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Bilancio dell'edizione 2015

«Dal Meeting di Rimini un popolo in uscita per aiutare il Paese»

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà: «Il Meeting intende riprendere la sua natura originaria e partecipare in tal modo all’impegno del Paese per uscire dalla crisi». Sulle vicende giudiziarie: «Se c’è qualcuno di noi che ha sbagliato, risponda». Un’edizione all’insegna della sobrietà: «Con meno delle metà si son fatte le stesse cose».

Parole chiave: Meeting di Rimini (48)
L'intervento del premier Renzi al Meeting di Rimini 2015

«Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?»: sull’onda dei versi del poeta fiorentino Mario Luzi si è svolta l’edizione 2015 del Meeting per l’amicizia tra i popoli che si è chiusa a Rimini il 26 agosto. Una settimana di incontri, dibattiti, mostre e testimonianze culminati con l’intervento, il 25 agosto, del premier Matteo Renzi. A Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà abbiamo chiesto un bilancio dei lavori.

Che Meeting è stato questo del 2015 e che risposta ha dato alla domanda del poeta Luzi?

«È stato un Meeting di contenuti, che non si è perso dietro particolari indifferenti. Il tema della mancanza è cruciale, è stato seguito dai media che lo hanno percepito grazie anche al modo in cui è stato affrontato da Papa Francesco, nel suo messaggio al Meeting, e dal Presidente Mattarella. Non si può vivere, e non si può ricostruire una società, senza avere la capacità di incontrare la persona là dov’è anche quando è emarginata. Oggi non riusciamo più a educare la gente a stare insieme. Al Meeting abbiamo cercato di rispondere a questa domanda affrontando grandi temi, dalla politica alle migrazioni, con gli interventi di tanti testimoni».

Il Meeting ha chiamato in causa il tema dell’«Io», attraverso la figura di Abramo, e dunque della responsabilità personale. Ma come declinare concretamente questo impegno nella società italiana?

«Partirei dall’intervento del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che ha ricordato che siamo alla fine di un’epoca in cui tutto è stereotipato: una certa economia liberista, una certa organizzazione sociale basata sulla riuscita, sulla carriera, un’idea di politica intesa come potere. Tutto questo sta portando l’Italia allo sfaldamento. Se non riprendiamo una posizione umana che mette in discussione qualcosa che appartiene al vecchio secolo non usciremo dalla crisi e manderemo l’Italia in serie B. Non si esce dalla crisi con dei semplici maquillage».

A proposito di Italia, il tema della mancanza può essere il quadro delle tante mancanze italiane, davanti alle quali la presidente del Meeting, Emilia Guarnieri, non ha esitato, dopo l’intervento del premier Renzi, ad assumersi l’impegno di operare per il bene del Paese…

«Il Meeting intende riprendere la sua natura originaria e partecipare in tal modo all’impegno del Paese per uscire dalla crisi. Vogliamo collaborare a questo sforzo non per appoggiare la nuova parte ma per stare con quella miriade di persone di buona volontà che abbiamo visto al Meeting, che non hanno trovato spazio sui giornali ma che lavorano in questa direzione. Testimoni anche di una Chiesa in uscita, come propugnato da Papa Francesco».

Per uscire dalla crisi, per colmare la mancanza, servono forse più testimoni che pensatori? Al meeting abbiamo visto molti testimoni, penso ai parroci di Aleppo e di Erbil, alle vittime di rapimenti e di violenze che hanno perdonato i loro aguzzini…

«Il testimone oggi nel 2015 è più che un pensatore. Il testimone, infatti, ti permette di vedere quello che puoi fare anche tu, in prima persona. Il pensiero è meno immediato. Siamo in un momento in cui uno deve vedere qualcosa che può imitare. Il testimone ci dice che è possibile».

Comunione e Liberazione è arrivata a Rimini segnata da vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni membri della Cooperativa La Cascina. Dal Meeting come riparte il movimento?

«Fermo restando la questione giudiziaria, se c’è qualcuno di noi che ha sbagliato, risponda. Ma bisogna anche chiedersi come questo qualcuno è stato educato nella vita del movimento che invece insegna a volare alto e a pensare al bene comune. Questo Meeting ha mostrato un popolo ciellino che è un mondo di gente, di ogni dove, che positivamente vuole rispondere assumendosi tutte le responsabilità degli errori fatti ma ribadendo la verità di un carisma che ci vede in uscita e che non vuole parlarsi addosso. Da questo Meeting esce un movimento che vuole camminare in questa direzione facendo ammenda degli errori».

Parlava di carisma, 10 anni fa moriva don Giussani…

«Direi che resta tutto da scoprire: il valore dell’esperienza dell’Io in cui non si è semplicemente subordinati a qualcosa ma liberi di aderire, come domanda e mancanza, ad una verità storica che ti apre. Sono rimasto colpito dalle parole di Joseph Weiler, presidente dell’Eui, (European university Institute), che ha ricordato che quella con Abramo è stata la prima volta che Dio ha dialogato con qualcuno aspettando una risposta. Ognuno è chiamato a dare una risposta e a prendersi le proprie responsabilità».

Per ultimo, quella di quest’anno è stata un’edizione sobria, se confrontata con le precedenti. È d’accordo?

«Assolutamente sì. Qualche anno fa il Meeting costava 10 milioni di euro, adesso 4,6 milioni. Significa che con meno della metà si son fatte le stesse cose. Non dobbiamo pensare al superfluo mentre molte famiglie italiane non arrivano alla quarta settimana. Poter fare una cosa del genere, utile per tutti, è stato un grande percorso di responsabilità e un segno dei tempi».

Fonte: Sir
«Dal Meeting di Rimini un popolo in uscita per aiutare il Paese»
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