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Elezioni amministrative 2017: come e dove si vota

Oltre mille comuni e 9 milioni di cittadini saranno coinvolti nella prossima tornata per l'elezione dei sindaci e il rinnovo dei consigli, la cui data è stata fissata dal ministro dell'interno per domenica 11 giugno. In Toscana al voto 33 Comuni tra cui Lucca e Pistoia.

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Elezioni comunali (Foto Sir)

Più di mille comuni e oltre 9 milioni di cittadini saranno coinvolti nella prossima tornata per l'elezione dei sindaci e il rinnovo dei consigli, la cui data è stata fissata dal ministro dell'interno per domenica 11 giugno. Fanno eccezione i comuni della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, le cui rispettive autorità locali avevano già indicato la data del 7 maggio. Gli eventuali ballottaggi si terranno domenica 25 giugno.

Per la precisione i comuni interessati sono 1.021 e gli elettori 9.261.142. Le regioni più rappresentate sono la Lombardia (139 comuni) e la Sicilia (129), seguite da Piemonte (97), Campania (89), Veneto (88) e Calabria (83). Molto pochi, all'altro capo dell'elenco, i comuni chiamati alle urne in Umbria (7), Valle d'Aosta (3) e Trentino-Alto Adige (2).

Per quanto riguarda la Toscana, si tratta di 33 Comuni: tre capoluoghi (Pistoia, Carrara e Lucca), tre Comuni nati da fusione (Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio, Montalcino). Complessivamente la popolazione coinvolta è di circa 450 mila residenti (pari al 12% della popolazione toscana). Ecco l’elenco di tutti i comuni che andranno al voto nella nostra regione: Abetone Cutigliano, Aulla, Bagni Di Lucca, Bientina, Camaiore, Campagnatico, Capoliveri, Carrara, Castellina Marittima, Forte dei Marmi, Licciana Nardi, Lucca, Manciano, Marciana Marina, Marliana, Montalcino, Monte San Savino, Montemignaio, Monticiano, Mulazzo, Pistoia, Pitigliano, Porcari, Porto Azzurro, Quarrata, Reggello, Rignano sull'Arno, Riparbella, San Marcello Piteglio, Sarteano, Sassetta, Serravalle Pistoiese, Zeri.

A livello nazionale l'appuntamento elettorale riguarda anche 4 comuni capoluogo di regione (Palermo, Genova, Catanzaro, L'Aquila) e 21 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona, Taranto, Trapani. Nel complesso sono 858 i comuni con meno di 15mila abitanti e 163 quelli con popolazione superiore a questa soglia, che fa scattare un diverso sistema elettorale: a turno unico in quelli più piccoli, a potenziale doppio turno – quindi con eventuale ballottaggio – in quelli più grandi.

In questi ultimi, infatti, se nessuno dei candidati a sindaco raggiunge il 50% più uno dei voti validi, i due candidati più votati vanno allo spareggio due settimane dopo. Nei comuni sotto i 15 mila abitanti viene eletto sindaco il candidato che nel primo e unico turno di voto ha ottenuto più consensi.

Ma vediamo nel dettaglio come si vota:

- Comuni con meno di 15mila abitanti: c'è una sola scheda per eleggere sia il sindaco che i consiglieri comunali. Ciascun candidato alla carica di sindaco sarà affiancato dalla lista elettorale che lo appoggia, composta dai candidati alla carica di consigliere. Sulla scheda è già stampato il nome del candidato sindaco, con accanto a ciascun candidato il contrassegno della lista che lo sostiene. Il voto per il sindaco e quello per il consiglio sono uniti: votare per un candidato sindaco significa dare una preferenza alla lista che lo appoggia. Una volta eletto il sindaco viene anche definito il consiglio: alla lista che appoggia il sindaco eletto andranno i 2/3 dei seggi disponibili, mentre i restanti seggi saranno distribuiti proporzionalmente tra le altre liste.

- Comuni con più di 15mila abitanti: la scheda è sempre unica. Su di essa sono già riportati i nominativi dei candidati alla carica si sindaco e, a fianco di ciascuno, il simbolo o i simboli delle liste che lo appoggiano.

Si può votare in tre modi: tracciando un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando in tal modo la propria preferenza alla lista contrassegnata e al candidato sindaco da quest'ultima appoggiato; tracciando un segno sul simbolo di una lista e tracciando contestualmente un segno sul nome di un candidato sindaco non collegato alla lista votata: è quello che viene chiamato «voto disgiunto»; infine, tracciando un segno solo sul nome del sindaco, votando così solo per il candidato sindaco e non per la lista o le liste a quest'ultimo collegate.

Come si è già detto, per essere eletto al primo turno un candidato sindaco deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi. Se ciò non accade si torna alle urne una seconda volta e, nel ballottaggio tra i due più votati al primo turno, viene eletto chi riceve più suffragi.

Per stabilire la composizione del consiglio si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo (i cosiddetti «apparentamenti» che possono avvenire tra le due tornate). In pratica, se la lista o l'insieme delle liste collegate al candidato eletto sindaco nel primo o nel secondo turno non hanno conseguito almeno il 60% dei seggi ma hanno ottenuto nel primo turno almeno il 40% dei voti, otterranno automaticamente il 60% dei seggi. I seggi restanti saranno divisi tra le altre liste proporzionalmente alle preferenze ottenute.

Al di là delle differenze sopra e sotto i 15mila abitanti, c'è da ricordare che in tutti i comuni con più di 5mila abitanti si possono esprimere due preferenze (e non una) per i candidati al consiglio comunale, purché si tratti di candidati di sesso diverso.
Le regioni a statuto speciale hanno sistemi elettorali autonomi anche se in larga misura analoghi a quelli delle altre regioni. La differenza più eclatante rispetto al sistema ordinario è quella della regione Sicilia che, con la riforma approvata la scorsa estate, ha abbassato al 40% la soglia per l'elezione dei sindaci al primo turno.

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