesi, per l’Azione cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo».

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