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Italia troppo «rumorosa»: la Comunità Europea la mette in mora

La Commissione Europea ha messo in mora l’Italia perché inadempiente sulle norme comunitarie relative ai livelli d’inquinamento acustico. Ora il nostro Governo ha due mesi di tempo per presentare le sue precisazioni e contro deduzioni. Se non saranno ritenute sufficienti scatteranno da parte dell’Unione Europea le procedure d’infrazione che prevedono una multa salatissima.

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Parole chiave: inquinamento acustico (1)

La notizia è stata data ieri lunedì 6 maggio a Firenze da Lorenzo Lombardi responsabile per l’acustica del Ministero dell’Ambiente, ai margini della giornata di studi dal titolo «Rumore e qualità della vita» che si è svolta presso il Palagio di Parte Guelfa organizzata dall’Associazione Italiana di Acustica con il patrocinio del Comune di Firenze, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, l’Associazione Periti Esperti della Toscana (APE) e la FNA Federamministratori Toscana. Un appuntamento che ha visto riuniti esperti (amministratori, tecnici, docenti universitari ecc), provenienti da tutta Europa che si sono confrontati sui problemi connessi all’acustica, alla valutazione del disturbo da rumore, al contributo che la progettazione acustica può dare al miglioramento della qualità della vita nelle nostre città.

«La Commissione Europea ci ha scritto lo scorso 25 aprile – ha detto Lombardi - per il mancato rispetto della direttiva 2002/49 che stabilisce la gestione del rumore ambientale nelle regioni con aree urbane superiori ai 250 mila abitanti e la presenza di infrastrutture come autostrade e ferrovie. Secondo la Commissione abbiamo fornito dati incompleti sulla mappatura del territorio, i piani di azione per la riduzione dell’inquinamento da rumore e la comunicazione ai cittadini. Purtroppo – ha proseguito il dirigente del Ministero dell’Ambiente -  l’Italia su questo tema è un paese spaccato in tre con le regioni del nord, Toscana compresa, che stanno facendo qualcosa compatibilmente alle risorse, quelle centrali poco e le regioni del sud assolutamente niente. Per metterci in regola da qui ai prossimi 15 anni servirebbero non meno di 10 miliardi di euro solo per ferrovie e strade mentre per le città non possiamo nemmeno azzardare una cifra. Tanti soldi che in un momento di crisi come questo sono difficili da reperire».

Firenze è una delle città che meglio di altre in Italia sta affrontando questo problema con l’approvazione di Piano d’Azione che prevede la delimitazione di otto ambiti territoriali d’intervento e l’avvio di lavori considerati prioritari come sulle scuole e la viabilità. «Stiamo lavorando in 41 scuole – ha precisato Arnaldo Melloni della Direzione Ambiente del Comune di Firenze – con l’installazione di barriere antirumore e nuovi infissi per una spesa complessiva di 4 milioni e 700 mila euro grazie ad un finanziamento regionale. Tra breve partiranno gli interventi ai viadotti dell’Indiano e al Marco Polo e altri lavori per la riduzione della velocità su alcune strade a Brozzi e Quaracchi, una soluzione semplice ma che abbatte il rumore in maniera considerevole». Se questa è la buona notizia quella brutta riguarda il mancato coordinamento tra enti locali e gestori delle infrastrutture in particolare le ferrovie. «Se con Autostrade qualcosa abbiamo ottenuto con RTI fino adesso abbiamo visto poco o niente» si è lamentato Melloni.

Sulla riduzione del rumore urbano ha parlato poi Liborio Parrino, docente dell’Università di Pavia che ha lanciato l’allarme sui disturbi causati dall’accesso di rumore soprattutto la notte. «Non c’è dubbio – ha spiegato – che più basso è il rumore e più alta è la qualità della vita. Ma se per l’OMS vale una soglia di 45 decibel oltre la quale il rumore può disturbare il sonno profondo con ripercussioni sulla qualità della vita e la salute, in molte delle nostre città siamo intorno ai 60 / 70 decibel e il problema può solo peggiorare se non si avviano interventi».

Per ridurre l’inquinamento acustico nelle nostre città, come ha raccontato Sergio Luzzi, responsabile scientifico dell’Associazione Italiana Acustica una soluzione potrebbe passare attraverso le cosiddette «Smart Cities». Una vera e propria innovazione prevede d’interventi di pianificazione tra tutti i soggetti interessati, l’informazione, l’installazione di architetture sonore oltre alla diretta partecipazione dei cittadini nei processi di risanamento. Accanto al rumore ambientale c’è anche quello che riguarda gli ambienti domestici e di lavoro. «Le cause civili sono in grande aumento – ha detto nel suo intervento l’ingegnere Vincenzo Giuliano dell’APE, l’Associazione Periti Esperti della Toscana – sia per gli aspetti condominiali ma anche quelli legati al rispetto della normativa acustica sui nuovi edifici. Spesso il rumore eccessivo può causare una riduzione del valore degli immobili mentre le cause tra condomini ma anche tra vicini di casa ormai non si contano più. Il nostro compito in questi casi è proprio quello di stabilire il valore economico del danno in base al disturbo causato dal rumore».

Per informazioni: www.associazioneitalianadiacustica.itwww.assperitiespertigiudiziari.org

Fonte: Comunicato stampa
Italia troppo «rumorosa»: la Comunità Europea la mette in mora
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