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Benedizioni vietate a scuola: mons. Zuppi (Bologna), laicità seria «tiene conto del contesto»

L’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi ha commentato a Radio Vaticana la sentenza del Tar dell'Emilia Romagna che ha vietato la benedizione pasquale in una scuola bolognese.

Benedizioni vietate a scuola: mons. Zuppi (Bologna), laicità seria «tiene conto del contesto»

Il «no» – pronunciato ieri dal Tar – alle benedizioni pasquali a scuola è «laicità da laboratorio», mentre «la laicità seria tiene conto, ovviamente, del contesto, dell’umanesimo, della storia» e, in Italia, significa «anche non ignorare o escludere il fatto religioso, non ridurlo a un fatto meramente individuale – questo è il vero pericolo – ma viverlo così com’è, anche, con le interazioni con la vita collettiva, con la società». È quanto dichiara a «Radio Vaticana» l’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi, dopo la pronuncia del Tar dell’Emilia Romagna, che ha annullato la delibera con cui il consiglio d’istituto di una scuola bolognese aveva autorizzato, lo scorso anno, le benedizioni a scuola. Una decisione che, ammettono i giudici, è stata presa «senza consolidati precedenti giurisprudenziali», in nome di un principio costituzionale di laicità dello Stato «che comporta equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose».

«Stupore e amarezza» vengono espressi in una nota dalla diocesi. E l’arcivescovo rimarca che «non c’è nessuna intenzione, da parte della Chiesa di Bologna, di mettere in discussione la laicità»; piuttosto, occorre stare in guardia da «un’idea di laicità, al contrario, che dimostri un’avversità, un fattore anti-religioso e questo non sarebbe affatto laico». La decisione, aggiunge monignor Zuppi, «lascia un po’ di amaro. Innanzitutto perché la richiesta era stata approvata dal Consiglio di istituto, quindi in assoluta laicità», e questi «aveva approvato a stragrande maggioranza la benedizione che era fuori dall’orario scolastico e riguardava soltanto le persone che la gradivano». «Come per tanti aspetti – commenta – c’è una presenza del fatto religioso anche nell’educazione, quindi nel buon senso si trovano le soluzioni».

Fonte: Sir
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