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Governo: Napolitano, le relazioni dei «saggi» il mio contributo conclusivo

Le due relazioni consegnati dai gruppi di indagine al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresentano «il contributo conclusivo, alla vigilia del compimento del mio mandato e della scelta del nuovo presidente, che sono stato in grado di dare alla soluzione del problema del governo dopo le elezioni del 24 febbraio». I DOCUMENTI INTEGRALI

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Governo: Napolitano, le relazioni dei «saggi» il mio contributo conclusivo

Le due relazioni consegnati dai gruppi di indagine al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresentano «il contributo conclusivo, alla vigilia del compimento del mio mandato e della scelta del nuovo presidente, che sono stato in grado di dare alla soluzione del problema del governo dopo le elezioni del 24 febbraio». Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al termine della riunione di questa mattina con i gruppi di lavoro in materia economico sociale ed europea e sui temi istituzionali. Parlando al termine della riunione il presidente ha sottolineato che «le due relazioni valgono a porre più che mai al centro dell'attenzione delle forze politiche i problemi essenziali cui sono legati sia il soddisfacimento delle attese e dei bisogni più urgenti dei cittadini del paese, sia lo sviluppo futuro dell'Italia».

Una seria considerazione «dei problemi da affrontare, delle situazioni critiche da superare, delle potenzialità da cogliere e mettere a frutto o stimolare la ricerca di convergenze tra le forze politiche può favorire un clima costruttivo nel nuovo Parlamento, suggerire forme praticabili di condivisione delle responsabilità di governo e dei percorsi di riforma necessari. Quel che trasmetto - ha aggiunto Napolitano è dunque, credo, un testimone concreto e significativo».

«Le relazioni che mi sono state presentate questa mattina - ha aggiunto il Presidente - faranno parte delle mie consegne al nuovo Presidente della Repubblica, oltre ad essere oggetto, in questi giorni, della mia riflessione. Mi auguro che al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio della istituzione dei gruppi si riconosca la serietà dell'impegno compiuto».

Napolitano ha poi parlato della formazione del nuovo governo «di cui il Paese ha urgente bisogno» che può scaturire «solo da scelte di collaborazione che spettano alle forze politiche». «Il governo non poteva dunque nascere per impulso del presidente della Repubblica uscente. Ripercorrendo un sentire analogo a quello battuto con successo nel novembre del 2011. La parola e le decisioni toccano alle forze politiche e sarà al mio successore trarne le conclusioni», aggiunge Napolitano. I dieci saggi, continua il Capo dello Stato, hanno saputo trovare «posizioni comuni a conclusione del lavoro, pur non trascurando diversità di opinione rimaste tali su alcuni punti. Un metodo e un clima che ci incoraggiano all'auspicio di analoghi sforzi di buona volontà e di intesa anche nei luoghi della politica e nelle assemblee rappresentative».

«Per effetto del superamento del bicameralismo paritario, occorre calcolare il numero di parlamentari con modalità diverse tra Camera e Senato. Oggi i deputati sono 630, all'incirca uno ogni 95.000 abitanti. Il Gruppo di Lavoro ritiene che sia ragionevole seguire un criterio per il quale la Camera sia composta da un deputato ogni 125.000 abitanti. I deputati verrebbero così ad essere complessivamente 480. Per i Senatori, si propone un numero complessivo di 120, ripartiti, come si è detto, in proporzione al numero di abitanti in ciascuna Regione». E' quanto si legge nella relazione finale del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali composto da Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante.

La maggioranza dei saggi ha bocciato l'ipotesi di semipresidenzialismo. «Il Gruppo di lavoro - si legge nella relazione - ha discusso dell'alternativa tra forma di governo parlamentare razionalizzata ed elezione diretta del Presidente della Repubblica secondo il modello semipresidenziale. Si tratta certamente di due forme di governo democratiche, ciascuna delle quali, con i necessari contrappesi istituzionali, può assicurare equilibrio tra i poteri e garanzia per i diritti dei cittadini. In modo prevalente (3 componenti a 1), il Gruppo di lavoro ha ritenuto preferibile il regime parlamentare ritenendolo più coerente con il complessivo sistema costituzionale, capace di contrastare l'eccesso di personalizzazione della politica, più elastico rispetto alla forma di governo semipresidenziale».

La relazione del Gruppo di lavoro sui temi istituzionali

La relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea

Fonte: Asca
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