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Centro Italia, altre forti scosse di terremoto. Le testimonianze dei parroci

Trema la terra nel Centro Italia, con tre scosse in rapida successione: alle 10.25 con magnitudo 5.3, alle 11.14 con magnitudo 5.4 e alle 11.25 con magnitudo 5.3. Una quarta, di magnitudo 5,1, è stato registrata alle 14.34. Il sisma è avvenuto tra L'Aquila e Rieti, nella zona di Montereale (AQ), l'epicentro è a una profondità di 9 chilometri. Le testimonianze dei parroci.

La chiesa di Sant'Agostrino ad Amatrice, prima e dopo il crollo di stamani

«La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile, in raccordo con la Dicomac insediata a Rieti, si è messa in contatto con le strutture locali del Sistema nazionale di protezione civile – informa una nota – oltre che con le strutture operative già dispiegate da mesi sul territorio». Gli eventi sismici, i cui epicentri sono tra i comuni di Montereale, Capitignano, Amatrice, Campotosto, Barete e Pizzoli, «sono risultati avvertiti dalla popolazione – informa la Protezione civile – e sono in corso tutte le necessarie verifiche per eventuali danni a persone o cose». Al momento non si registrano vittime, ma tanta paura e qualche crollo. Ad Amatrice, ad esempio, è crollato ciò che restava del campanile della chiesa di Sant'Agostino, già gravemente danneggiata dai sismi precedenti. (Aggiornamento: Giovedì mattina la prefettura di Teramo ha comunicato che una vittima è stata estratta da squadre dei vigili del fuoco intervenute nel comune di Castel Castagna).

«Grande spavento per le fortissime scosse di terremoto, il tutto complicato da un metro di neve che è caduto da stanotte. E stamattina continua a nevicare». A parlare al Sir è don Claudio Tracanna, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi de L’Aquila e parroco di Santo Stefano Protomartire a Pizzoli, uno degli epicentri delle scosse di oggi. «Il comune ha già organizzato dal 24 agosto un centro di raccolta nel Palazzetto dello sport, ma la maggior parte delle persone era rientrata a casa. Ora potrebbe esserci la necessità di cercare rifugio di nuovo lì. Già stanotte il centro era stato aperto, ma per l’emergenza neve». Con le nuove forti scosse «si dovranno effettuare nuovamente le verifiche dei danni». Grande è stato anche lo spavento tra la gente: «Malgrado la neve molti sono andati in piazza, ma certo non si può restare al freddo. Tanti hanno scelto di stare in auto, altri nelle palestre o nei centri che i comuni hanno attrezzato già dal primo terremoto dello scorso agosto». Grazie all’allerta meteo per la neve, tra l’altro, «le scuole era già chiuse sia a Pizzoli sia a L’Aquila». Al momento, conclude don Claudio, «non risulta che sia crollato nulla, ma a volte il panico fa ugualmente molti danni». Intanto però Il sindaco ha disposto lo sgombero di tutti gli immobili del territorio comunale per scopi precauzionali.

Al terremoto si aggiunge la neve. «Non sappiamo se ci sono stati danni per le scosse. Le abbiamo sentite, ma siamo bloccati dalla neve». Lo dice al Sir don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci, spiegando che «le scosse di oggi sono state più forti di quelle dei giorni scorsi». Anche se la paura non manca mai «siamo un po’ abituati», anche perché «vivendo in roulotte o qualcuno ancora in tenda, la preoccupazione per la propria sicurezza è diminuita». Alle scosse si aggiunge il problema del freddo: «Le roulotte e il tendone dove mangiamo sono, comunque, riscaldati – rassicura don Luciano -, ma indubbiamente la neve accresce il disagio. Stanotte, ad esempio, il peso della neve ha sgonfiato la tenda dove dormivano sei o sette persone. La Croce rossa presente nel nostro campo subito è intervenuta insieme con volontari e con dei nostri paesani: così è stata rimessa in piedi la struttura in breve tempo, ma non è mancato lo spavento». Per fare la conta dei danni si dovrà aspettare: «Non mi sono ancora mosso per vedere cosa è successo nei paesi vicini – afferma don Avenati – perché ora è anche pericoloso per la neve. Le strutture nella nostra zona sono già tutte lesionate, magari si sono accentuate le lesioni che già c’erano. Non si può escludere che possa essere avvenuto qualche crollo di mura già fatiscenti, anche in chiese, ma sono difficili da raggiungere per la neve». «Sono state scosse forti, ma per ora non sappiamo di danni. D’altra parte, nelle zone rosse non si entra e il grande problema adesso è la neve: in questo momento le scosse sono un problema secondario», ammette don Marco Rufini, parroco di Norcia.

«Siamo in attesa dei mezzi spazzaneve. Io per primo sono bloccato in auto nella zona del santuario di Maria Santissima di Capodacqua: attorno a me c’è un metro e mezzo di neve». Don Fabio Gammarrota, parroco di Cittareale e Posta, vicino ad Amatrice (diocesi di Rieti), è preoccupato per la gente del luogo che non riesce a raggiungere e non lesina critiche alle istituzioni che – a suo dire – hanno «abbandonato» questi territori. «Quando ho sentito le scosse – racconta al Sir – sono riuscito a saltare tra la neve ed entrare in auto: questa è stata la mia ‘messa in sicurezza’. Ma ci sono tante persone anziane costrette a restare in casa, ed è terribile sentire la propria abitazione ballare e non poter uscire fuori. Si è in gabbia». Il sacerdote si sta tenendo in contatto con la popolazione, per quanto possibile, attraverso il telefono. «Mi giunge notizia – riferisce – di nuovi crolli, soprattutto di stalle, mentre guardando in lontananza verso Cittareale, attraverso il nevischio, non vedo più un edificio che prima c’era, seppure già danneggiato». «Proprio domenica scorsa – aggiunge – riflettevamo tra un po’ di persone del posto sull’opportunità di cominciare a ricostruire qualcosa a nostre spese. Ma adesso mi chiedo se sia il caso o meno di permanere su questo territorio. Sono passati 5 mesi e la situazione non muta». Mentre le istituzioni, denuncia don Fabio, sono assenti. «I comuni montani sono abbandonati a loro stessi. Queste realtà sono condannate a essere in condizioni da terzo-quarto mondo». Alza la voce, che s’incrina: «L’Italia non ha condizioni degne per i cittadini che la vivono».

Fonte: Sir
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