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Cattolici toscani, verso l'appuntamento del 17 marzo

Le diocesi toscane sperano che il 17 marzo 2012, sabato, possa essere un giorno importante. La basilica fiorentina di San Lorenzo ospiterà un «colloquio pubblico» che apre un percorso (un anno intero) di preparazione in vista di un appuntamento già fissato, dalla Conferenza episcopale toscana, per il maggio 2013: la prima «Settimana sociale dei cattolici della Toscana» chiamata a declinare «un'agenda di speranza» per la nostra regione. Su questo cammino pubblichiamo un intervento di mons. Giovanni Santucci, delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale sociale e il lavoro.

Parole chiave: lavoro (614), politica (409), cattolici (278)

Le diocesi toscane sperano che il 17 marzo 2012, sabato, possa essere un giorno importante. La basilica fiorentina di San Lorenzo ospiterà un «colloquio pubblico» che apre un percorso (un anno intero) di preparazione in vista di un appuntamento già fissato, dalla Conferenza episcopale toscana, per il maggio 2013: la prima «Settimana sociale dei cattolici della Toscana» chiamata a declinare «un'agenda di speranza» per la nostra regione. Saranno dunque 14 mesi di confronto per tutte le Chiese toscane e il «colloquio» ormai prossimo (con Arrigo Miglio, Giuseppe Savagnone, Antonio Airò) rappresenta il primo passo. La mattina si concluderà con la Messa presieduta da mons. Giuseppe Betori e concelebrata dai vescovi toscani.  (mb)

Una visione nuova del rapporto tra vita e lavoro
di Giovanni Santucci
Vescovo di Massa Carrara-Pontremoli delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale sociale e il lavoro

Il 17 marzo ci diamo appuntamento a Firenze per un incontro che sia occasione per proporre alla nostra regione un itinerario spirituale e operativo allo stesso tempo che possa essere strumento di riflessione e di azione per i cattolici prima di tutto e per tutti al fine di affermare alcuni valori e principi che rischiamo di smarrire nelle convulse scansioni del tempo della convivenza, della politica e della economia.

Guardiamo alla vita con la luce che ci viene dalla fede, dall'aver accolto il Figlio di Dio incarnato, Gesù Cristo, come «Luce del mondo». Non abbiamo risorse, spirituali o morali, diverse dagli altri protagonisti della scena di questo mondo, ma abbiamo una luce che ci permette di orientare il cammino, abbiamo una meta che dà senso ai nostri passi. Amiamo questo mondo perché Dio stesso lo ama e per la sua liberazione, per la sua redenzione ha donato il Figlio. La Croce diventa speranza per tutti: per i credenti, perché segno dell'amore redentore; per i non credenti, perché coloro che credono sono donati come sale e lievito di una vita nuova dove l'uomo è al centro, persona, protagonista, signore del creato.

Mentre tutto tende a far prevalere il risultato, noi affermiamo la centralità della persona. «Non è l'uomo per il sabato, ma il sabato per l'uomo». Quando si sacrificano le persone al risultato, qualcosa non funziona; non deve esserci contrapposizione fra quanto serve alla maggioranza e quanto serve alla singola persona, perché c'è un prima e un dopo, e la società non è la somma delle persone che la compongono. Ripensare al rapporto vita-lavoro, guidati dallo Spirito che suscita in noi risorse e doni da esprimere personalmente e comunitariamente in quella dimensione sociale e politica in cui sempre riverbera il vissuto personale, anche intimo, di ciascuno. I maestri dello spirito direbbero: essere santi per agire da santi. Il Vangelo ci ricorda: «Un albero buono fa frutti buoni».

Tentando di coniugare, per quanto possiamo, verità e giustizia perché siano veramente fondamento della pace; tendendo a fare giustizia nella legalità, scoprendo che la solidarietà e la sussidiarietà non confliggono, che prestare attenzione ai poveri e ai deboli non va contro l'equità. È un impegno culturale, di conquista di idee e convincimenti, prima ancora che politico o sociale, perché un camminare insieme è possibile quando è condivisa la meta.

Infine, una punta di orgoglio. Mi pare bello pensare che questo appuntamento per studiare e riflettere, per motivare e proporre una visione nuova del rapporto vita-lavoro, nasca in Toscana, dove un umanesimo straordinario ha sempre trovato accoglienza ed espressioni, dalla pittura alla poesia, dalla musica alla scultura. Sarà un patrimonio genetico? Non lo so ma certamente dobbiamo sentirci provocati e dare il meglio di noi perché il bene, il bello, il buono che sono doni di Dio, trovino modo di diventare storia.

Economia, politica, società, riforme: dove sono i cattolici? (di Andrea Bucelli)

Giovani, sciogliere i lacci che soffocano la creatività (di Giovanni Soldani)

Per un'economia pulita (di Stefano Biondi)

Il percorso dei cattolici toscani per un'«Agenda di speranza»

La Chiesa esperta di economia (di Leonardo Salutati)

Savagnone: «Dal suicidio della politica si esce con i cattolici»

Il sito dedicato all'evento

Documento conclusivo della 46ª Settimana sociale

Cattolici toscani, verso l'appuntamento del 17 marzo
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