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Dodici parlamentari chiedono al presidente Letta un ministro per la famiglia

Dodici parlamentari chiedono al presidente del consiglio Enrico Letta visibilità politica alla famiglia. Secondo i firmatari dell’interrogazione «il dettato della Carta Costituzionale (articoli 29, 30, 31) non è ancora sufficientemente applicato. I padri costituenti a suo tempo fecero una chiara opzione di valore puntando sulla famiglia come fattore fondativo della società e della ricostruzione».

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Dodici parlamentari chiedono al presidente del consiglio Enrico Letta visibilità politica alla famiglia. «Vorremmo che il presidente individuasse, fra i suoi ministri, un delegato che si occupi di famiglia in continuità e coerenza con il dettato costituzionale» afferma il deputato bresciano – ed ex presidente dell’associazione nazionale famiglie numerose -  Mario Sberna (Scelta Civica con Monti per l’Italia) primo firmatario di una interrogazione a risposta orale. Con lui hanno firmato l’interrogazione i colleghi centristi Gian Luigi Gigli,Federico Fauttilli, Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa, gli esponenti del Pd Ernesto Preziosi, Giorgio Zanin, Angelo Senaldi, Edoardo Patriarca e quelli del Pdl Raffaello Vignali e Raffaele Calabrò.

«Oggi in Italia – si legge nella interrogazione – la famiglia resta il maggiore ammortizzatore sociale e la più impegnata agenzia per la crescita delle conoscenze. Le politiche sociali sono definibili come familiari solo se il loro obiettivo prioritario è quello di favorire la famiglia e la sua mission specifica».

Secondo i firmatari dell’interrogazione «il dettato della Carta Costituzionale (articoli 29, 30, 31) non è ancora sufficientemente applicato. I padri costituenti a suo tempo fecero una chiara opzione di valore puntando sulla famiglia come fattore fondativo della società e della ricostruzione». Cosa è rimasto di allora? Al governo di larghe intese – scrivono i firmatari dell’interrogazione – è offerta una opportunità straordinaria: prendere iniziative forti e condivise a favore della famiglia.

Le questioni sul tappeto - L’adozione del fattore famiglia, il potenziamento del patto intergenerazionale, la revisione dell’Isee, nuove forme di conciliazione tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli da dedicare alla famiglia, il riconoscimento e la valorizzazione del servizio offerto dalle donne ai bambini, ai disabili, agli anziani, ai malati cronici.

I parlamentari pongono anche alcune questioni pratiche: la presidenza del consiglio è già dotata di uno specifico dipartimento, che dovrebbe occuparsi essenzialmente dell’applicazione del Piano nazionale della famiglia, approvato dopo un lungo lavoro di sintesi ed una conferenza nazionale. Quel Piano ha un approccio virtuoso su tante priorità, ma necessità di una governance complessiva, che a livello nazionale sappia operare anche in sintonia con l’associazionismo familiare. Esiste poi un osservatorio nazionale sulla famiglia, che però non può operare per mancanza di un referente istituzionale.

Di qui la richiesta: «se il presidente del consiglio dei ministri non «ritenga necessario attivare una espressa attenzione alla famiglia, conferendole visibilità politica individuando, fra i suoi ministri, un delegato che si occupi di famiglia».

Fonte: Comunicato stampa
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