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Famiglia: Binetti, in piazza per il diritto di educare e dire no al gender

Sono tre le «cose molto concrete» per le quali sabato 20 giugno le famiglie scenderanno in piazza a Roma: «l'evidenza della differenza maschio- femmina, il diritto a educare i propri figli e la loro responsabilità sociale nei confronti del contesto in cui essi vivono e si formano». Lo ribadisce oggi, in una lettera al direttore del quotidiano «Avvenire», la deputata di Area popolare Paola Binetti, con riferimento alla manifestazione che il Comitato «Difendiamo i nostri figli» promuove il 20 giugno a piazza San Giovanni.

Percorsi: Famiglia
Parole chiave: Teoria gender (31)
Famiglia: Binetti, in piazza per il diritto di educare e dire no al gender

«Un incontro dal sapore della festa, per confermare che la famiglia c’è e ha voce per farsi sentire», osserva Binetti. Questa volta le famiglie non chiedono più servizi sociali o un alleggerimento della pressione fiscale, ma «una cosa più radicale» e «a costo zero»: rivendicano «il diritto a educare i propri figli nel rispetto della loro natura, ‘maschio e femmina Dio li creò!‘. Protestano contro una ideologia che sta diventando sempre più penetrante e capillare: quelle ‘teorie del gender‘, che rivendicando rispetto e tolleranza verso la diversità e la differenza», costituiscono attualmente «una delle forme più arroganti di intolleranza e di prepotenza, sul piano intellettuale e pragmatico» e sono entrate nelle scuole, «attraversandole tutte, a cominciare dalla scuola materna. È stato allora che le famiglie hanno reagito».

«Di tutto ciò - prosegue Binetti - la stampa non parla. Tace della voce forte e coraggiosa delle famiglie che protestano contro i gender-giochi proposti in alcune scuole materne. Ed è singolarmente eloquente anche il silenzio che ha accompagnato la parole chiare e forti del Papa che, domenica scorsa, ha denunciato con efficacia e semplicità l‘ideologia del gender, con tutte le sue conseguenze». La manifestazione di sabato è «una festa di famiglie e molti di noi parlamentari - assicura la deputata - saremo in piazza con le nostre famiglie, attenti a cogliere le esigenze di tutte le famiglie, ad ascoltare le loro proposte, anche perché sono molte le scadenze che ci attendono in parlamento proprio su questo piano».

Anzitutto «l’invotabile disegno di legge Cirinnà sulle unioni gay», ma anche «altre leggi in discussione al Senato che propongono di introdurre sfacciatamente l‘ideologia ‘gender‘ nella scuola attraverso una presunta educazione affettiva». Binetti pensa anche «al delicato equilibrio con cui andrà affrontato il dibattito sul ddl presto in arrivo alla Camera sul cyberbullismo, dove - come sempre - aspetti totalmente condivisibili, come il ‘no‘ alla pedopornografia e alla violenza informatica, si mescolano a riferimenti ‘gender‘ più o meno espliciti».

Fonte: Sir
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alberto savio 18/06/2015 17:03
Indottrinamento bigotto e mancanza totale di rispetto e accoglienza degli Altri!
Il diritto a educare i propri figli nel rispetto della loro natura dovrebbe significare anche rispettare la loro identità di genere e il loro orientamento sessuale etero, gay, lesbico o trans che sia. Il diritto a educare i propri figli non significa doverli indottrinare imponedogli modelli di comportamento, bensì rispettare la loro indole agevolando il loro essere anche se questo non corrisponde ai nostri piani su di loro. Un genitore vuole bene a suo figlio incondizionatamente e non perché vuole farne una fotocopia o un cagnolino addestrato.. Ogni figlio ha la sua personalità e va rispettata e va fatta rispettare dalla società anche contro l'arroganza di quattro bigotti che più che credere in Dio sembrano credersi Dio giudicando gli altri e ostacolandone la realizzazione e la felicità. L'epoca in cui il cucinre a casa o fare le pulizie per un uomo e fare il manager o l'astronauta per una donna era disdicevole è tramontata per sempre. Bisogna inoltre avere rispetto per le famiglie gay , lesbiche e omogenitoriali che sono una realtà innegabile. Negarne i diritti è negarne la dignità. Solo così si è attenti a cogliere le esigenze di tutte le famiglie come si vuol far credere. La legge Cirinnà sulle unioni gay è solo un pallido tentativo di farlo.

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