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Card. Bagnasco: la gente invoca lavoro. Per migranti, sforzi insufficienti

Nella prolusione ai lavori del Consiglio permanente della Cei, il card. Bagnasco ha affrontato anche il tema della mancanza di lavoro e dell'accoglienza dei profughi che sbarcano sulle nostre coste.

Parole chiave: Sbarchi (250)

La «voce» della gente «incalza le nostre parrocchie e diventa grido: invoca lavoro per chi l'ha perso e per chi non l'ha mai trovato. Invoca lavoro per chi è sfiduciato e si arrende mettendosi ai margini della società, facile preda della malavita. E con la disoccupazione, l'instabilità sociale cresce fatalmente». Lo ha detto il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione di apertura del Consiglio episcopale permanente, oggi a Roma. «La Chiesa in Italia, a livello centrale, porta avanti da anni il Progetto Policoro e il Prestito della speranza: sono anche questi dei segni concreti che vengono incontro ai giovani, alle famiglie e alle piccole imprese. Tutti sappiamo che non basta ripianare i buchi, ma - ha sottolineato - occorre investire perché la competizione globale esige di essere sempre all'avanguardia; perché le nostre eccellenze devono essere difese con una continua ricerca; perché le professionalità non deperiscano; perché il patrimonio nazionale non prenda il volo per altri lidi, vanificando così i segnali positivi di ripresa che vengono rilevati dagli esperti», ha concluso.

«Continua la tragedia di uomini, donne, bambini, che attraversano il mare per raggiungere le nostre coste con la speranza di una vita migliore; fuggono dai loro Paesi per le ragioni che conosciamo: guerre, carestia, miseria, violenza. E cosa trovano? Molto, ma certamente ancora insufficiente al fine di una vera integrazione e di una vita nuova». Per l'arcivescovo di Genova «le forze in campo non sono poche, ma la situazione richiede visione, energie e risorse, che attestino che l'Europa esiste come casa comune e non come un insieme di interessi individuali ancorché nazionali. Un coacervo dove chi è più forte fa lezione e detta legge». «La Chiesa, attraverso le Caritas e i Centri Migrantes, le parrocchie e le associazioni specifiche, risponde con ogni mezzo, anche grazie all'otto per mille, e mira a un processo di vera integrazione nel rispetto delle comunità di accoglienza e dei cittadini».

Fonte: Asca
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