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Forum Greenaccord: la protesta del comitato «stop al biocidio»

La protesta irrompe all’XI Forum internazionale per l’informazione per la salvaguardia della natura. Mentre era in corso stamattina una tavola rotonda sulla sicurezza alimentare e la qualità del cibo, è arrivato un gruppo di persone con uno striscione “Stop al biocidio”, che ha interrotto i lavori urlando perché, hanno detto, “qui non si può parlare sulla sicurezza alimentare senza parlare della drammatica situazione che viviamo sul nostro territorio”.

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Parole chiave: Greenaccord (33)

Il gruppo sperava di incontrare il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la cui presenza inizialmente era prevista per la tavola rotonda. Dopo un primo momento di grande confusione, durante il quale molte persone del gruppo chiedevano conto a voce alta dei mancati progressi nella realizzazione del decreto sulla Terra dei fuochi, il rappresentante dell’Istituto superiore di sanità, Alberto Mantovani, ha manifestato la sua vicinanza chiarendo che “ormai si hanno abbastanza informazioni e quindi è tempo di intervenire”. D’altra parte, “i dati scientifici a disposizione dell’Istituto superiore di sanità sono poi passati al ministero della Salute”. Ma a domande più puntuali sulla realizzazione di ciò che è previsto dal decreto, ha spiegato che “non poteva dare risposte dirette non essendo sua competenza”.

I responsabili di Greenaccord hanno offerto la possibilità di parlare al microfono, rivolgendosi quindi anche ai giornalisti stranieri presenti grazie ai traduttori. Susanna Frantina del Comitato Rete per i beni comuni ha preso la parola per tutti. “Ci scusiamo del modo in cui siamo intervenuti - ha esordito -, ma siamo esasperati perché noi sapevamo da anni che qui c’era un disastro. Anche se adesso è stata resa nota a tutti la verità sulla Terra dei fuochi, e malgrado le promesse, non è cambiato niente”. Il riferimento è al decreto approvato a dicembre 2013 dal Governo sulla Terra dei fuochi, diventato legge nel febbraio 2014, che prevede, tra le altre cose, bonifiche dei terreni inquinati e uno screening per le popolazioni a rischio che abitano in questi luoghi. “A noi - ha chiesto la donna - a cosa serve la protezione dell’esercito? A niente! Ogni tanto qualche pentito, come Schiavone, rivela qualche luogo dove sono interrati rifiuti tossici: dobbiamo aspettare che parlino loro per sapere queste cose? E noi che dobbiamo fare? Aspettare solo di morire?”. Intanto, ha fatto notare, “gli imprenditori del Nord Italia ed Europa che hanno inviato qui i loro rifiuti tossici da smaltire non hanno ancora pagato niente”. 

Frantina ha messo in guardia anche da un rischio: “Ora si parla di bonifiche, ma occorre che partano dal basso per evitare infiltrazioni della camorra anche in questo business”. Per la portavoce del Comitato, “non si tratta di stili di vita sbagliati”, la colpa è della bomba ecologica su cui vivono. Ora, però, è il tempo della riscossa: “Nessun cittadino campano deve perdere tempo a piangere, deve agire”. Ma non è così semplice: “Ad esempio, se ci rivolgiamo alle Asl per lo screening previsto per gli abitati della Terra dei fuochi ci rispondono che non sanno niente e non hanno fondi per questo scopo”. Ieri, ha ricordato ancora Frantina, “c’è stata una riunione in Prefettura per fare il punto della situazione sulla Terra dei fuochi ed è emerso che forse il decreto non basta. Noi per questo gridiamo, perché nessuno ci ascolta”.  

Fonte: Sir
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