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Città metropolitante, Delrio: grandi benefici per i cittadini

Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, illustra i vantaggi per i trasporti pubblici, («sistemi metropolitani di superficie che non si fermino ai confini comunali»), per la raccolta dei rifiuti e per gli ambiti territoriali sull'acqua. Ma anche una più forte attrazione di investimenti - per centri di ricerca, università, innovazione - e promozione del territorio. In Toscana c'è quella di Firenze.

Città metropolitante, Delrio: grandi benefici per i cittadini

Attira investimenti e promuove il territorio, oltre a migliorare la gestione di alcuni servizi essenziali. Sottoscrive senza mezzi termini l'utilità delle città metropolitane Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e «padre» della legge 56/2014 che ha dato «gambe per camminare» ai nuovi enti locali. E respinge al mittente ogni critica: dai fermenti delle periferie alla «sproporzione» nella rappresentanza per via dell'elezione di secondo grado e del premio di maggioranza previsto nelle elezioni comunali.

Qual è il valore aggiunto della città metropolitana rispetto alla vecchia provincia?

«La città metropolitana unisce in sé le competenze gestionali che aveva la provincia, ad esempio su scuole e strade; in più ha una peculiarità legata allo sviluppo economico del territorio, in un'ottica di coordinamento e sussidiarietà, e all'unitarietà nell'offerta dei servizi, attraverso il coordinamento effettivo e di programmazione di servizi pubblici locali e di quelli che hanno rilevanza economica. Ha molti più poteri d'indirizzo, essendo governata dal sindaco del comune capoluogo, e viene meno la vecchia competizione tra provincia e capoluogo».

Perché come sindaco metropolitano è stato scelto proprio quello del Comune capoluogo e non una figura terza? Non c'è il rischio di marginalizzare la periferia a favore del capoluogo?

«Assolutamente no. L'ente deve far funzionare insieme i vari Comuni, renderli armonici, perciò il successo della città metropolitana dipende dal fatto che nessuno si senta escluso. Se il sindaco metropolitano vuole avere successo, anche a vantaggio del suo stesso Comune, ha bisogno d'instaurare un clima cooperativo e collaborativo. I compiti di coordinamento e controllo, d'altra parte, sono molto più confacenti ai sindaci di un capoluogo di regione. In quasi tutte le esperienze metropolitane europee a capo vi è il sindaco del capoluogo».

In quali settori la «governance» di area vasta può portare veri vantaggi ai cittadini?

«Ci sono diversi servizi essenziali che trovano una loro efficienza e una migliore qualità nell'ambito metropolitano. Il coordinamento dei trasporti pubblici, per esempio, permetterà sistemi metropolitani di superficie che non si fermino ai confini comunali, con una programmazione unitaria per l'intero territorio. Lo stesso avverrà per la raccolta dei rifiuti e per gli ambiti territoriali sull'acqua. In secondo luogo ci si attende un vantaggio in termini di attrazione degli investimenti - per centri di ricerca, università, innovazione - e promozione del territorio: le imprese innovative avranno grandi vantaggi da amministrazioni locali che non sono più in competizione tra di loro ma, anzi, collegate e gestite dagli stessi soggetti».

Nelle nuove città metropolitane non mancano, però, le voci critiche, riconducibili generalmente a territori periferici: da Imola a Bitonto, passando per il Tigullio e il levante ligure, la periferia di Milano e quella di Roma. Come giudica queste reazioni?

«È normale che ci siano timori, paure. Ma per quello che stiamo vedendo, per i percorsi partecipativi che si stanno innescando, non c'è assolutamente da essere spaventati, basta solo la volontà di lavorare insieme».

Quale il rapporto con le rispettive regioni?

«La regione programma e legifera, non è un ente gestionale, mentre la città metropolitana ha il compito di coordinamento rispetto a enti amministrativi, cioè i Comuni. Sono quindi ambiti diversi, ed è un equivoco pensare che le regioni si sentano minacciate dalle città metropolitane».

La città metropolitana nasce con elezioni di secondo livello: cresce così la lontananza dei cittadini, che ancora in larga parte ne ignorano l'esistenza. Perché non si è scelta l'elezione diretta, come avveniva per le province?

«Vogliamo enti leggeri, che non abbiano grande burocrazia o grandi strutture. Enti governati da persone legittimate democraticamente come sono i sindaci e i consiglieri comunali, tutti eletti dai cittadini. Un'elezione di secondo grado non vuol dire meno democrazia, altrimenti dovremmo dire che il Presidente della Repubblica non è eletto democraticamente… L'autorevolezza di un'istituzione non dipende dall'elezione diretta ma da quello che fa».

Nelle elezioni comunali, però, vige il premio di maggioranza, e i consiglieri comunali così eletti, assieme ai sindaci, hanno votato per il consiglio metropolitano. Questo genera una sproporzione nella rappresentanza del consiglio metropolitano, a vantaggio di chi ha vinto le elezioni nei Comuni…

«Stiamo parlando di organismi di facilitazione e coordinamento: queste lievi differenze non inficiano la sostanza».

Enti leggeri, ma che avranno bisogno di una loro struttura. Si attingerà al personale delle attuali province?

«Certamente, il personale che è attualmente in servizio nelle province non deve rimanere a casa e, anzi, sarà molto utile».

Nel futuro prevede la nascita di nuove città metropolitane? Quali, ad esempio, possono candidarsi?

«È possibile e auspicabile che anche Palermo, ad esempio, e altre città possano assumere questo ‘status', se esso faciliterà, come credo, la loro efficienza ed efficacia amministrativa».

Fonte: Sir
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