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Giorno della memoria: Gattegna «costruire il futuro immaginato dai padri fondatori dell’Europa»

«Il Giorno della memoria contiene un messaggio di grande attualità, perché in questi anni stiamo assistendo alla banalizzazione del razzismo e del terrorismo». Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, è intervenuto oggi al Quirinale, residenza del capo dello Stato a Roma, nel corso di una cerimonia per ricordare le vittime della Shoah.

Percorsi: Ebrei - Shoah
L'ingresso di Auschwitz

«Lo scopo di questo giorno è al tempo stesso onorare tutte le vittime della Shoah indipendentemente dalla loro origine e rifiutare qualsiasi teoria di diseguaglianza fra gli uomini che produca forme di sottomissione e schiavitù». Gattegna ha aggiunto: «La pacifica convivenza tra popoli e religioni diverse può venire solo se ognuno rinuncia alla pretesa di essere depositario dell’unica verità. Almeno tra le grandi religioni monoteiste potrebbe prevalere un atteggiamento di moderazione e di tolleranza, in quanto, indipendentemente dal nome che gli viene attribuito, se Dio esiste ed è eterno e onnipotente, non può che essere unico e quindi lo stesso per tutti». Invece, ha osservato l’oratore, «fanatismi, integralismi e fondamentalismi religiosi arrivano all’estrema conclusione di invertire questo ordine con la pretesa di trasformarsi da esseri creati in creatori, attribuendo indebitamente alla divinità le proprie idee e le proprie convinzioni». «Tutti i Paesi d’Europa sono giunti a stabilire nelle proprie Carte costituzionali regole per la pacifica soluzione delle controversie e garanzie di libertà attraverso il riconoscimento della laicità di ogni singolo Stato», ha affermato ancora Gattegna.

«Laicità che naturalmente non significa contrapposizione alle religioni, bensì libertà, oltre a quella di praticare diversi culti, anche quella di non essere credenti. La storia ci insegna e l’attualità ci conferma che gli Stati teocratici sono per loro stessa natura intolleranti e inevitabilmente portati a commettere abusi, discriminazioni, omicidi e genocidi». Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche ha ricordato i crimini commessi «abusando del nome di Dio». Quindi un’osservazione a carattere storico: dopo la seconda guerra mondiale «sono state significative e fondamentali, nella riscoperta della fratellanza e delle comuni radici tra cristiani ed ebrei, le richieste di perdono espresse per primo da Papa Wojtyla e poi confermate dagli ultimi Pontefici, per le persecuzioni di cui sono stati oggetto gli ebrei e, particolarmente, per quelle che hanno coinvolto cristiani».

Gattegna ha ricordato l’orrore dei campi di sterminio: «Dopo Auschwitz, il mondo non è stato più lo stesso». Per questo «tenere viva la memoria significa ricordare ciò che è stato e attualizzarne la lezione, nel tentativo di comprendere il presente e costruire un futuro quanto più possibile coerente con ciò che immaginavano i lungimiranti padri fondatori del grande sogno europeo». «Se non saremo all’altezza di questa missione, corriamo rischio di vedere vanificate tutte le conquiste raggiunte ed ereditate anche nel solco di ciò che accadde solo poco più di 70 anni fa».

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