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Elezioni amministrative: da Torino a Grosseto «il nuovo sindaco dovrebbe…»

Gli abitanti di 1.368 Comuni si preparano a votare i loro amministratori. Ma quali sono i problemi reali che affliggono le nostre città? E cosa dovrebbero fare i futuri sindaci per migliorare la qualità della vita dei loro concittadini? Lo abbiamo chiesto a tre responsabili di giornali diocesani di città dove si vota: Torino, Grosseto e Noto.

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Elezioni comunali

Presentate le liste, è ormai prossima la data delle prossime elezioni amministrative: da Nord a Sud andranno alle urne complessivamente 1.368 Comuni. Le votazioni si terranno il 5 giugno nelle Regioni a statuto ordinario, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia. Date diverse in Trentino Alto-Adige (8 maggio) e Valle d’Aosta (15 maggio).

In Toscana sono 26 i Comuni al voto. Grosseto, Sesto Fiorentino, Cascina, Montevarchi, Sansepolcro, Altopascio, Carmignano, Orbetello, Seravezza, Vecchiano, Civitella in Val di Chiana, Pontremoli, Montignoso, Chiusi, Castiglione della Pescaia, Larciano, Buti, Anghiari, Scansano, Pieve Fosciana, Piazza al Serchio, Santa Luce, Trequanda, Roccalbegna, Ortignano Raggiolo, Capraia Isola.

Sono tanti i problemi che affliggono i nostri Comuni e a ogni elezione si spera che finalmente vengano risolti, ma non sempre succede. A tre responsabili di giornali diocesani di città in cui si vota, abbiamo chiesto quali questioni dovrebbe affrontare il prossimo sindaco per migliorare la qualità della vita dei suoi concittadini.

Le due città. «Dopo il decennio olimpico Torino è molto cambiata e la sua dinamicità l’ha aiutata ad attutire gli effetti dirompenti della crisi. Di fatto la trasformazione della città è stata profondissima e oggi il tema più importante per i nuovi amministratori e per il sindaco è sicuramente l’emergenza lavoro», afferma Luca Rolandi, direttore de «La Voce del Popolo» e «LaVocedelTempo.it» e coordinatore editoriale del canale multimediale di entrambe le testate. Per Rolandi, «la natura industriale e produttiva della città non potrà essere dimenticata», ma andrà «abbinata al turismo, alla ricerca e all’innovazione di start up». La povertà come indica la Caritas diocesana «è un dramma che colpisce oltre 100mila torinesi»: «Serve un grande progetto di inclusione sociale». Attuale è anche «il tema dell’integrazione e del pluralismo culturale e religioso». Con l’Agorà del sociale «la Chiesa torinese guidata dall’arcivescovo Cesare Nosiglia sta lavorando per fare camminare insieme tutte le componenti della città politiche, economiche e sociali».

A un futuro sindaco Rolandi chiede «la concretezza prima di tutto. Il popolo è preoccupato. Pensionati in difficoltà e giovani sfiduciati, oltre ai cinquantenni che escono dal ciclo produttivo, sono gli anelli deboli della comunità torinese». Il sindaco «dovrà essere capace di combattere le disuguaglianze e accorciare quello iato che allarga le differenze tra le due città: una ricca che vive nei quartieri della collina e nel centro alla Crocetta e quella delle periferie in difficoltà. Molto è stato fatto ma oggi parte una nuova stagione carica di incognite ma anche di molte creative speranze».

Grandi mutamenti. «Grosseto è una delle molte piccole città che raccontano la provincia italiana, che negli ultimi anni ha conosciuto un aumento consistente della popolazione, arrivata ormai a superare le 80mila unità, ma sulla quale si è abbattuto duramente anche il vento della crisi economica, che ha indebolito un tessuto produttivo fatto per lo più da piccole o piccolissime aziende e che in gran parte si regge sul pubblico impiego. Poche prospettive per i giovani, una carenza di collegamenti (soprattutto viari) che fiaccano le prospettive di sviluppo delle aziende e, di conseguenza, un incremento esponenziale delle persone che si rivolgono alla Caritas, realtà che rappresenta un elemento di coesione sociale molto forte». È la fotografia offerta da Giacomo D’Onofrio, coordinatore dell’edizione di Grosseto di Toscana Oggi. In questo quadro, «sta emergendo sempre di più un senso di disorientamento, di sfiducia e a volte anche di rabbia, che si manifesta soprattutto nella fatica all’accoglienza dei migranti». Per D’Onofrio, «il futuro primo cittadino dovrà senza dubbio tenere conto del mutamento sociale che la città ha subito negli ultimi anni e governarlo in maniera incisiva, individuando strade realmente percorribili, che sappiano coniugare maggiore sicurezza, più controllo del territorio, ma anche lavorare molto sul versante della coesione sociale, perché quella dimensione di ‘apertura’ che è caratteristica della storia di Grosseto non vada perduta». Secondo il giornalista, «è questa, forse, la sfida più impegnativa dei prossimi anni: offrire una prospettiva di speranza concreta, come contrasto alla rabbia e al malessere sociale, muovendo soprattutto le leve di uno sviluppo possibile, che ha nel turismo e nel comparto agroalimentare due tra gli asset strategici su cui poter far leva per generare lavoro buono».

Turismo e qualità della vita. «Una città che può contare su un sicuro punto di successo – il turismo -, deve operare per tenere alto il livello di tale ‘tesoro’, senza tralasciare di curare la qualità della vita dei suoi cittadini. Noto, conosciuta anche come ‘capitale del barocco’ o, come la definiva Cesare Brandi, ‘giardino di pietra’, deve fare poco per far conoscere il suo patrimonio artistico e culturale; deve fare molto per renderlo meglio e più proficuamente fruibile», sottolinea Pino Malandrino, direttore del quindicinale «La Vita diocesana» di Noto, che suggerisce innanzitutto di «potenziare tutte le infrastrutture capaci di incoraggiare forme di soggiorno più prolungate». Essendo stata disegnata nel ‘700, «la cittadina ha una viabilità che mal si presta al grande traffico». La prima misura, pertanto, «dovrebbe essere quella di prevedere la creazione di ampie aree di parcheggio, servite da mezzi – navette o altro – per condurre i visitatori da quelle aree al centro città e alle strutture alberghiere». Per catturare i turisti, poi, «è necessario garantire loro un sereno e gradevole soggiorno». Da qui «l’esigenza di potenziare i servizi municipali deputati al controllo delle prestazioni erogate dagli esercizi pubblici: alberghi, ristorazione, siti culturali». Infine, «poiché non vi può essere sviluppo turistico senza il concorso dei cittadini residenti,si rende necessario migliorare la qualità della vita della gente che vive nella città. Occorre, quindi, migliorare il livello della viabilità, garantire la manutenzione delle strade, assicurare i servizi igienici e quelli municipali in generale».

Fonte: Sir
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