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Adozioni al palo. Così l'Italia non cambia verso

Serpeggia nel nostro Paese una logica strana e contraddittoria: da un lato si tenta di affermare e garantire un presunto diritto ad avere un figlio a tutti i costi, dall'altro si fa poco per garantire il sacrosanto diritto di ogni bambino ad avere dei genitori. Le posizioni di Marco Griffini (Aibi), Susanna Galuppo («Adozioni senza frontiere»), Donata Nova Micucci (Anfaa).

Percorsi: Adozioni - Famiglia - Minori
Adozioni internazionali (Foto Sir)

Serpeggia nel nostro Paese una logica strana e contraddittoria: da un lato si tenta di affermare e garantire un presunto diritto ad avere un figlio a tutti i costi, dall'altro si fa poco per garantire il sacrosanto diritto di ogni bambino ad avere dei genitori. Mentre in Italia la fecondazione eterologa - partita almeno sulla carta a tempo di record dopo l'approvazione delle linee guida regionali e con ampia risonanza mediatica - si trova a fare i conti con la scarsità di donatori di gameti, secondo l'Associazione amici dei bambini (Aibi) sarebbero 1.900 i minori italiani adottabili in attesa di una famiglia. E non va meglio per l'adozione internazionale. Sempre secondo Aibi, uno dei 62 enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali (Cai) che opera presso la presidenza del Consiglio dei ministri, le proiezioni del primo semestre 2014 riportano il record negativo di 930/950 minori autorizzati all'ingresso in Italia con un crollo del 30% rispetto all'identico semestre dello scorso anno. Nel 2008 erano stati 3.977; nel 2010 addirittura 4.130. Circa 6mila le famiglie che hanno fatto richiesta di adozione nel 2006; meno di 3mila nel 2013. Senza interventi adeguati, gli enti temono nel 2020 la scomparsa delle adozioni. Tra le richieste più diffuse la gratuità dell'iter, la cui spesa può arrivare anche a diverse migliaia di euro deducibili solo per il 50%, e fondi per l'accompagnamento delle famiglie.

Un atto di giustizia. «Prima che un gesto di amore e di accoglienza, l'adozione è un atto di giustizia, l'unico modo per garantire a milioni di bambini abbandonati nel mondo il diritto a una famiglia, eppure oggi sembra essere stata relegata nel dimenticatoio». Non usa mezzi termini Marco Griffini, presidente di Aibi, ricordando al Sir che l'Italia «ha una storia esemplare, è un'eccellenza in questo campo, ma l'inerzia della politica rischia di polverizzare questo patrimonio di umanità». Proprio adesso che le emergenze internazionali interpellano sempre più: «Dopo gli orfani dell'Aids si contano i bimbi che hanno perduto i genitori a causa di Ebola, oltre 500 tra Liberia e Sierra Leone, secondo fonti dei rispettivi governi, ma destinati ad aumentare». «In Italia le famiglie sterili sono 5 milioni e 300mila - conclude Griffini -. Vorremmo chiedere al presidente del Consiglio se ne è al corrente, o se l'abbandono dell'adozione internazionale a se stessa da parte del governo è una scelta politica». Per far conoscere questo universo, Aibi ha tenuto per il terzo anno un Open Day, il 27 e 28 settembre, nelle sue 15 sedi sul territorio nazionale. Info: www.aibi.it   

Priorità e urgenze. Intanto, da un paio di mesi, 45 dei 62 enti autorizzati hanno costituito il gruppo di lavoro «Uniti per l'adozione» che ha raccolto in un documento comune le urgenze da affrontare. Anzitutto il rafforzamento della collaborazione tra gli stessi enti e la Cai, e della collaborazione tra Regioni, servizi sociosanitari ed enti autorizzati. Al riguardo si ricorda che la legge 476/1998 ha previsto la predisposizione di protocolli operativi da parte delle Regioni, ancora mancanti o disattesi in molte di esse. Il cartello chiede inoltre un maggior raccordo della Commissione con il ministero degli Affari esteri e le Rappresentanze diplomatiche nei Paesi stranieri per un sostegno più adeguato alle famiglie adottive, e chiede la ripresa, dopo oltre due anni, del Tavolo «Linee guida» sulle nuove autorizzazioni, e l'approvazione da parte della Cai di bandi per progetti di cooperazione.

Scelta consapevole. Per Susanna Galuppo, vicepresidente di «Adozioni senza frontiere» (www.adozionisenzafrontiere.org), il punto non è la gratuità dell'adozione che definisce «un'utopia», bensì la trasparenza delle procedure, «su cui l'Italia ha compiuto passi da gigante», e l'informazione-formazione delle coppie disponibili ad accogliere un bambino abbandonato, coppie che scelgono di «essere ‘famiglia' per lui». Il che, precisa, «è molto diverso dal volere un figlio». «Deve essere ben chiaro - insiste - che l'adozione internazionale è l'ultima spiaggia per questi bambini». Di qui l'importanza di percorsi di sensibilizzazione-informazione per le coppie prima che inizino l'iter, come si sta facendo da anni in Veneto grazie al Protocollo operativo regionale cui hanno aderito diversi enti. Concorda sulla necessità di formazione Donata Nova Micucci, presidente della storica Associazione italiana famiglie adottive e affidatarie (www.anfaa.it), che non si nasconde «la sofferenza di chi non riesce a soddisfare il desiderio legittimo di avere un figlio», ma mette in guardia dal rischio che «torni a prevalere, come prima della legge sull'adozione, l'interesse dell'adulto rispetto al diritto del minore». Un diritto oggi purtroppo «subordinato anche a esigenze di bilancio che non devono però far dimenticare l'importanza di sostenere e accompagnare le famiglie: del futuro di questi bambini siamo corresponsabili tutti, istituzioni e società civile». Minori italiani e stranieri feriti dalla vita, con strappi a volte difficili da ricucire ma che dimostrano che l'amore è incondizionato, unico, e non fa distinzioni tra figli biologici e non.

Fonte: Sir
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