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Immigrati: mons. Soddu (Caritas), divieto usare propria lingua durante riti? «Una idiozia»

Vietare agli immigrati di usare la propria lingua durante le funzioni religiose? «È una grande idiozia: l’ho detto, l’ho ripetuto e non ho paura di ripeterlo». Ribatte così mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, ad una delle tre «misure repressive» illustrate oggi in un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul «Corriere della sera»

Percorsi: Immigrati - Religioni
Islamici in una moschea (Foto Sir)

L'editorialista propone l’integrazione dei migranti, necessaria a fini demografici, a tre condizioni: oltre al divieto di usare una lingua diversa dall’italiano nelle funzioni religiose, la cancellazione delle attenuanti e processi brevi agli immigrati che delinquono e il divieto che in qualunque edificio più della metà delle abitazioni siano abitate da persone senza cittadinanza italiana. «Il rispetto della persona con il bagaglio culturale che si porta appresso - sottolinea mons. Soddu al Sir - è contestuale al rispetto della persona. Bisogna rispettare il migrante anche nella sua cultura, perché non si compra mai nessuno, nemmeno quando si fa assistenza. La persona deve essere accompagnata perché possa crescere autonomamente. Nella misura in cui si dà tutto si riceve».

A proposito della proposta dei governi italiano e britannico di istituire campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia, mons. Soddu dice che «tutto ciò che può contribuire ad un miglior servizio e accoglienza è ben accetto, ma nella misura in cui si affronti il vero problema che sta alla base di tutti i movimenti di 60 milioni di rifugiati che nel mondo fuggono a causa di ingiustizie, sopraffazione, fame e guerre. Altrimenti ogni discorso rimane chiuso in sé stesso». «I governi - osserva - si trincerano dietro il presunto problema libico, che è uno dei tanti e va affrontato. Ma una volta affrontata la Libia, rimane la Siria, la Repubblica Centrafricana, l’Eritrea e via dicendo». Anche «distruggere i barconi per combattere i trafficanti - ribadisce - non serve: come dice il Papa nell’ultima enciclica la comunità internazionale oggi non esiste praticamente ed attivamente. Esiste un insieme di nazioni che dovrebbero riscoprire il senso di essere comunità, per ricercare insieme il proprio bene, il bene della casa comune e delle persone».

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