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Caritas day all’Expo: «aiutare piccoli coltivatori per ridurre fame nel mondo»

Per ridurre la fame nel mondo la soluzione è: aiutare i piccoli coltivatori, che sono oggi i più colpiti dai cambiamenti climatici, tra le prime cause della malnutrizione oltre alla mancanza di risorse - terra, semi, prestiti, accesso ai mercati - e alla bassa produttività agricola. Lo rileva una ricerca, realizzata da Caritas internationalis, il Catholic Relief Services (la Caritas degli Usa) e un istituto di ricerca indipendente, Grey Matter Research & Consulting, presentata oggi al «Caritas day» a Milano nell’ambito dell’Expo 2015.

Bambini africani

Nel mondo sono ancora 805 milioni le persone che non hanno cibo sufficiente, anche se negli ultimi anni il numero è sceso di 40 milioni confermando una linea di tendenza che dura da un ventennio. L’indagine ha coinvolto 99 Caritas nazionali, rappresentative dell’83% della popolazione globale. Secondo un terzo degli intervistati nel proprio Paese le persone non hanno accesso a cibo sufficiente; la metà dice che la sicurezza alimentare è garantita in parte, soltanto per un quinto lo è completamente. Sui modi per affrontare il problema della fame nel mondo, più di un terzo delle Caritas ha detto che l‘azione più importante per ridurre la fame, la malnutrizione e l’insicurezza alimentare è migliorare agricoltura (35%) aiutando i piccoli agricoltori, soprattutto nel tentativo di adattarsi agli effetti del surriscaldamento globale.

«I risultati dell’indagine aprono una finestra sulle lotte dei piccoli agricoltori impoveriti, in particolare nei Paesi in via di sviluppo - afferma Michel Roy, segretario generale della Caritas internationalis -. Molti gruppi Caritas segnalano una mancanza di sicurezza alimentare. La comunità globale deve fare di più per combattere la fame e la malnutrizione». Secondo Carolyn Woo, presidente del Catholic relief services (Crs) «questa indagine conferma quel che viene detto ogni giorno. Sappiamo quante difficoltà debbano affrontare i piccoli agricoltori per avere cibo in tavola tutto l‘anno, e che, come ci dicono, i cambiamenti climatici stanno rendendo l‘agricoltura ancora più difficile per loro». A soffrire di più per la bassa produttività agricola e i cambiamenti climatici sono i contadini dell’Africa sub-sahariana. In Asia, l‘enfasi è stata posta sulla mancanza di accesso alle risorse per i piccoli agricoltori. Gli intervistati in America Latina e nei Caraibi hanno puntato i riflettori sulla speculazione legata ai prezzi alimentari e sulla mancanza di infrastrutture. Il Medio Oriente e il Nord Africa scontano più di tutti la presenza di conflitti e la mancanza di acqua pulita.

Per questo la maggior parte dei programmi per la sicurezza alimentare promossi da Caritas sono orientati alla formazione degli agricoltori (41%), all’agricoltura sostenibile (39%), alla distribuzione di cibo o semi dopo un’emergenza (39%), al miglioramento della nutrizione e della salute (39%). La ricerca rileva, inoltre, come le conseguenze dell‘insicurezza alimentare vadano oltre la malnutrizione: secondo i dati raccolti in 71 Paesi, «la fame ha impatto sul tasso di criminalità, sul rafforzarsi della corruzione, sulla diffusione non soltanto di malattie legate alla malnutrizione ma anche a disturbi psicologici come la depressione». L‘isolamento sociale di molte famiglie cresce in nazioni con difficoltà legate all‘accesso al cibo, ne risentono l‘educazione - i soldi altrove dedicati a mandare a scuola i figli sono diretti all‘acquisto di alimenti - la cura della propria salute, aumentano il tasso di disoccupazione e in alcune regione i conflitti tribali. «L‘insicurezza alimentare - afferma la ricerca - può essere alla base di flussi migratori».

«Essere liberi dalla fame è un diritto umano». Ha fatto ripetere questa frase più volte al pubblico dell‘Auditorium il cardinale Oscar Andrès Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa e presidente uscente di Caritas internationalis, nel presentare all‘Expo di Milano, durante il Caritas day, lo studio Caritas sulla sicurezza alimentare. «Garantire cibo sano per tutti e nel rispetto dell‘ambiente è la richiesta di Papa Francesco ed è anche la nostra», ha ribadito il card. Maradiaga: «Vogliamo che i governi del mondo mettano in atto quanto sottoscritto negli anni passati - ha affermato -Incoraggiamo i responsabili politici ad impegnarsi attivamente affinché questo diritto diventi realtà per tutti». Il cardinale ha chiesto ai governi di 2fare uno sforzo insieme, perché la fame provoca anche migrazione» e «un male che non osiamo nominare: la corruzione, altro potere indotto dalla fame». «La mia regione centro-americana - ha raccontato - è purtroppo terra di grande violenza, per avere un pezzo di pane i giovani sono disposti a fare di tutto. Cerchiamo di rompere questo circolo vizioso dando lavoro per comprare il pane».

Il card. Maradiaga ha lanciato un appello «a tutti i responsabili degli Stati, e all‘Onu perché promuovano una riflessione sul diritto al cibo convocando una sessione speciale dell‘Assemblea Onu». «Vogliamo essere una sola famiglia umana dove ci sia cibo per tutti, per questo dobbiamo condividere le risorse perché bastino per tutti - ha sottolineato -. E‘ responsabilità di tutti noi cambiare le politiche responsabili della persistenza della fame in un mondo di abbondanza e di spreco». Il cardinale ha poi consegnato lo studio Caritas al suo successore card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, chiedendogli di continuare a trasmettere questo messaggio durante il suo mandato «affinché le Caritas e i responsabili di tutto il mondo si impegnino sempre di più ad eliminare la fame nel mondo».

Fonte: Sir
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