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Amatrice: consegna prime 25 abitazioni. Mons. Pompili, «ricostruire su roccia legalità, coerenza, coesione e pazienza»

Monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, ha lanciato oggi durante la benedizione, ad Amatrice, delle prime 25 soluzioni abitative d’emergenza (Sae) consegnate ad altrettanti nuclei familiari, un appello a ricostruire bene, nel rispetto della legalità.

Costruzione abitazioni nelle zone terremotate (Foto Sir)

Ricostruire sulla roccia della «legalità, che non è un lusso per pochi, ma una necessità per tutti», della «coerenza tra il dire e il fare, tra le promesse e i fatti», «della coesione, cioè della capacità di vedere l’insieme e non solo il proprio particolare, cioè l’interesse dei miei, della mia corporazione, della mia frazione» e della «pazienza. Non si improvvisa una ricostruzione né si fa in un baleno. Solo chi sa reggere l’usura del tempo vedrà la terra promessa». È il monito di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, lanciato oggi durante la benedizione, ad Amatrice, delle prime 25 soluzioni abitative d’emergenza (Sae) consegnate ad altrettanti nuclei familiari. «È bene che misuriamo la distanza tra segno e realtà per non lasciarci andare a una retorica fuori posto, come pure ad una sfiducia altrettanto inerte», ha spiegato il vescovo parlando davanti al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e al comandante Raggruppamento Sisma, generale Sergio Santamaria. «Oggi è senza dubbio un giorno importante che rappresenta un segno di speranza, dopo mesi di paure e di disagi – ha detto mons. Pompili – ma si tratta di un segno, non ancora della realtà». «Il cordolo, la soletta, l’incatenamento, i contrafforti, i telai, i ‘pattini’» sono alcune delle caratteristiche di una casa antisismica, ha ricordato il presule, ma una sola è quella citata dal «Maestro», la roccia. E la roccia «su cui tutto si tiene è la coerenza tra il dire e il fare, tra le promesse e i fatti, tra le attese e le realizzazioni.

Benedicendo le casette «presagio di quella primavera da cui ci separano ancora anni e che si compirà quando tutto il territorio sarà tornato alla sua fioritura», mons. Pompili ha ribadito che «la roccia» su cui ricostruire «è, anzitutto, la gratuità di chi sarà protagonista in questa terra. Gratuità non vuol dire ‘a costo zero’, ma senza interessi indebiti e senza collusioni camuffate. La legalità non è un lusso per pochi, ma una necessità per tutti. La roccia è anche coesione, cioè capacità di vedere l’insieme e non solo il proprio particolare, cioè l’interesse dei miei, della mia corporazione, della mia frazione. La debolezza dei nostri territori già così minuti è la frammentazione. Occorre sommare le frazioni e non sottrarle – ha sottolineato il vescovo di Rieti – anzi bisogna moltiplicare l’azione, dentro un quadro coerente che sappia valorizzare le identità, senza mortificare Amatrice».

Infine, la roccia «è pazienza. Non si improvvisa una ricostruzione né si fa in un baleno. Solo chi sa reggere l’usura del tempo, vedrà la terra promessa. Chi si distrae, si annoia, si scoraggia, diventerà un peso e presto un ostacolo». «La casa è dove si trova il cuore – ha concluso mons. Pompili citando Plinio il vecchio – l’augurio è che oggi alcuni e, al più presto, tutti possano ritrovarlo». Le casette (Sae) hanno diverse grandezze (40, 60, 80 mq) sulla base della consistenza del nucleo familiare assegnatario. Si tratta della prima area, ne seguiranno altre 6 ad Amatrice, e 24 nelle diverse frazioni, per un totale di 30 aree di realizzazione delle casette nell’intero territorio comunale di Amatrice.

Fonte: Sir
Amatrice: consegna prime 25 abitazioni. Mons. Pompili, «ricostruire su roccia legalità, coerenza, coesione e pazienza»
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