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Cei, mons. Galantino: gratitudine per famiglie fatte di padre, madre e figli. No agli slogan del governo

La famiglia messa al centro e riproposta come «bene comune» di tutta la società, la «formazione permanente dei presbiteri» come contributo da parte della Chiesa per una presenza qualificata al servizio di tutti gli uomini, uno «sguardo meno strabico» verso il Sinodo sulla famiglia che si aprirà tra pochi giorni, perché la «comunione ai divorziati risposati» non è certo «l'obiettivo unico, predominante, decisivo»: sono i tre temi che il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha proposto ai giornalisti oggi a Roma, aprendo la tradizionale conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente (22-24 settembre).

«L'oggetto del prossimo Sinodo è molto più ampio della comunione ai divorziati - ha sottolineato - e lo dimostra anche la speciale giornata di preghiera e di vicinanza dei fedeli indetta per sabato 4 ottobre in piazza San Pietro, attorno al Papa, ai vescovi italiani e a molti vescovi europei». Mons. Galantino ha voluto esprimere anche personalmente la «gratitudine alle tante famiglie fatte di un padre, una madre, dei figli per il loro servizio alla vita e all'educazione», ricordando «la testimonianza che danno» rispetto «ad altri tipi di unione che si vogliono far passare per famiglia». A questo proposito ha espresso «timore per la disponibilità a riconoscere alle unioni di fatto di persone dello stesso sesso l'accesso al matrimonio».                

«Durante il Consiglio permanente i vescovi hanno riflettuto a lungo sulla situazione in Siria, Iraq e nell'area mediorientale considerando attentamente quanto la Chiesa italiana sta facendo in termini di vicinanza e aiuti concreti alle popolazioni locali, in particolare i cristiani oggetto di persecuzioni»: lo ha proseguito mons. Galantino. Quindi ha annunciato che dal 2 al 4 novembre tutto il Consiglio di Presidenza della Cei si recherà in quei Paesi per sostenere e incoraggiare le comunità cristiane così duramente colpite. A titolo personale ha precisato che si recherà anche a Erbil, in Iraq, e in altre località dell'area. Richiamando il convegno ecclesiale nazionale di Firenze del prossimo anno sul tema «In Cristo Gesù il nuovo umanesimo», mons. Galantino ha evidenziata che «non si tratterà di un incontro dove si vorranno far passare delle idee, ma di una occasione per incontrare e vedere esempi di ‘umanesimo riuscito'».

«Lo studio, la formazione e la ricerca oggi sono di straordinaria importanza e quanto mai essenziali. A questo riguardo - ha precisato - le risorse che il Governo mette in capo per scuola e università non appaiono adeguate alle esigenze che emergono dalla società». «Il rischio è che sempre di più da noi valgano gli slogan e non i ragionamenti, ma con barzellette, slogan e ‘cosine così' - ha aggiunto - cosa pensiamo di andare a dire all'Unione europea?».

Sollecitato dalle domande sull'attualità politica, il segretario della Cei ha ripreso alcuni passaggi del «messaggio» dei vescovi sulla famiglia. In particolare ha richiamato il sostegno auspicato per le famiglie, notando come tale aiuto non arriva da chi «al di là delle promesse, si rivela sordo sia nel promuovere interventi fiscali» in loro favore, sia nel realizzare una «politica globale di armonizzazione» famiglia-lavoro «a partire dal rispetto per la domenica». Ha poi richiamato il servizio svolto dalla scuola, affermando che «esiste una sola scuola pubblica, che può essere statale o paritaria». «Bisogna considerare non solo il disagio dei docenti - ha aggiunto - ma anche quello delle famiglie e degli studenti» e «conoscere quanto la scuola non statale sia ritenuta negli altri Paesi, quali Usa ed in Europa, una ‘ricchezza' e non un peso». «Del resto in Italia si sente sempre parlare di ‘senza oneri per lo Stato', a proposito delle scuole paritarie, ma - ha domandato - immaginate che tutte queste scuole chiudano all'improvviso: dove collocherebbe lo Stato il milione e 300 mila studenti che le frequentano? Ricordiamo che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato circa 6 miliardi ogni anno». Sull'articolo 18 e il dibattito in corso ha detto che «il tema del lavoro è veramente drammatico» e i sindacati «sembrano voler conservare l'esistente». Occorrono invece risposte «realistiche» ha affermato.

Fonte: Sir
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