Italia

I redditi degli italiani: metà nullatassati e metà tartassati

Ma quanti sono i poveri in Italia? Le stime variano da 4 a 7 milioni, stando alle statistiche elaborate dai più raffinati centri di ricerca e in base a determinati criteri valutativi. Ma la cifra vera l’ha comunicata nei giorni scorsi lo Stato italiano, quando ha reso noto i dati relativi alle dichiarazioni Irpef 2016: circa 27 milioni, considerando la percentuale di lavoratori che dichiarano meno di 15mila euro l’anno e i familiari a carico…

Non è proprio così. Due stipendi da 14mila euro lordi che entrano in famiglia, consentono una vita più che dignitosa ai più; ci sono categorie (giovani con partita Iva) che pagano un’Irpef miserrima e lo si permette appunto per avviare la loro carriera; molti non hanno stipendio fisso e possono aver passato una brutta annata; si possono legittimamente godere di sgravi fiscali che fanno diminuire l’Irpef versata.

Insomma la situazione è differente da quel che appare a prima vista. Ma non troppo. La realtà parla di ben 10 milioni di contribuenti che non versano – per vari motivi – nemmeno un euro di Irpef. Cioè non contribuiscono direttamente con nemmeno un euro a pagare tutti i servizi pubblici di cui godono: dalla sanità alla scuola passando per la pubblica sicurezza. E molti altri milioni di italiani pagano tasse in maniera del tutto sproporzionata (a loro favore, s’intende) rispetto a quanto ricevono. Insomma, il 45% dei contribuenti versa solo il 4,2% di Irpef.

L’altra faccia della medaglia è che l’altra metà dei contribuenti versa la quasi totalità dell’Irpef. È vero che è giustissimo il principio secondo cui più guadagni, più paghi. Ma la sproporzione è evidente. Lo è ancor più valutando quest’ultimo dato statistico: solo 5 italiani su 100 dichiarano redditi superiori a 50mila euro lordi annui; ma versano il 39% dell’Irpef complessiva.

Insomma l’Italia si conferma un Paese dove tanti nullatassati convivono a fianco di pochi tartassati. Non è giusto, ma è molto «democratico», poiché i primi sono molti di più dei secondi anche davanti all’urna elettorale.

Un ultimo dato, che racconta della vera divisione di un’Italia sempre meno unita: tra il reddito medio denunciato in Lombardia (24.750 euro) e quello in Calabria (14.950) sta tutta la differenza tra una Regione che sta a fianco di Baviera, Ile de France, Kent… e un’altra che gareggia con Epiro ed Estremadura come area più povera in ambito comunitario. L’Italia è il Paese europeo dove esiste il più ampio divario reddituale tra le regioni.

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Ma non troppo. La realtà parla di ben 10 milioni di contribuenti che non versano – per vari motivi – nemmeno un euro di Irpef. Cioè non contribuiscono direttamente con nemmeno un euro a pagare tutti i servizi pubblici di cui godono: dalla sanità alla scuola passando per la pubblica sicurezza. E molti altri milioni di italiani pagano tasse in maniera del tutto sproporzionata (a loro favore, s’intende) rispetto a quanto ricevono. Insomma, il 45% dei contribuenti versa solo il 4,2% di Irpef.

L’altra faccia della medaglia è che l’altra metà dei contribuenti versa la quasi totalità dell’Irpef. È vero che è giustissimo il principio secondo cui più guadagni, più paghi. Ma la sproporzione è evidente. Lo è ancor più valutando quest’ultimo dato statistico: solo 5 italiani su 100 dichiarano redditi superiori a 50mila euro lordi annui; ma versano il 39% dell’Irpef complessiva.

Insomma l’Italia si conferma un Paese dove tanti nullatassati convivono a fianco di pochi tartassati. Non è giusto, ma è molto «democratico», poiché i primi sono molti di più dei secondi anche davanti all’urna elettorale.

Un ultimo dato, che racconta della vera divisione di un’Italia sempre meno unita: tra il reddito medio denunciato in Lombardia (24.750 euro) e quello in Calabria (14.950) sta tutta la differenza tra una Regione che sta a fianco di Baviera, Ile de France, Kent… e un’altra che gareggia con Epiro ed Estremadura come area più povera in ambito comunitario. L’Italia è il Paese europeo dove esiste il più ampio divario reddituale tra le regioni.