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Il Pdl vota la fiducia a Letta. Napolitano: stop a gioco al massacro

Dopo il voto di fiducia al Senato (235 sì, 70 no) e alla Camera (435 sì e 162 no) che rassicura il governo, viene diffusa una nota del Quirinale: «L'essenziale è che il governo ha superato la prova, vinto la sfida innanzitutto per la serietà e la fermezza dell'impostazione sostenuta dal presidente del Consiglio dinanzi alle Camere. In quanto alla prospettiva che si apre in uno scenario politico in via di mutamento, chiaramente il presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti».

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Parole chiave: Enrico Letta (24), Giorgio Napolitano (141), Silvio Berlusconi (59)
Nella foto Letta e Napolitano il giorno del varo del governo

Il presidente Giorgio Napolitano si augura quindi che il passaggio politico di ieri possa stabilizzare la navigazione dell'esecutivo per via «dello scenario politico in via di mutamento», riferimento a ciò che è accaduto nel Pdl. Nonostante il voto favorevole in extremis al governo annunciato in un brevissimo intervento da Silvio Berlusconi nell'Aula di palazzo Madama, dopo che i suoi sostenitori al Senato si erano espressi all'unanimità per la sfiducia, resta il dato politico della frattura nei gruppi parlamentari.

Pure alcuni «falchi» pidiellini non hanno seguito il ripensamento del Cavaliere e non hanno risposto alla chiama: Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Rocco Crimi, Manuela Repetti, Alessandra Mussolini e Francesco Nitto Palma.

La giornata politica, iniziata alle 9,30 con le comunicazioni del presidente del Consiglio a palazzo Madama, è stata lunghissima. In nottata si è svolto un vertice a palazzo Grazioli tra Berlusconi e alcuni esponenti del Pdl, tra cui Raffaele Fitto, Saverio Romano, Mara Carfagna e Renata Polverini. In tarda serata i ministri dissidenti Angelino Alfano, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin hanno incontrato deputati e senatori pidiellini che si sono dichiarati disponibili a formare nuovi gruppi parlamentari a sostegno del governo Letta. In quest'ultima riunione si è deciso di mettere a punto un documento politico e di promuovere per oggi una conferenza stampa alle 11 per spiegare le proprie ragioni. In questa sede si capirà se i dissidenti del Pdl, che si sono riuniti nello studio del ministro Lupi, intendono promuovere la costituzione di una nuova forza politica.

Dichiara Fabrizio Cicchitto: «Non avremo un atteggiamento scissionista ma nemmeno di appiattimento». «Siamo partiti con 25 persone al Senato e 25 deputati. Ora siamo più di 70», annuncia Roberto Formigoni, tra i più attivi insieme al ministro Maurizio Lupi e ad altri aderenti a Comunione e liberazione nell'organizzare il dissenso nelle fila del Pdl.

Enrico Letta, nei suoi interventi al Senato e alla Camera, ci ha tenuto a sottolineare la novità: «Ora la maggioranza politica varrà più di quella numerica. Basta con i ricatti, tanto si è dimostrato che il governo non casca. è un giorno storico: abbiamo condizioni in più di chiarezza che ci consentono di guardare lontano. Spero veramente in un cambio di passo». Il premier ha inoltre sottolineato con forza: «Ho intenzione di lavorare mantenendo il punto fermo del fatto che non esiste un collegamento tra l'attività di governo e la giustizia. La vita del governo va distinta dalla vicenda giudiziaria di Berlusconi».

Il segretario Guglielmo Epifani esprime la soddisfazione del Pd nella dichiarazione di voto alla Camera: «Da domani non si può tornare a ieri. No al logoramento, no al tira e molla, no al ricatto e all'instabilità».

Anche a Montecitorio arriva il sì dei berlusconiani motivato dal capogruppo Renato Brunetta che si rivolge a Letta: «Al di là dei suoi silenzi e dei distinguo e nonostante provocazioni continueremo a stare qui e a darle fiducia. Ci può essere un nuovo inizio? Crediamo sia un suo e un nostro dovere e a testa alta votiamo sì al nostro governo, per realizzare il suo programma, il nostro programma». Letta annuncia gli immediati impegni del governo: legge di stabilità, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, nuova legge elettorale («Se si tornasse al voto con il Porcellum, ci troveremmo di nuovo con le larghe intese perché non si produrrebbe una chiara maggioranza»), riforme costituzionali e istituzionali («Ci sono le condizioni per chiudere la riforma in dodici mesi. Il comitato dei saggi ha completato una bozza equilibrata e ambiziosa senza stravolgimenti della Carta costituzionale»).

Per quanto riguarda il dibattito interno al Pd, l'attenzione si sposta sul Congresso e sulle primarie per l'elezione del segretario che si terranno l'8 dicembre. I renziani fanno sapere che il sindaco di Firenze "è concentratissimo sull'obiettivo della conquista della segreteria" e che "nei confronti del governo ci sarà la massima lealtà". La prima scadenza congressuale si terrà l'11 ottobre, quando i candidati alla segreteria - Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Gianni Pittella, Pippo Civati - dovranno ufficializzare la propria scelta accompagnandola con piattaforme politiche che avvieranno il confronto interno al partito.

Fonte: Asca
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