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CRISI ECONOMICA: MONS. TOSO, FINANZA NEOLIBERISTA ATTUA TERRORISMO ECONOMICO

“La finanza neoliberista sembra essere entrata in un vicolo cieco. Essa appare irrimediabilmente malata”. Piuttosto che sostenere “uno sviluppo integrale, sostenibile ed inclusivo di tutti i popoli, attua, in più di un caso, una specie di ‘terrorismo economico’ internazionale. Dominata da una oligarchia internazionale, non adempie universalmente al suo compito naturale, che sarebbe quello di sostenere le imprese, il lavoro, le famiglie”, ma come “un nuovo ed implacabile ‘Leviatano’, si aggira per il mondo in cerca sempre di divorare imprese, popoli deboli o sprovveduti”. Nel suo intervento al convegno promosso, oggi a Roma, dalla Fiba-Cisl sul tema “Per una riforma del sistema finanziario. Il contributo della Chiesa. Le proposte della Cisl”, il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Mario Toso, non ha risparmiato critiche all’attuale sistema finanziario e bancario. I principali effetti negativi di questo “capitalismo finanziario deregolato e globale” sono, tra i tanti, “la restrizione nell’erogazione del credito, chiusure o delocalizzazione di imprese, fallimenti, suicidi, alti tassi di disoccupazione, erosione dei sistemi di sicurezza sociale, recessione, aumento della conflittualità sociale, riduzione del gettito fiscale e instabilità politica”. Per uscire dalla crisi mons. Toso suggerisce “il potenziamento di tutti quegli aspetti positivi che esistono, all’interno dell’attuale sistema capitalistico deregolato e globale, incarnati in una sana economia di mercato”. Per consolidare un tale scenario occorre, però, “reimpostare il capitalismo perché esplichi meglio la sua virtù fondamentale di motore che crea e diffonde ricchezza reale, rendendola accessibile a tutti”. Si tratta, cioè, “di impostare l’organizzazione dell’economia in maniera più razionale, più realistica, perché più conforme alla sua essenza umana, alla dignità delle persone e dei popoli, alle esigenze del bene comune e della connessa giustizia sociale, di valorizzare il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del libero mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità dei mezzi di produzione, della libera creatività umana”. Il tutto inquadrato “in un solido contesto giuridico che metta la libertà nel settore dell’economia al servizio della libertà umana integrale, il cui centro è etico e religioso”. Indicazioni contenute nella Dottrina sociale della Chiesa e nell’enciclica Caritas in Veritate che “invita a rafforzare tutte quelle esperienze finanziarie ed economiche che aprono brecce verso un’economia a servizio del bene comune, mediante l’implementazione del principio della gratuità e della giustizia sociale”.“Economia e finanza vanno gestite eticamente” ha ribadito mons. Toso per il quale “nei rapporti mercantili devono trovare posto non solo trasparenza, onestà e responsabilità ma anche il dono e la gratuità”. Servono, pertanto, “assieme alle giuste riforme nazionali ed internazionali, uomini retti, operatori economici, risparmiatori, politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune”. Parlando della riforma del sistema monetario, il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha denunciato come l’attuale sistema sia “distorto e potenzialmente distruttivo per la civiltà e la famiglia umana. In ragione della sua forza che destruttura la gerarchia dei beni, le persone, soprattutto i lavoratori dipendenti e i soggetti più vulnerabili, sono ridotti a ‘cose’, a merce, o addirittura è come se non esistessero. Anziché investire nelle imprese, si preferisce investire in Borsa. Beni materiali e strumentali sono così anteposti a beni spirituali, personali e comunitari”. Da qui la richiesta di riforma che preveda il governo del sistema finanziario e monetario internazionale retto da “un’istituzione politica transnazionale, un’autorità pubblica proporzionata a competenza universale capace di dare risposte globali a problemi globali per realizzare il bene comune mondiale”. (Sir)