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Censis, «Italia delle tribù generazionali». Ricucire tra anziani e giovani

Una ricerca del Censis e Fondazione Hpnr mette in luce una caratteristica negativa della società italiana: in tanti si fidano solo di persone della stessa età. Un Paese fatto di tribù generazionali in buona parte non comunicanti.

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Censis, «Italia delle tribù generazionali». Ricucire tra anziani e giovani

 

 

«Sono 8 milioni gli italiani che non vogliono avere rapporti con persone di altre generazioni, ad esempio quando si tratta di sottoporsi a una visita medica, fare acquisti in un negozio, seguire corsi di formazione, farsi consigliare su questioni personali, fare le vacanze o impegnarsi sul luogo di lavoro».  Sono i primi risultati della ricerca «L’Italia delle generazioni», diffusi oggi da Censis e Fondazione Hpnr (Human Potential Network Research) in collaborazione con la Fondazione Oic (Opera Immacolata Concezione).

Secondo i ricercatori, «sono 2,3 milioni gli italiani che, se non trovano un medico della propria età, vanno in un altro studio o rinunciano alla visita. Sono 3,8 milioni quelli che, quando devono comprare un capo di abbigliamento, se non c’è il commesso della propria età cambiano negozio o rinviano l’acquisto. Quando devono frequentare corsi di formazione, 4,6 milioni di italiani vogliono solo coetanei».

E ancora: «Sono 5,2 milioni quelli che non accetterebbero mai un consiglio personale da una persona di una età diversa dalla propria. In 7,4 milioni, piuttosto che partire per le vacanze con persone di altre generazioni, preferiscono restare a casa. E in azienda sono 7,5 milioni gli occupati che preferiscono comunque avere rapporti con lavoratori della propria età». «Mentre ci si concentra sulle difficoltà di integrazione delle nuove culture e confessioni religiose, i dati – commenta il Censis – segnalano una sorprendente scissione nel cuore della società italiana: un Paese fatto di tribù generazionali in buona parte non comunicanti».

Secondo il Censis, gli italiani «isolazionisti» sono più diffusi tra i giovani. «Il 10% dei millennials di 18-34 anni (1,1 milioni) non vuole avere rapporti con persone di altre età. Il 5,6% si fa visitare solo da un medico giovane, il 10,8% acquista solo in presenza di un commesso coetaneo, il 12% accetta consigli solo da altri giovani». Più aperti all’intergenerazionalità sono, secondo la ricerca diffusa oggi, gli anziani: 9 su 10 «non sono preoccupati dalle differenze di età oppure vi si adattano». Ma perché così tanti giovani sono sulla trincea generazionale? «Perché sono pochi e sono sempre meno», commentano gli esperti. «E dopo anni di precarietà lavorativa e marginalità sociale reagiscono legittimandosi reciprocamente». Oggi i millennials (18-34 anni) sono 11,1 milioni e negli ultimi quindici anni sono diminuiti del 17,3% (2,3 milioni di persone in meno). Mentre aumentano «vertiginosamente gli aged» (65 anni e oltre): oggi sono 13,2 milioni e rispetto al 2001 sono aumentati del 24,2% (2,6 milioni in più). Secondo l’indagine, «rispetto all’Italia degli anni ’50 il boom degli ultrasessantacinquenni è impressivo: 9 milioni in più. Nel 1951 i grandi vecchi con 80 anni e oltre erano solo 622mila, mentre oggi sono poco meno di 4 milioni. Le persone di 90 anni e oltre erano appena 28mila, mentre oggi hanno superato le 666mila unità». E i centenari, «che allora erano uno sparuto gruppo di 165 persone, sono diventati oggi quasi 20mila».

Ricucire i rapporti. «La competizione sul lavoro e sulle risorse scarse del welfare, in particolare sulle pensioni, oggi ha generato una scissione generazionale. Ma è indispensabile ricucire i rapporti e moltiplicare le relazioni nella vita quotidiana». È il commento finale del Censis. Una esperienza pilota di eccellenza che va in questa direzione è – sostengono i ricercatori sociali – il Civitas vitae di Padova, la prima infrastruttura di coesione sociale italiana, «una vera e propria casa della intergenerazionalità, dove la voglia di relazioni dei longevi è il perno di tante attività e progetti», tra i quali l’esperienza dei «Nonni del cuore» che, «adeguatamente formati, accompagnano i bambini in visite guidate al Museo veneto del giocattolo facendo conoscere la storia attraverso il gioco, li coinvolgono in laboratori didattici e creativi per apprendere le tecniche dell’arte del riuso e del riciclo degli oggetti, li inseriscono in un percorso di educazione stradale, li affiancano nello svolgimento dei compiti a casa per migliorare le capacità di apprendimento».

Fonte: Sir
Censis, «Italia delle tribù generazionali». Ricucire tra anziani e giovani
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